Prevenzione

Diabete: uno screening opportunistico per i soggetti a rischio. Il progetto Diapason

Diagnosi precoce del diabete, questo l’obiettivo del progetto “Diapason” (Diabetes Prediction And Screening: ObservatioNal study), che sta impegnando congiuntamente l’IRCCS MultiMedica, l’Università degli Studi di Milano, la Fondazione Invernizzi, la Regione Lombardia e il Ministero della Salute, sotto il coordinamento del dr. Stefano Genovese, direttore dell’UO di Diabetologia e Malattie Metaboliche dell’ IRCCS MultiMedica, e Davide Lauri, medico di famiglia, presidente di CMMC (Cooperativa Medici Milano Centro).

Una diagnosi spesso tardiva
“Il presupposto del nostro lavoro – spiega il dr. Genovese – è costituito dall’evidenza che il 10% circa dei casi di diabete emergono a seguito di diagnosi di una complicanza della malattia. Gli studi – prosegue – evidenziano che mediamente il diabete è diagnosticato con 5 anni di ritardo rispetto alla sua reale comparsa, poiché l’aumento della glicemia è asintomatico”.

La questione assume un peso rilevante per la diffusione che tale patologia ha nel Paese e a livello internazionale. In Italia un recente studio epidemiologico su dati Istat indica nel 2012 un 5,5% della popolazione colpita dalla malattia, con un crescendo dai 55 anni per arrivare al 20% di prevalenza nella popolazione con oltre 75 anni. In sostanza “circa 3,3 milioni di persone soffrono di diabete (di cui oltre il 90% da diabete di tipo 2) e a questi va aggiunta una quota stimabile di circa 1 milione di persone che, pur avendo la malattia, non ne sono a conoscenza”.

Un questionario può fare la differenza
È a quest’ultimo aspetto del problema che il progetto Diapason intende dare una risposta, prefigurandosi come un “screening opportunistico”, cioè indirizzato alla popolazione a rischio.

“Abbiamo coinvolto la CMMC, una cooperativa di Medici di Medicina generale milanesi, da tempo impegnati in un modello di gestione integrata delle cronicità – prosegue Genovese – Ai loro assistiti di età compresa tra i 40 e i 75 anni e con fattori di rischio viene somministrato un questionario denominato FINDRISC. Il punteggio che si ottiene corrisponde ad una percentuale di rischio di ammalarsi nei prossimi 10 anni”.
A partire dai 9 punti il rischio è del 10%; se si arriva ai 20 punti la possibilità di ammalarsi arriva al 50%.

Esami non invasivi
Quando superano i 9 punti nel questionario “gli assistiti sono inviati alla nostra Unità operativa per essere sottoposti ad alcuni esami atti a verificare se si sia già in presenza di diabete – spiega Genovese – Uno di questi esami, non invasivo, riguarda la misurazione dell’AGE nella pelle, ovvero dei prodotti avanzati di glicosilazione che si accumulano se la glicemia è alta”.
L’AGE si misura con una macchina di nuova concezione che stimola con luce ultravioletta la loro naturale fluorescenza, rendendoli così misurabili.

“Finalità del progetto è dimostrare che l’accumulo di AGE nella pelle ha valore diagnostico al pari della misurazione della glicemia o dell’emoglobina glicata nel sangue – sottolinea Genovese – In altri paesi sono stati compiuti studi del genere, ma con numeri molto piccoli. Noi intendiamo validare il metodo in Italia e confermarlo con un ampio campione di soggetti coinvolti”.
Al termine del progetto Diapason lo screening sarà stato effettuato su 750 soggetti a rischio, individuati tra 1500.