Prevenzione

Pubblicato su “The New England Journal of Medicine” importante studio sul cancro alla Prostata

A poche ore dal nostro incontro di ieri dal titolo “Il falso mito del PSA”, a conferma di quanto detto in quell’occasione dal dr. Pierpaolo Graziotti, è uscito sul New York Times di oggi un articolo che commenta i risultati di un importantissimo lavoro pubblicato ieri su New England Journal of Medicine, la più importante rivista medica del mondo, sul come e se trattare un cancro della prostata, a basso rischio, in fase iniziale.

I ricercatori hanno seguito per 10 anni i pazienti senza trovare differenze significative di percentuale di morte, tra pazienti scelti a caso, indirizzati a trattamento chirurgico o radiante piuttosto che a sorveglianza attiva.
La mortalità, a 10 anni, è risultata del solo 1%.

Viene segnalato che il rischio di progressione di malattia è maggiore nei pazienti in sorveglianza attiva tanto che il 50% deve optare poi per un trattamento chirurgico o radiante.
L’altro 50% deve ovviamente continuare nella stretta osservazione per verificare se, nel tempo successivo,il rischio di morte dovesse aumentare nella suddetta popolazione.

Tali dati consentono di assecondare i pazienti che desiderano, anche nelle fasi iniziali della malattia, quale prima opzione terapeutica, la scelta chirurgica o radioterapica.
“Posso consigliare con maggior facilità sul da farsi tali pazienti” dice il dr. Freddie C. Hamdy autore dello studio effettuato presso l’Università di Oxford nel Regno Unito. Posso dire loro: ”Il rischio di morire per questa malattia è molto, molto piccolo. Se opti per un trattamento attivo subito avrai sicuramente dei vantaggi soprattutto relativi al rischio che la malattia possa svilupparsi anche al di fuori della tua prostata, ma non puoi non mettere in conto gli effetti collaterali che ben conosci” (Impotenza, incontinenza urinaria e disturbi irritativi legati alla terapia radiante).

Tutto ciò a conferma che il paziente deve essere informato dei pro e dei contro della diagnosi precoce di tale malattia e delle varie opzioni terapeutiche che a questa possono seguire. In particolare ogni singolo soggetto deve condividere le proposte terapeutiche che meglio si addicono alla sua età, alle sue condizioni generali ed ai suoi desideri.