Diagnosi e cure

5 cose da sapere sulla Cardiochirurgia

Il cuore è l’organo vitale per definizione e quando si manifesta una patologia cardiaca i dubbi e i timori possono preoccupare il paziente cui è prospettata la possibilità di un intervento chirurgico. Il Dottor Corrado Taglieri, Direttore dell’Unità di Cardiochirurgia dell’IRCCS di Sesto San Giovanni risponde ad alcune domande tra le più comuni (e opportune) sul cuore e sulle sue prospettive di cura.

È sempre necessario sostituire con protesi una valvola cardiaca malata?

No perché dipende da che tipo di valvola si sta valutando, in quanto oggi è possibile riparare oltre il 95% delle valvole mitraliche malate conservando la valvola naturale ed evitando l’applicazione di una protesi. Il risultato è quello di dare un vantaggio nell’attesa e nella qualità di vita del paziente che risulta simile a quella della popolazione “normale”.

Se la valvola aortica è malata, quando è necessario sostituirla e quando invece può essere trattata senza intervento chirurgico tradizionale?

Quando il rischio operatorio è troppo elevato, come ad esempio in pazienti in età molto avanzata o in presenza di copatologie rilevanti, oggi è possibile evitare un intervento di chirurgia tradizionale a torace aperto, ricorrendo alla cosiddetta TAVI, cioè all’impianto percutaneo di una protesi valvolare aortica biologica espandibile.
Nel resto dei pazienti l’intervento di scelta rimane tutt’oggi quello cardiochirurgico convenzionale che può offrire le maggiori garanzie di durata nel tempo della protesi.
L’Heart Team di MultiMedica, unendo le varie competenze Cardiochirurgiche, Cardiologiche, Emodinamiche e Anestesiologiche, è in grado di indirizzare il paziente verso la soluzione ottimale.

La valvola aortica bicuspide richiede sempre un intervento chirurgico?

La valvola aortica bicuspide è una malformazione congenita geneticamente mediata, che consiste nella fusione di due delle tre cuspidi di cui è normalmente costituita la valvola aortica.

Nella maggior parte dei casi le valvole bicuspidi sono normofunzionanti, e possono rimanere tali anche per tutta la vita, ma può accadere che si manifestino delle alterazioni, quali ad esempio calcificazione o prolasso, che rendendole disfunzionanti richiedano di intervenire chirurgicamente.

Quando il cuore è severamente danneggiato dopo un infarto può essere “curato” senza ricorrere al trapianto?

In forme avanzate di danno miocardico conseguente all’infarto, quando si instaura un’insufficienza cardiaca, in caso di scarsa risposta alla terapia medica, può rendersi necessaria la sostituzione del cuore. Ci sono casi, però, in cui vi è ancora spazio per la chirurgia convenzionale.
Questa, mediante la rivascolarizzazione miocardica e talora con procedure di rimodellamento del ventricolo sinistro, può essere un’alternativa al trapianto o può permetterne il rinvio anche per lungo tempo.

Si può tornare a una vita normale dopo un intervento al cuore?

L’intervento cardiochirurgico di per sé non incide sulla qualità della vita del paziente, semmai sono le condizioni del cuore in cui si arriva all’intervento che la determinano.
In un cuore che ha conservato la sua normale funzione non c’è dubbio che potremo avere un’attesa di vita normale.

Un ruolo importante, nel percorso di cura del paziente, come accade qui nel Gruppo MultiMedica, lo svolge la riabilitazione cardiologica post intervento.
Il nostro Heart Team ha sviluppato dei protocolli personalizzati che permettono al paziente di recuperare la propria qualità di vita, pur avendo subito un intervento cardiochirurgico.