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Liberi, insieme!

Correva l’anno 1999 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì il 25 novembre la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, a memoria dell’omicidio delle sorelle Mirabal, torturate dai militari del regime dittatoriale della Repubblica Dominicana.


La necessità di porre l’attenzione sulla violenza di genere fu motivata dalle sconcertanti evidenze di cronache e statistiche che, purtroppo, ancor oggi interrogano la ragione, stringono i cuori, inquietano le coscienze. Ogni giorno sono difatti migliaia le donne che subiscono una violenza che non ha ceto sociale, né fascia d’età, professione o ambiente.
I dati ci dicono più delle parole.

A livello mondiale (Unicef 2016), il 47% delle donne vittime di omicidio ha come killer un membro della propria famiglia e quasi 120 milioni sono le ragazze under 20 che hanno subito rapporti sessuali forzati o altre forme di violenza sessuale.

Anche in Italia i dati sulla violenza contro le donne sono allarmanti (EU.R.E.S. 2016). Considerata la sottostima delle evidenze statistiche (più del 90% delle donne non denunciano le violenze subite), si sono registrate 116 donne uccise nei primi dieci mesi del 2016. Gli assassini sono principalmente mariti, familiari, compagni ed ex partner. A livello regionale, la Lombardia presenta il più elevato numero di donne uccise (20 nei primi 10 mesi del 2016), seguita da Veneto (13), Campania (12) ed Emilia Romagna (12).

La consapevolezza dell’entità di questo fenomeno, in crescita grazie anche alle iniziative di associazioni e volontari, si è ritrovata anche a livello legislativo e nell’attuazione di politiche pubbliche. L’Italia è stata difatti uno fra i primi Paesi a ratificare nel 2014 la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e nel 2015 ha adottato il Piano d’azione straordinario nazionale contro la violenza sessuale e di genere.

Il nostro Paese ha aderito altresì al Piano di Azione del 2016 stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che invita i Governi a potenziare i centri di ascolto per le vittime di violenza.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto che Regione Lombardia sta sviluppando insieme alle strutture sociosanitarie lombarde, all’interno del Piano quadriennale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne. Il sistema socio-sanitario è difatti uno dei nodi essenziali per la governance del fenomeno, in sinergia con gli enti locali, i centri antiviolenza, le case rifugio, le Forze dell’Ordine, le reti interistituzionali antiviolenza. Uno degli obiettivi primari è garantire alle vittime di violenza un’assistenza medica che comporti la possibilità di confidarsi con personale specializzato, soprattutto presso i Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere, punto di accesso privilegiato per le donne vittime di violenza.

Il Gruppo MultiMedica, come ci spiega la dr.ssa Carmen Sommese, Direttore Sanitario Aziendale, ha da sempre ispirato la selezione del proprio personale non a criteri di genere, ma di competenza e professionalità, tanto nelle scelte strategiche, quanto nell’operatività quotidiana. E’ in tale contesto di riconoscimento dell’identità e della dignità della donna che si inseriscono le attività di lotta alla violenza, connesse a uno dei principi informatori delle attività del Gruppo, la Promozione della Salute, processo che consente alle persone di acquisire un maggior controllo della propria salute e di migliorarla. All’interno del quadro istituzionale e sociale, siamo partiti dalla consapevolezza che la violenza di genere è una grave forma di discriminazione che non si manifesta soltanto in un atto fisico, ma comprende stalking, ricatti, minacce, rivolte da un uomo contro una donna, proprio in quanto donna.

Abbiamo quindi istituito nel 2016 uno specifico tavolo di lavoro finalizzato alla governance del fenomeno, nell’ottica di fornire un’assistenza multidisciplinare alle vittime di violenza per facilitare l’accesso a servizi sociosanitari e per collegare le risposte clinico – assistenziali al sistema sociale e territoriale.

Ciò che ispira la nostra politica aziendale è pertanto un fil rose allineato ai recenti dettami normativi che sostengono la portata del fenomeno quale problema di salute pubblica globale che riguarda tutti gli uomini, rinnovati dalla consapevolezza che è nella reciprocità che trova rifugio la nostra libertà. Liberi, insieme!