Diagnosi e cure

Tumore del testicolo, a rischio i più giovani

Il tumore del testicolo, sotto il profilo della frequenza, è una malattia rara rappresentando circa 1-1.5% di tutte le neoplasie del maschio. Attualmente mostra un’ottima possibilità di guarigione grazie alla precocità con la quale viene usualmente diagnosticato ed alla notevole chemio e radiosensibilità. Tale malattia è la neoplasia più frequente in soggetti di età compresa tra i 15 e 40 anni ed è per questo che, tale fascia della popolazione, dovrebbe essere sensibilizzata a segnalare qualsiasi aumento di volume o di consistenza dei testicoli.
L’ecografia è un test molto sensibile per una conferma diagnostica e tale semplice indagine, qualora risulti sospetta, è da sola sufficiente a candidare il paziente ad una esplorazione chirurgica.
Sotto il profilo della storia naturale, il 50% delle forme iniziali progredisce diventando invasivo nel giro di 5 anni con la possibilità, in una percentuale variabile dal 5 al 9%, di svilupparsi anche nel testicolo controlaterale.

Quali i fattori di rischio?

Nessun preciso elemento è stato identificato quale causa specifica dello sviluppo del tumore al testicolo anche se alcuni fattori di rischio sono incontrovertibili.
Tra questi, il “testicolo ritenuto” che, anche se sottoposto a intervento di orchidopessi, espone il paziente ad un rischio di sviluppare la malattia maggiore di 4-6 volte.
Anche la familiarità gioca un suo ruolo, pertanto, se si hanno parenti, entro il primo grado, colpiti da questa malattia è opportuno farsi seguire dal medico con maggior attenzione rispetto alla popolazione generale.
Va infine segnalato che, seppur raro, un paziente affetto da tumore del testicolo, può sviluppare nel tempo una neoplasia del testicolo controlaterale e pertanto è fondamentale che si abitui ad esaminarlo in modo corretto periodicamente, con una frequenza di almeno una volta al mese.

Trattamento

Esistono varie forme istologiche che vanno dal seminoma classico al carcinoma embrionario, tutte, peraltro, con ampi margini di curabilità.
Particolare importanza rivestono anche alcuni marcatori tumorali, dosabili nel sangue, quali Alfa-fetoproteina, hCG ed LDH che costituiscono un fondamentale parametro sia preoperatorio che nel follow-up della malattia.
L’intervento chirurgico standard è rappresentato dalla asportazione in toto del testicolo e del funicolo spermatico eseguita per via inguinale. Abitualmente, data la giovane età dei pazienti, viene posizionata nello scroto,a scopo estetico, una protesi. Solo in casi selezionati, nel dubbio diagnostico, può essere sufficiente l’esportazione della sola massa con contestuale esame istologico intraoperatorio piuttosto che biopsie del testicolo controlaterale. Queste sono ritenute necessarie, ad esempio, quando la lesione del lato interessato è particolarmente voluminosa.

La progressione della malattia può avvenire per via linfatica o attraverso il circolo sanguigno; per tale motivo la stadiazione di una neoplasia testicolare deve prevedere una valutazione radiologica del torace e dell’addome attraverso una TAC con mezzo di contrasto.
Non tutti sanno che, per ragioni anatomiche, le stazioni linfonodali, eventualmente interessate dalla malattia, non sono quelle inguinali quanto quelle retro-peritoneali attigue ai grossi vasi quali aorta e vena cava.

La successiva terapia dipende dal tipo istologico di malattia e dai risultati delle sopracitate indagini stadianti. Nel seminoma, ad esempio, può essere sufficiente, con una stadiazione negativa, la semplice osservazione con periodiche rivalutazioni radiologiche. In caso di progressione di malattia si può procedere con radioterapia, chemioterapia o con la associazione di ambedue le procedure. Resta il fatto che la prognosi di tale forma è particolarmente favorevole ed il rischio di non riuscire a controllare una eventuale progressione, veramente minimo.

Differente è l’approccio terapeutico per forme di carcinoma embrionario per il quale, essendo una malattia più aggressiva della precedente, il semplice controllo nel tempo deve essere proposto a pazienti con malattia con caratteristiche particolari perché è più rischioso.
Senza entrare nei dettagli tecnici, è indicata, anche con stadiazione negativa, l’asportazione dei linfonodi retroperitoneali che può essere effettuata anche per via laparoscopica e/o robotica oppure un ciclo di chemioterapia.

L’intervento è piuttosto impegnativo e dovrebbe essere riservato a Centri con particolare specifica esperienza in merito. Può infatti presentarsi, quali conseguenza della procedura, la perdita della eiaculazione anterograda che è una complicanza francamente invalidante per un soggetto di giovane età. Resta comunque il fatto che, a seconda dei risultati istologici del materiale asportato, può essere indicata una chemioterapia complementare anche se, per la verità questa può essere proposta, in casi selezionati, in alternativa all’intervento.

Sotto il profilo della fertilità, è estremamente utile che il paziente effettui una o più raccolte di liquido seminale da preservare ed utilizzare per eventuali inseminazioni artificiali. In caso di sterilità, conseguente alle varie terapie.

L’importanza del rapporto medico-paziente

Da ultimo, il controllo radiologico, clinico e con test di laboratorio è essenziale per un cospicuo lasso di tempo in modo da identificare una possibile tardiva progressione di malattia.
Come è facilmente comprensibile anche a profani, la problematica del trattamento del tumore del testicolo è piuttosto complessa.
Personalmente ritengo fondamentale che il paziente sia informato di tutte le varie opzioni terapeutiche in modo da consentirgli di scegliere la soluzione terapeutica, avvallata dalla comunità scientifica, che meglio si addice alle sue esigenze.
Ribadisco il concetto che, come in tutta la medicina, i risultati sono dipendenti dallo specifico volume di attività per garantire, con la minima invasività ed effetti collaterali, il miglior risultato terapeutico.
Ciò vale, in particolare, per una malattia rara come il tumore del testicolo che, se adeguatamente curato, garantisce elevatissime percentuali di guarigione definitiva.