La posta del cuore

Cardiomiopatia ipertrofica

Buongiorno, ho 33 anni e sono affetto da cardiopatia ipertrofica non ostruttiva del miocardio, ereditata da mia mamma.
Mi sottopongo regolarmente a controlli e l’ultimo holter ha rilevato due episodi notturni di tachicardia ventricolare non sostenuta, per i quali sto facendo accertamenti.
In tutto ciò sono un appassionato di sport, in particolare di calcetto, che pratico due volte la settimana, e di bicicletta.
Corro dei rischi, viste le mie condizioni di salute, o posso stare tranquillo?

Risponde

Dr. Michele Lombardo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia – Ospedale San Giuseppe – MultiMedica

Gentile signore,

La diagnosi di cardiomiopatia ipertrofica viene formulata abitualmente con l’esame ecocardiografico. È tipico di questa forma l’aumentato spessore di una o più pareti del ventricolo sinistro, non provocato da cause, quali l’ipertensione arteriosa, la stenosi aortica, la deposizione di amiloide, il cuore d’atleta. E’ questa un’anomalia geneticamente determinata, a trasmissione familiare, ma con una molto diversa espressione clinica: si va da casi che decorrono sostanzialmente asintomatici, a pazienti che presentano una cardiopatia evolutiva, che richiede un controllo cardiologico periodico.

Nel suo caso, è stata posta la diagnosi di una varietà non ostruttiva (cioè senza che la parete del setto interventricolare, di spessore aumentato, ostacoli l’espulsione del sangue in aorta durante da contrazione del ventricolo sinistro). Si tratta della forma meno grave, che tuttavia ha determinato all’esame ecg-holter la comparsa di alcuni episodi di tachicardia ventricolare non sostenuta. Poiché lei esegue un’attività sportiva alquanto impegnativa (calcetto, bicicletta), è necessario prevedere un approfondimento diagnostico, per determinare il rischio potenziale che la cardiopatia comporta.

Tra gli esami non invasivi quello più fisiologico è l’ecocardiogramma da sforzo al letto-ergometro, in grado di verificare in condizioni di stimolazione simpatica e di aumentato consumo di ossigeno secondario allo sforzo:

  • l’eventuale comparsa di un’ostruzione “dinamica” (non presente a riposo) allo svuotamento del ventricolo sinistro;
  • la tendenza a manifestare aritmie cardiache;
  • la funzionalità del ventricolo sinistro;
  • l’eventuale insorgenza d’ischemia miocardica;
  • il grado di aumento della pressione polmonare;

Ma, oltre all’esecuzione degli esami strumentali, sarà comunque fondamentale il parere “clinico” del suo Cardiologo, che potrà valutare la sua situazione nel suo complesso e consigliarla per il meglio.