Diagnosi e cure

Morte Improvvisa, rimedi urgenti

Dal 20 gennaio tutte le associazioni e società sportive, anche dilettantistiche, devono disporre di un defibrillatore semiautomatico e di personale formato durante le partite e gli allenamenti, secondo quanto definito dal Decreto Balduzzi.
Si tratta di un apparato in grado di rilasciare una scarica di corrente ad alta intensità. È anche in grado di leggere l’elettrocardiogramma, riconoscere la presenza di fibrillazione ventricolare e predisporre tutto per la defibrillazione. L’operatore deve solo schiacciare un bottone per far partire la scarica elettrica.

Unica eccezione all’obbligo per quelle società sportive “che svolgono attività sportiva con ridotto impegno cardiocircolatorio, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro (lancio del piattello, tiro con l’arco, ecc.), giochi da tavolo e sport assimilabili”.

Perché? Perché non sono rari i casi di Morte Cardiaca Improvvisa legati a sforzi fisici come quelli sportivi.
In Italia i decessi legati a questa patologia, sono fra i 50.000 e i 60.000 ogni anno, sette volte le vittime degli incidenti stradali, anche se queste morti non sono legate sempre alla pratica di un’attività sportiva. L’alta mortalità è dovuta al fatto che spesso l’arresto cardiaco non dà sintomi precoci evidenti e risulta quindi difficile prevederlo, soprattutto in assenza di accertamenti clinici. E’ quindi importante conoscere i fattori determinanti la Morte Improvvisa, così come i relativi profili di rischio. Ne abbiamo parlato con il Prof. Emilio Vanoli, Responsabile del Servizio Scompenso Cardiaco dell’Unità di Cardiologia dell’IRCCS MultiMedica diretta dal Dr. Edoardo Gronda.

Cosa provoca la Morte Cardiaca Improvvisa (MCI)?

Nella maggior parte dei casi (80-90%) all’origine della MCI c’è una cardiopatia ischemica, ovvero un diminuito afflusso di sangue per ostruzione delle arterie coronarie. Altre cause comuni sono le malattie congenite che colpiscono l’aspetto meccanico e/o elettrico della funzione cardiaca. Con minore frequenza, può essere provocata da alterazioni dell’attività elettrica del cuore strutturalmente sano.

“Improvvisa” perché arriva come un fulmine a ciel sereno, senza segnali premonitori?

Sì. Da un momento all’altro il cuore va in fibrillazione, smette di battere e, se non c’è un defibrillatore a portata di mano per farlo ripartire, è molto probabile un esito infausto.

Nessuna possibilità di prevederla?

In realtà molti casi di arresto cardiaco improvviso sono preceduti, nelle ore e addirittura nelle settimane precedenti, da segni e sintomi che potrebbero salvare la vita se li sapessimo riconoscere e ascoltare. In una ricerca ad esempio i medici hanno rilevato che nel 56% dei pazienti si era manifestato un dolore al petto, il 13% aveva sofferto di affanno e fiato corto, il 4% aveva avuto palpitazioni, capogiri o era svenuto. La maggior parte delle vittime di morte cardiaca improvvisa aveva una coronaropatia, ma solo la metà di loro era stata sottoposta ad accertamenti per questo problema prima dell’arresto cardiaco.

Cosa fare per prevenirla?

In presenza di familiarità è consigliabile compiere accertamenti cardiologici periodici soprattutto dopo i 40 anni e/o all’insorgenza di sintomi quali aritmie, svenimenti frequenti, difficoltà respiratorie.

Come riconoscere un arresto cardiaco?

Di fronte a perdita di conoscenza entro 10-15 secondi, seguita da assenza di respirazione, convulsioni e contratture muscolari, assenza di polso, dilatazione della pupilla, colorito grigio-azzurro è necessario chiamare immediatamente il 118 e attivarsi per una rianimazione cardiopolmonare in attesa dei soccorsi. L’obbligo dei defibrillatori semi automatici permette di intervenire immediatamente con rianimazione. La possibilità di ripristinare il battito del cuore e quindi la circolazione del sangue in tutto il corpo, a partire dal cervello, è fondamentale per dare la possibilità di riportare in vita persone altrimenti morte.

Perché la scarica elettrica?

La fibrillazione è una condizione in cui tutte le cellule del cuore sono attive ma agiscono in modo disordinato senza accordo tra loro. Il risultato è una totale assenza di contrazione del muscolo cardiaco: come mille persone che tirano in mille direzioni diverse lo stesso masso che rimane fermo sul posto. La scarica elettrica sblocca tutte le cellule in un colpo solo e permette che queste si rimettano a lavorare tutte insieme ordinatamente e quindi che il muscolo cardiaco riprenda il suo lavoro: insomma è l’urlo della maestra che rimette in ordine la classe che fa solo confusione e non lavora.