Diagnosi e cure

Obesità. Una malattia che si può (e si deve) curare

Esistono diverse forme di obesità, alcune delle quali possono conseguire ad altre malattie, quali disordini endocrini o sindromi genetiche. Tuttavia, la grande maggioranza dei casi rientra nel quadro della cosiddetta “obesità primitiva”. Questa malattia è di per sé una condizione patologica a causa multifattoriale: vale a dire che diversi fattori concorrono alla sua insorgenza. Tra questi possiamo elencare aspetti metabolici, psicologici, sociali e culturali.

L’obesità rappresenta oggi una vera e propria emergenza medica e sociale dei paesi del mondo sviluppato, dove una porzione significativa della popolazione ne risulta affetta. Infatti, l’obesità comporta un rischio rilevante di sviluppare ulteriori malattie a essa strettamente associate, quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, disturbi respiratori e patologia da degenerazione delle articolazioni degli arti inferiori, dovuta all’eccessivo peso. In virtù di queste malattie associate, l’obesità rappresenta a sua volta un grave fattore di rischio per infarto e ictus. Ancora, si associano all’obesità turbe del ciclo mestruale e infertilità della donna, un rischio più elevato di complicanze dopo interventi chirurgici e di sviluppare alcuni tumori rispetto alla popolazione generale. Queste condizioni patologiche, strettamente correlate alla presenza di eccessivo tessuto adiposo nell’organismo, rendono conto in ultima analisi di un’aspettativa di vita ridotta dei pazienti obesi rispetto alla popolazione generale. In termini statistici, diversi studi scientifici stimano una riduzione dell’aspettativa di vita di circa 6 anni per pazienti affetti da obesità moderata e addirittura più di 12 anni per gradi di obesità severa. Tali cifre pongono la prognosi di alcuni pazienti obesi su ordini di grandezza paragonabili alla patologia oncologica.

Inoltre, sia per la condizione di obesità stessa, sia per l’eventuale comparsa di patologie a questa direttamente associate, è ben documentato un concreto deterioramento della qualità di vita dei pazienti obesi rispetto alla popolazione generale. In altri termini, possiamo dire che i pazienti affetti da obesità vivono nel complesso una vita più breve e meno piacevole degli individui non obesi. Se è vero che le forme più lievi di obesità possono ancora essere trattate con successo mediante un approccio medico, è oramai ampiamente dimostrato che per un gran numero di pazienti affetti da obesità severa la chirurgia rappresenta la terapia più efficace.

Scala_IMCNella pratica clinica, la valutazione della severità della condizione di obesità viene formulata in relazione all’indice di massa corporea, definito comunemente con l’acronimo BMI, dall’inglese Body Mass Index, (in italiano IMC Indice di massa corporea). Questo si calcola dividendo il peso espresso in Kg per il quadrato dell’altezza espressa in metri. Una persona normopeso ha un BMI compreso tra 18 e 25. Il BMI maggiore di 25 ma inferiore a 30 configura una condizione di sovrappeso. Il BMI sopra 30 connota una condizione di obesità. Le linee guida nazionali e internazionali indicano la chirurgia come approccio terapeutico adeguato per pazienti con BMI maggiore di 35 e presenza di patologie associate all’obesità o con BMI superiore a 40, anche in assenza di copatologie.

La branca della chirurgia che si pone l’obiettivo di curare l’obesità viene oggi definita Chirurgia Bariatrica. Numerosi lavori scientifici sull’argomento hanno dimostrato il ruolo della Chirurgia Bariatrica: infatti, dopo intervento bariatrico, i pazienti obesi si giovano di un importante calo ponderale e sono in grado di mantenere una buona stabilità del peso corporeo nel medio-lungo termine. Questo si associa a una riduzione significativa della classe di rischio cardiologico e pare tradursi, in definitiva, in un concreto miglioramento dell’aspettativa di vita rispetto alla condizione preoperatoria. Uno studio scientifico condotto dall’equipe della IRCCS Multimedica in collaborazione con altri centri dedicati e con l’Università di Milano, attualmente in fase di pubblicazione, mostra che anche i pazienti sottoposti a intervento chirurgico di Diversione Biliopancreatica per obesità mostrano una riduzione significativa della mortalità a lungo termine per eventi cardiologici, in confronto con una popolazione simile di pazienti non operati. L’importanza di tale osservazione risiede nel fatto che la Diversione Biliopancreatica viene oggi proposta a un gruppo di pazienti caratterizzati da BMI maggiore di 50, che quindi rappresentano una sottocategoria con un grado estremamente elevato di obesità. Ancora, aspetto di non minore rilievo, diversi lavori dimostrano che i pazienti sottoposti a Chirurgia Bariatica percepiscono soggettivamente un chiaro miglioramento della qualità di vita conseguente al dimagramento.

Dobbiamo osservare che la Chirurgia Bariatrica non può essere concepita come un atto autonomo rispetto ad altri approcci terapeutici, ma, al contrario, deve essere inserita nel contesto di un approccio multidisciplinare, al fine di ottenere i risultati migliori. Questo risulta facilmente comprensibile se si considera che, come detto sopra, l’obesità è una malattia metabolica che riconosce diverse concause che agiscono di concerto. Pertanto, per un risultato terapeutico ottimale, la malattia deve essere aggredita da più lati contemporaneamente. Infatti, qualsiasi intervento chirurgico bariatrico può funzionare al meglio solo quando associato a un attento regime nutrizionale e a un costante supporto psicologico-comportamentale.

Il Gruppo MultiMedica offre ai pazienti obesi la professionalità di un’equipe multidisciplinare, da me guidata, che oramai da 15 anni ha sviluppato un interesse specifico per il trattamento dei pazienti bariatrici. La grande esperienza maturata ha permesso il conseguimento di risultati lusinghieri e il riconoscimento come Centro di Eccellenza affiliato alla Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità (SICOB) nonché sede della presidenza della Scuola Nazionale ACOI-SICOBUmberto Parini” di Chirurgia Bariatrica.

Valerio Ceriani, Direttore dell’Unità di Chirurgia Generale,</br>IRCCS MultiMedica e Ospedale San Giuseppe