Diagnosi e cure

Tumore al polmone. Sicuro di sapere già tutto?

Nei paesi occidentali il carcinoma polmonare è il tumore più frequente nell’uomo e il terzo nelle donne, in particolare in Italia si stimano oltre 40000 nuovi casi all’anno. Il primo fattore di rischio è dato dal fumo di sigaretta, tanto che 8-9 casi di tumore ogni 10 insorgono in pazienti fumatori o ex fumatori. L’incidenza è in lieve diminuzione tra gli uomini e in aumento tra le donne a causa della maggiore diffusione tra queste ultime dell’abitudine al fumo. L’unica prevenzione veramente efficace è l’astenersi dal fumare, non esistono infatti farmaci in grado di prevenire la formazione di un tumore polmonare.

Nonostante le tecniche chirurgiche più innovative, i nuovi chemioterapici, l’immunoterapia e la radioterapia, la mortalità rimane molto alta: oltre l’ 80% dei pazienti muore nonostante le cure.

Uno dei problemi maggiori è il ritardo diagnostico: il cancro al polmone negli stadi iniziale dà raramente dei sintomi e quindi nella maggior parte dei pazienti viene scoperto quando è localmente avanzato o ha già dato origine a metastasi in altri organi.

Gli stadi della malattia sono 4, quando è in fase iniziale si parla di 1° stadio: il tumore è piccolo, localizzato nel polmone e non coinvolge strutture contigue come la pleura, il cuore, l’esofago o la trachea; quando il tumore è esteso ai linfonodi o a organi vicini al polmone si parla di 2° o 3° stadio; infine nei casi in cui si è diffuso con le metastasi ad organi lontani dal polmone come fegato, cervello, ossa, surreni, ecc. si parla di 4° stadio.

Nei pazienti in cui il tumore oltre al polmone interessa la pleura, si forma il versamento pleurico. Quando un processo patologico (ad esempio la polmonite con pleurite, oppure un tumore) colpisce la pleura, questa reagisce producendo abbondante liquido pleurico, più di quanto non sia in grado di riassorbirne.

Il liquido si accumulerà quindi nella cavità pleurica formando il versamento pleurico che, a sua volta, comprimerà il polmone riducendone la capacità respiratoria. I sintomi sono caratteristici: dispnea da sforzo, cioè mancanza di respiro durante gli sforzi, fino all’insufficienza respiratoria; in alcuni casi possono presentarsi tosse, di solito secca, febbre, dolore toracico, senso di malessere, astenia.

La prevalenza del versamento pleurico è di circa 300-400 casi ogni 100.000 abitanti; un terzo è causato da neoplasia. Si stima che nel solo territorio di Milano oltre 1000 pazienti oncologici abbiano versamento pleurico. I carcinomi polmonari e i tumori pleurici (mesotelioma) sono causa di oltre il 40% delle effusioni pleuriche oncologiche. I tumori mammari (25% circa), i linfomi (10-15% circa) i tumori dell’apparato genito-urinario e digestivi (10% circa) rappresentano le altre patologie di base più frequenti.

Il versamento pleurico può essere sospettato dal medico durante l’esame clinico e la diagnosi viene confermata con la radiografia del torace e la TAC.

La terapia ha l’obiettivo primario di risolvere il versamento pleurico e riportare la respirazione alla normalità. Diversi sono i rimedi che si possono attuare: in anestesia locale l’aspirazione del versamento con ago (toracentesi) o il posizionamento di un drenaggio pleurico; il trattamento più efficace è dato da un intervento mini-invasivo, la videotoracoscopia, che consente con un’unica procedura di rimuovere tutto il versamento pleurico, di fare la biopsia della pleura (l’esame istologico del tessuto prelevato definisce il tipo di tumore e la terapia successiva) e infine si introdurre una sostanza per impedire che si riformi il liquido pleurico (pleurodesi).

Quando, nonostante i ripetuti trattamenti, il versamento pleurico continua a riformarsi è molto utile ricorrere a un dispositivo chiamato pleuro-port, che consente di evacuare periodicamente il liquido pleurico e mantenere il polmone espanso, migliorando considerevolmente i disturbi respiratori.
Il pleuro-port è un piccolo dispositivo che viene posizionato in anestesia locale nel sottocute e collegato a un drenaggio pleurico. L’intero dispositivo è quindi protetto dalla cute del paziente e permette di fare senza problemi la doccia e perfino il bagno. Il vantaggio principale è dato dalla possibilità di aspirare periodicamente il versamento pleurico semplicemente inserendo un ago trans-cutaneo nel pleuro-port.
In sintesi il pleuro-port è un drenaggio interno a lunga permanenza che consente al medico o all’infermiere di aspirare il versamento pleurico direttamente dal dispositivo senza ricorrere a manovre invasive e senza necessità di andare in ospedale.

Dr Matteo Incarbone, Direttore dell’Unità di Chirurgia Toracica, Ospedale San Giuseppe – Gruppo MultiMedica