Ricerca scientifica

Cellule Natural Killer in pazienti con carcinoma prostatico: da sentinelle killer ad alleate dei tumori

Ad una prima riflessione, sembrerebbe davvero incredibile pensare che le cellule del nostro sistema immunitario, nate e addestrate per difenderci dagli invasori, quali virus e tumori, possano decidere di passare dalla parte del nemico. Eppure, questo “tradimento”, con tanto di cambio di bandiera, non è un fenomeno poi così raro, soprattutto nel caso dei tumori, che hanno sviluppato strategie complesse per corrompere le truppe inizialmente nostre alleate.
Esiste un particolare gruppo di cellule immunitarie, i linfociti Natural Killer (NK), sul quale, da oramai oltre 10 anni, si concentrano gli studi del dr. Antonino Bruno, giovane ricercatore e group leader presso il Laboratorio di Immunologia del Gruppo MultiMedica.
I linfociti Natural Killer, come dice il nome stesso, sono cellule che in maniera “naturale”, ossia senza bisogno di aiuti esterni, sono in grado di riconoscere le cellule tumorali ed eliminarle.
Tuttavia, il tumore è in grado, sia in maniera diretta, sia attraverso la produzione di molecole “freno”, di inibire l’azione delle cellule NK e di sfruttarle a proprio vantaggio.

Sono questi i risultati oggetto di una recente pubblicazione del dr. Bruno “Prostate Cancer Peripheral Blood NK Cells Show Enhanced CD9, CD49a, CXCR4, CXCL8, MMP-9 Production and Secrete Monocyte-Recruiting and Polarizing Factors”, grazie ad un finanziamento dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), su Frontiers in Immunology, rivista immunologica altamente citata.
“Abbiamo identificato e caratterizzato un particolare sottotipo di cellule NK nel sangue dei pazienti con tumore alla prostata, – commenta il dr. Bruno – che da un lato presenta ridotte capacità di eliminare il tumore, a causa di un fenomeno che viene chiamato “esaurimento cellulare”, e dall’altro è capace di promuovere l’angiogenesi, una strategia con cui i tumori generano un proprio sistema di vasi sanguigni per assicurarsi nutrimento e una via di fuga verso organi distanti”.
Lo studio del dr. Bruno – condotto grazie al supporto di brillanti giovani ricercatori del suo gruppo di ricerca, tra cui Matteo Gallazzi, Denisa Baci, Annalisa Bosi, Giuseppe Buono – ha inoltre permesso di osservare che le cellule NK, isolate dal sangue di pazienti con tumore alla prostata, dialogano con le cellule endoteliali (i mattoni fondamentali che costituiscono i vasi sanguigni) e con i macrofagi (cellule immunitarie presenti come sentinelle/spazzini a livello dei tessuti). Durante questo dialogo “pericoloso”, le cellule NK mandano dei segnali solubili (citochine e chemochine) che attivano in maniera anomala cellule endoteliali, le quali formano vasi sanguigni simili a quelli tumorali. Ma non solo: alcuni dei segnali inviati dalle cellule NK attivano un particolare tipo di macrofagi, chiamati M2, che acquistano attività pro-tumorali, tra cui il blocco della risposta immunitaria e, a loro volta, promuovono l’angiogenesi.
Lo studio è stato condotto grazie alla preziosa collaborazione dei clinici dell’Unità di Urologia del Gruppo MultiMedica (dr. Angelo Naselli, dr. Andrea Guarneri) e dell’Università degli Studi dell’Insubria (dr. Federico Dehò, dr. Paolo Capogrosso), dei prof. Douglas Noonan e Lorenzo Mortara (Università dell’Insubria), e della prof.ssa Adriana Albini (Laboratorio di Biologia Vascolare ed Angiogenesi, Gruppo MultiMedica).

“Stiamo ora studiando – continua il dr. Bruno – la corrispondenza tra il fenotipo alterato delle cellule NK circolanti nei pazienti con tumore alla prostata con le cellule NK presenti nel tessuto tumorale, e stiamo testando una serie di molecole con la potenzialità di ri-educare le cellule NK a fare il proprio lavoro, ovvero riconoscere ed eliminare le cellule tumorali.
La realizzazione di questo studio – conclude – risulta di grande importanza, soprattutto nel periodo critico che stiamo vivendo: nonostante l’emergenza dovuta alla pandemia, su cui si stanno concentrando tutti gli sforzi della comunità scientifica mondiale, è importante ricordare che la ricerca e la lotta contro il cancro non devono mai fermarsi”.

Consulta l’articolo scientifico su Frontiers in Immunology: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2020.586126/full

Con il finanziamento di AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro: