Diagnosi e cure

Disfagia, non sempre deglutire è facile.
I logopedisti aprono uno «sportello virtuale»

Dal 6 al 10 marzo, gli esperti della Federazione Logopedisti Italiani saranno online.
Il disturbo rende difficili atti semplici, come mangiare e bere: piccole attenzioni e la prevenzione migliorano la qualità di vita dei nostri pazienti.

La disfagia, o disturbo della deglutizione, è un sintomo che colpisce quadri clinici dei più disparati, dalla nascita fino all’età avanzata e rende difficile gesti quotidiani, come bere e mangiare. Il transito di cibi, bevande, farmaci, saliva, dalle labbra attraverso bocca, faringe, esofago e stomaco è alterato. Il sintomo si presenta in differenti quadri e può agire sul controllo motorio, sulla forza, sulla sensibilità delle strutture coinvolte, comportando difficoltà di vario grado. Le conseguenze della disfagia sono legate alla possibile penetrazione o all’aspirazione di sostanze che, anziché transitare lungo la via digestiva, procedono invece nelle vie aeree verso o oltre le corde vocali, causando soffocamento, infezioni polmonari, malnutrizione e timore nei pazienti e in chi li assiste.

L’importanza della segnalazione precoce

I disturbi della deglutizione aggravano lo stato di salute, limitando l’autonomia e la qualità di vita dei pazienti. Come un iceberg lungo la rotta delle cure fornite, la disfagia spesso ostacola le azioni di medici e infermieri e allo stesso modo è spesso sottovalutata. L’85% dei casi, infatti, è nascosto e misconosciuto, rilevato solo a conseguenze in atto: ecco perché è fondamentale segnalare e riconoscere per tempo eventuali segni. Dal 6 al 10 marzo prossimi, gli esperti della Federazione Logopedisti Italiani saranno online dalle 10 alle 12, al numero 049.8647936, ed aiuteranno quanti interessati rispondendo alle domande, proponendo indicazioni e chiarendo i dubbi degli utenti. Affrontare la disfagia è quindi possibile: esistono strumenti per verificare la presenza del disturbo e valutarne il grado, per compensare e limitare la disabilità che ne deriva e riabilitare i pazienti. L’importante è però agire con tempo, per poi intervenire attraverso adeguati percorsi di terapia logopedica, supportando il soggetto con tecniche ed esercizi mirati e aiutando chi assiste nelle scelte quotidiane riguardo il cibo e la sua assunzione.

I campanelli d’allarme e popolazioni a rischio

Il disturbo può quindi coinvolgere una popolazione ampia e differenziata, si può ritrovare in molti casi, come nei ritardi dello sviluppo, nelle disabilità fisiche e mentali, nelle lesioni tumorali di testa e collo. Alcune popolazioni più di altre sono però soggette a questo tipo di sintomo: gli anziani e quanti affetti da lesioni nervose come ictus o patologie progressive, ad esempio la Malattia di Parkinson.
Riconoscere la presenza di disfagia è il primo passo verso la presa in carico. Infatti, esistono alcuni campanelli di allarme, segni che non si devono sottovalutare e che se individuati possono aiutare a segnalare e scoprire i casi con adeguato anticipo sulle conseguenze più gravi. Tosse e frequenti schiarimenti di voce, che aumentano durante e dopo i pasti. Bisogno di deglutire più volte per “liberare la gola” dal cibo assunto. Difficoltà e modificazioni della voce, con un timbro liquido e gorgogliante dopo aver bevuto. Affaticamento e allungamento dei tempi del pasto. Forti perdite di peso e disidratazione date dall’evitare alcuni cibi troppo “difficili” da deglutire o che “vanno di traverso”. Se si crede che qualcuno che assistiamo possa avere difficoltà a mangiare, bere, deglutire è fondamentale, dunque, segnalare quanto osservato. Si può fare presso un servizio di Logopedia, di foniatria o presso lo specialista di riferimento. In caso di dubbio un primo accesso può essere il nostro medico di famiglia.

Per ulteriori informazioni e riferimenti la Federazione Logopedisti Italiani sul suo sito http://fli.it/ o al numero 049.8647936 dal 6 al 10 marzo risponde alle domande degli utenti.