Mamma e bambino

Allattamento: gli errori da non fare

L’allattamento al seno è il mezzo migliore per garantire ai neonati una crescita sana e una buona difesa verso le più comuni malattie. Numerosi studi scientifici dimostrano che il latte materno rappresenta il nutrimento ideale per almeno i primi 6 mesi di vita. Tale pratica, infatti, viene incoraggiata da tutte le figure professionali che concorrono all’assistenza della puerpera e del neonato.
Sebbene sia noto che per alcune donne l’allattamento risulti difficoltoso o irrealizzabile, le sue controindicazioni sono in realtà pochissime, così come è raro che sia necessario sospendere tale pratica per ragioni sanitarie.

Tra le più frequenti difficoltà riferite dalle donne che allattano rientrano:

  • la paura di commettere errori limitanti la crescita del figlio;
  • la necessità di rientrare al lavoro con orari incompatibili alla nutrizione;
  • le errate informazioni, spesso ricevute tramite inidonei canali divulgativi;
  • la mancanza di aiuto nella risoluzione dei propri problemi.

Molto spesso un’adeguata formazione potrebbe evitare l’insorgenza di ansie e dubbi, così da non cadere nei più comuni errori gestionali, permettendo di affrontare con serenità questo momento. I corsi preparto, quindi, se correttamente strutturati, consentono di acquisire le nozioni necessarie a favorire l’adattamento alla vita extrauterina del bambino e il buon avvio dell’allattamento.
Il dolore al seno è uno dei maggiori ostacoli e, talvolta, sua fonte di interruzione. Si presenta principalmente durante il primo mese e dipende da diverse ragioni:

  • Dotto galattoforo ostruito, che si presenta come un piccolo nodulo dolente, arrossato e caldo al tatto, in una parte definita del seno. Il latte fuoriesce ma non da quel dotto.
  • Ingorgo mammario, più frequente nelle prime due settimane dopo il parto. Il seno può diventare dolente, duro al tatto e più voluminoso; questa condizione può rendere difficoltosa la poppata.
  • Ragadi, che sono delle vere e proprie ferite dolorose, a volte sanguinanti. Attraversano il capezzolo in linea sia verticale che orizzontale, oppure si presentano come una abrasione della punta. Le cause sono spesso da ricercare nella scorretta posizione durante la suzione. Vanno prevenute imparando la corretta modalità di posizione del neonato.
  • Presenza di Candida, fungo normalmente presente sul nostro corpo prevalentemente in bocca, nel tratto gastrointestinale e nella vagina. In determinate condizioni può diventare dannoso e provocare dolore acuto lancinante paragonato a spilli e/o bruciore all’interno del seno e al capezzolo, che può irradiarsi fino alla spalla. Il trattamento è farmacologico.
  • Vasospasmo: è un dolore trafittivo, profondo ed intenso, associato a punta del capezzolo bianca, conseguenza di una costrizione dei vasi sanguigni.

Prima di decidere di sospendere definitivamente l’allattamento, sarebbe corretto richiedere una consulenza al personale specializzato che, individuando la causa del dolore, può suggerire la migliore soluzione per ogni specifico caso.
Le patologie materne incompatibili con l’allattamento sono principalmente di tipo infettivo (es.: AIDS, TBC attiva o tifo), mentre quelle neonatali rientrano essenzialmente nelle disfunzioni del sistema metabolico (es.: galattosemia, fenilchetonuria o malattia delle urine a sciroppo d’acero) che necessitano di schemi nutrizionali speciali.
La rinuncia o la sospensione dell’allattamento, invece, viene talvolta erroneamente giustificata dalla generica assunzione di farmaci. Bisogna, infatti, chiarire che solo alcune sostanze passano nel latte materno e, di queste, non tutte risultano essere pericolose per il neonato.
Sicuramente controindicano l’allattamento gli antitumorali e gli immunosoppressori, alcuni antibiotici, e taluni antipsicotici. L’assunzione dei farmaci, però, può anche essere solo temporanea, per cui ci si può limitare a sospendere tale pratica solo provvisoriamente, ovvero fino al termine della terapia.
Andrebbe, invece, evitato di sottoporsi ai tatuaggi durante tutto il periodo dell’allattamento. Ciò non per problemi relativi alle molecole di inchiostro, troppo grandi per passare nel latte materno, ma per i rischi rappresentati dalle infezioni trasmissibili attraverso l’uso degli aghi del tatuatore, così come per l’esposizione a possibili sostanze, quali i metalli pesanti, talvolta presenti nei pigmenti.

Tra le più comuni false indicazioni alla sospensione dell’allattamento si annoverano:

  • la positività della madre per l’antigene dell’epatite B, sempre che il neonato sia stato vaccinato e sottoposto all’immunoprofilassi attiva con IgG specifiche subito dopo la nascita;
  • la positività della madre all’epatite C, a meno che la donna non sia affetta da una forma attiva e con carica virale elevatissima;
  • gli stati di malessere generale materni (febbricola, sindrome influenzale, infezioni urinarie, enteriti);
  • l’ittero neonatale cosiddetto da “latte materno”, per il quale talora viene ancora oggi irrazionalmente suggerito di riscaldare il latte prima di somministrarlo al bambino;
  • l’ipotiroidismo materno;
  • le procedure anestesiologiche (es.: per i trattamenti odontoiatrici);
  • la positività della madre al virus Covid-19, sempre che sia in buone condizioni cliniche.

Un problema che spesso pone dubbi in merito alla prosecuzione o meno dell’allattamento riguarda la mastite. È oramai assodato che sospendere l’allattamento, almeno quando ci si trova nella fase iniziale della mastite, sia un errore che potrebbe anche far peggiorare il quadro clinico. Infatti una più frequente ed efficace rimozione del latte dal seno giova alla ghiandola interessata. Inoltre, a meno che non sia già presente un ascesso mammario, non ci sono rischi per il bambino nel continuare ad alimentarsi al seno. Le terapie farmacologiche solitamente indicate per la mastite includono, peraltro, antibiotici e antinfiammatori compatibili con l’allattamento.

Si può affermare, quindi, che l’allattamento è una forma di rapporto simbiotico vantaggioso sia per la madre che per il neonato. Le reali controindicazioni sono rare e sporadiche, ma anche la mamma più motivata può, per varie ragioni, scegliere di non allattare. L’ultimo errore che suggeriamo di evitare è il considerare questa decisione come una sconfitta o una colpa da parte di chicchessia. Riteniamo, infatti, che i giudizi e le opinioni personali andrebbero il più possibile evitati.

Dr. Claudio Migliori, Direttore Unità di Neonatologia, Ospedale San Giuseppe
Paula Maria Pierdonà, Coordinatrice Infermieristica Unità di Neonatologia, Ospedale San Giuseppe