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Il ritiro della Pfizer dalla ricerca sulle malattie Neurodegenerative

Ha fatto scalpore la notizia che il gigante farmacologico Pfizer, analogamente alla Merck qualche tempo prima, abbandonerà la ricerca di terapie per la malattia di Alzheimer e di Parkinson, ricerca ritenuta troppo “difficile” e dispendiosa.

Se sotto il profilo dell’immagine la notizia non sembra fare onore alla Pfizer, da un altro punto di vista testimonia della reale complessità del problema, che peraltro interesserà sempre più persone nel mondo, come pazienti ma anche come caregivers.
I fallimenti che finora si sono collezionati anche con le terapie più innovatrici (per esempio gli anticorpi monoclonali) appaiono però prevalentemente dovuti ad erronee selezioni dei pazienti (troppo gravi per potersi giovare delle terapie) o erronee scelte di dosaggio.

Sono in corso numerose sperimentazioni da parte di giganti come Roche o Eisai, o di più piccole aziende come Biogen, che studiano farmaci teoricamente molto interessanti, ma che richiedono grandi investimenti e tempi molto lunghi per dimostrare (sperando che esista!) una efficacia e una sicurezza adeguate.
Paradossalmente per la ricerca su farmaci contro le malattie neurodegenerative si spende molto meno che per la ricerca per famaci cardiologici od antineoplastici, certamente patologie più “semplici” ma non necessariamente più frequenti.
Quindi se è triste pensare che ragionevolmente un farmaco più utile di quelli già in farmacia sarà disponibile fra qualche decennio, è necessario perseguire con maggiore impegno gli aspetti preventivi delle malattie neurodegenerative e della malattia di Alzheimer in particolare.
E’ ormai dimostrato infatti che l’adozione di migliori stili di vita (dieta ed esercizio fisico), la cura adeguata delle malattie dell’età media (ipertensione arteriosa, diabete, ipercolesterolemia eccetera), le migliori condizioni di vita nelle prime fasi della vita (maggiore istruzione) e in quelle più avanzate (intense interazioni sociali) sono in grado di ridurre significativamente il rischio di malattia pur in presenza di un progressivo invecchiamento della popolazione.

Dr. Massimo Franceschi, 
Direttore dell’Unità di Neurologia dell’Ospedale MultiMedica di Castellanza