Diagnosi e cure

Incontinenza urinaria femminile. Rompiamo il tabù

Prendersi cura della qualità della vita delle donne.

È questo l’obiettivo del Prof. Danilo Dodero, ginecologo noto oltre i confini nazionali per la sua innovativa metodica di trattamento dell’incontinenza urinaria femminile, un disturbo che affligge circa 5 milioni di donne in Italia, ma che passa in sordina per vergogna o imbarazzo. Basti sapere che il 40% delle donne afflitte da questo problema non si presenta neppure dal medico finché il disagio non diventa insostenibile.
L’incontinenza urinaria ha infatti un forte impatto sulla qualità di vita della donna. Le sensazioni di disagio fisico e psicologico che questo disturbo porta con sé possono minare la vita di tutti i giorni, portando la donna a voler evitare i contatti sociali: perde l’autostima, si sente inadeguata e insicura, ha la sensazione di vivere in un corpo fuori controllo.

Prof. Dodero, quali sono le cause di questo disturbo così invalidante in termini di qualità della vita?

La perdita della funzione di continenza può avvenire quando uno o più fattori (vescicale, uretrale, apparati di sospensione e/o sostegno o innervazione) vengono alterati da una patologia.

Ad esempio: l’indebolimento del pavimento pelvico, l’instabilità del detrusore (contrazioni involontarie), la stipsi, effetti secondari di farmaci o di interventi chirurgici, patologie vescicali, patologie cerebrali (morbo di Parkinson, sclerosi multipla), fistole vescico-vaginali, infezioni delle vie urinarie.

Più specificatamente nella donna anziana le cause del disturbo riguardano l’aumento di attività o la perdita di contrattilità del muscolo detrusore, la degenerazione delle cellule muscolari della parete vescicale, i depositi di collagene negli spazi interstiziali, l’atrofia degli strati superficiali e intermedi dell’epitelio delle mucose uretrali.

È una patologia legata soprattutto all’invecchiamento?

È indubbiamente più comune nelle donne anziane, ma può comparire, seppur raramente, anche in età infantile ed è frequente durante la gravidanza, visto che colpisce tra il 30 e il 60% di tutte le donne gravide.

Se ne conoscono le cause?

La donna, rispetto all’uomo, si presenta maggiormente a rischio di incontinenza sia in relazione a fattori anatomici, quali una uretra più corta, sia perché la sua vita è caratterizzata da due eventi fisiologici che devono però essere considerati: la gravidanza e il parto, poiché una fase espulsiva del feto particolarmente difficile e prolungata può portare a uno stiramento eccessivo dei muscoli del pavimento pelvico e del sistema fascio-legamentoso che sostengono la vescica.

Vanno poi chiamati in causa anche la menopausa e l’invecchiamento in cui il crollo degli estrogeni può portare ad alterazioni sia a livello delle strutture urogenitali che dei muscoli del pavimento pelvico, sede dei recettori ormonali.

Quali sono i sintomi?

Il primo e più evidente è la perdita involontaria di urine per stress, sforzo (per colpi di tosse o starnuti ad esempio) o da urgenza, quando, cioè, lo stimolo supera la capacità di controllo e la volontà della paziente. Altri campanelli d’allarme sono lapollachiuria (quando cioè la minzione supera le 8 volte al giorno) e la nicturia (oltre due minzioni per notte). Aggiungerei lo stimolo a dover urinare quando si sente scorrere l’acqua e la sensazione di residui di acqua nella vagina dopo aver fatto il bagno.

E come avviene la diagnosi?

Un attento colloquio e la visita uroginecologica rappresentano il primo passo che permette di inquadrare il problema.

L’esame delle urine e l’urinocoltura consentono di escludere eventuali infezioni, mentre l’ecografia renale e vescicale eventuali patologie organiche causa di incontinenza urinaria. Il diario minzionale è uno strumento molto utile per valutare il tipo di incontinenza e quindi per la successiva pianificazione terapeutica.

L’esame urodinamico (indicato in caso di correzione chirurgica) permetterà di comprendere la dinamica minzionale, la funzionalità sfinterica e infine di classificare definitivamente le perdite urinarie. Alla fine del percorso diagnostico potrà essere definito un piano terapeutico adeguato e mirato alla specifica alterazione da correggere.

Quali, dunque, le opzioni terapeutiche?

Un primo aiuto può venire dalla riabilitazione del pavimento pelvico tramite tecniche ed esercizi specifici che ne rinforzano la muscolatura, restituendogli tonicità. Si può anche ricorrere alla farmacologia, con prodotti specifici per ridurre lo stato di iperattività della vescica e rinforzare le strutture sfinteriche.

C’è poi il laser vaginale: una terapia basata sul rafforzamento foto-termico della parete anteriore della vagina, del tessuto mucoso nella regione del vestibolo e dell’orifizio uretrale, aumentando il tono muscolare, la forza ed il controllo volontario della muscolatura della vagina stessa. Infine la chirurgia, che mira a ristabilire la funzionalità dell’apparato sfinterico dell’uretra e a riportare vescica e uretra in una posizione che faciliti la continenza.

In questo contesto dove si inserisce la sua nuova metodica?

Urolastic, questo il nome della tecnica da me messa a punto, è un intervento chirurgico minimamente invasivo, facile e sicuro, non richiede ospedalizzazione ed è permanente. È inoltre in grado di supportare la gestione clinica dell’incontinenza urinaria anche nelle donne più anziane, in cui non può avere spazio la chirurgia tradizionale.

Si tratta di un composto gommoso estremamente biocompatibile e anallergico: una volta iniettato intorno all’uretra tende a solidificare aumentando la continenza urinaria a lungo termine. Come ho detto, la procedura è talmente veloce e mini-invasiva, che può essere effettuata in anestesia locale anche in pazienti affetti da altre patologie.

Ci sono stili di vita da adottare per ridurre il rischio di incontinenza o contenere il disturbo?

È dimostrato che l’obesità è un fattore di rischio per l’incontinenza urinaria. In generale, quindi, è raccomandabile controllare il peso, se eccessivo, con una dieta adeguata e con costante attività fisica. Anche l’eccessivo consumo di caffeina può costituire un ulteriore fattore di rischio potenzialmente modificabile.

Altri consigli, seppur meno supportati dalle evidenze scientifiche, sono volti a mantenere una regolare funzione intestinale al fine di evitare spinte eccessive e prolungate con effetto negativo sul sistema muscolofasciale e nervoso del pavimento pelvico.

Infine il fumo, seppur di per sé non costituisca una causa di incontinenza, provocando un incremento degli episodi di tosse può mettere maggiormente in evidenza una incontinenza da sforzo.