Diagnosi e cure

Influenza, battiamola sul tempo

L’influenza è una malattia virale che interessa le vie respiratorie ed è accompagnata da febbre elevata, cefalea, dolori articolari e muscolari e senso di debolezza.
Tale malattia è tipica della stagione invernale e raggiunge il suo picco di incidenza tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.

Le epidemie variano per intensità e durata in base al ceppo responsabile che, di solito, si ripresenta con un ricorso ciclico di 3 – 4 anni; storicamente si sono osservate epidemie più gravi (Spagnola, Asiatica, Australiana, H1/N1) che hanno ciclicità di 10 – 20 anni.
La trasmissione del virus avviene per via aerea attraverso starnuti, tosse, o la semplice respirazione soprattutto in luoghi chiusi e affollati.
L’incubazione è di appena 2 – 3 giorni dal contagio.

La terapia è unicamente sintomatica e si prefigge di abbassare la temperatura e di ridurre la sintomatologia dolorosa associata: gli antibiotici, cosi largamente usati, non hanno alcuna efficacia se non nel trattamento delle complicanze dovute a sovrapposizione batterica.
Molto utile nel ridurre i casi di infezione risultano essere le misure di prevenzione e profilassi che consistono nell’accurata igiene delle mani, nella corretta gestione delle secrezioni respiratorie (per es. coprire il naso e la bocca quando si tossisce o starnuta), nella pulizia di superfici e suppellettili che sono a contatto con le mani, nell’aerazione di locali chiusi e sovraffollati.
A ciò si deve aggiungere, soprattutto per le categorie a rischio, l’utilizzo del vaccino che permette di prevenire la malattia o, comunque, di ridurne significativamente i sintomi e le complicanze.

Chi si deve vaccinare?

Il vaccino è consigliato alla fascia della popolazione considerata più a rischio: gli over 65, per esempio, o coloro che soffrono di patologie croniche che possono aggravarsi in caso di contagio come quelle: respiratorie (enfisema, asma, bronchi ectasie), metaboliche (diabete, disfunzioni renali), immunodepressione dovuta o meno a farmaci, patologie ematologiche, fibrosi cistica.
Inoltre, il vaccino è raccomandato quando sono previsti interventi chirurgici di una certa entità, nei bambini a partire dai sei mesi di età e negli adolescenti che sono stati sottoposti ad una terapia con Aspirina a lungo termine per il rischio di sviluppare, in seguito all’infezione influenzale, la Sindrome di Reye (grave encefalopatia acuta associata a degenerazione grassa del fegato).
Infine il vaccino è raccomandato per tutti coloro che svolgono attività lavorative di interesse collettivo: ciò si rende necessario per diminuire le assenze per malattia che possono ricadere sull’efficienza del servizio svolto e, contemporaneamente, per evitare la trasmissione del virus a persone ad alto rischio di complicanze.

Vaccini disponibili

Ogni anno l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) raccoglie le segnalazioni dei sistemi di sorveglianza di tutto il mondo allo scopo di scegliere , di volta in volta, i ceppi da utilizzare per la produzione del vaccino. La scelta deve essere mirata alle continue mutazioni che subiscono i virus influenzali.
Tale capacità di variare le proprie caratteristiche somatiche fa sì che gli antigeni di questi virus (cioè le componenti che stimolano la risposta degli anticorpi insiti nel corpo umano che ne conservano la memoria) cambino di anno in anno rendendo inefficace il vaccino dell’anno precedente o la pregressa infezione.
Il vaccino è composto da virus uccisi o da parti di virus contenenti gli antigeni che stimolano la risposta anticorpale.

Quando vaccinarsi…

Il periodo raccomandato per la somministrazione del vaccino nel nostro Paese è quello compreso tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre. Un vaccino eseguito più precocemente rischia di non essere più efficace nell’ultimo periodo del picco di epidemia in quanto l’immunità data dalla profilassi decade nell’arco di 6 – 8 mesi.

… e come

Le modalità di vaccinazione variano a seconda dell’età in quanto, per i più giovani è possibile che il sistema immunitario non sia mai stato in contatto con i virus che sono attualmente in circolazione e vada, quindi, preparato a riconoscerli.
Per questo, di solito, i bambini al di sotto dei 12 anni vengono sottoposti a due vaccinazioni che si devono praticare a distanza di almeno 4 settimane: Per tutti gli altri soggetti è sufficiente un’unica dose.
La somministrazione deve essere intramuscolare: sotto i 12 anni è consigliata la regione antero-laterale della coscia, sopra questa età si utilizza la regione deltoidea del braccio:
Il vaccino deve essere conservato in frigorifero tra +2°C e +8°C.

Efficacia

Il vaccino protegge dai virus appartenenti ai ceppi utilizzati per la sua produzione; è inefficace contro ceppi differenti (anche se limita in parte la loro azione e, quindi, attenua i sintomi della malattia) e contro virus che provocano altre malattie respiratorie come il raffreddore.
La protezione comincia due settimane dopo la somministrazione e perdura per 6 – 8 mesi.

Effetti collaterali

In alcuni casi si osservano leggere reazioni locali nella zona di inoculazione (arrossamento, gonfiore) di breve durata. Talvolta compaiono, a 6 -12 ore dalla inoculazione, sintomi di tipo influenzale in forma attenuata e di breve durata.
Il vaccino antinfluenzale non interferisce con altri vaccini, è da rinviare unicamente se sono presenti stati febbrili (ma non infezioni minori delle vie respiratorie) ed è da evitare se il paziente è allergico alle proteine dell’uovo.
Nei pazienti con deficit dell’immunità la copertura ottenuta potrebbe essere non ottimale; non vi è incompatibilità tra vaccino e farmaci a base di cortisone a meno che questi ultimi siano usati ad alti dosaggi.

Nelle malattie autoimmuni, visto che il vaccino stimola il sistema immunitario, la sua somministrazione deve essere valutata caso per caso.
In gravidanza il vaccino non comporta rischi o controindicazioni ferma restando la tendenza ad evitare il più possibile la somministrazione di farmaci durante il primo trimestre.