Varie

Coronavirus: combattere l’emergenza in un Pronto Soccorso

Il dottor Marco Bordonali, direttore del Dipartimento Gestione Accettazione Emergenza Urgenza del nostro Gruppo, si concede una pausa. Una rarità, in questi lunghi giorni di emergenza Coronavirus. Giusto il tempo di una breve chiacchierata telefonica, per fare il punto della situazione dalla prima linea del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giuseppe, prima di tornare in corsia.

Dr. Bordonali, qual è la situazione attuale in Pronto Soccorso?

È inutile nascondere che in questi giorni ci troviamo a gestire una situazione molto complessa, soprattutto a causa del numero sempre più elevato di pazienti che vi affluiscono. Si tratta di accessi spesso dettati dall’ansia e dal panico, pazienti che hanno una sintomatologia lieve e che non seguono quello che è l’iter corretto dettato dal Ministero della Salute. Questo crea tre grandi problemi: innanzitutto, la loro presenza genera confusione all’interno del Pronto Soccorso, in secondo luogo spesso non ricevono una risposta alle loro ansie, visto che i tamponi non vengono fatti a chi ha sintomi lievi, e infine, se positivi, rischiano di diffondere la malattia.

Dal canto nostro, in Pronto Soccorso abbiamo organizzato un vero e proprio “percorso protetto” per rispondere all’emergenza COVID-19, allestendo un reparto dove isolare i pazienti sospetti e un reparto dedicato ai pazienti risultati positivi. Ovviamente, quando una di queste sale si riempie, a cascata si hanno conseguenze in tutte le altre aree. Ma ce la stiamo cavando. Tutti possono aiutarci, recandosi al Pronto Soccorso solo in caso di reale emergenza.

Quali sono al momento le indicazioni da parte del Ministero riguardo ai casi in cui sottoporre a tampone un paziente?

Attualmente il tampone viene fatto solo in caso di ipotesi di ricovero, quindi a tutti quei pazienti che presentano una sintomatologia grave, di solito respiratoria. Questo perché la Lombardia è ormai considerata una zona endemica e viene dato per assunto che presentando determinati sintomi si sia positivi. Non tutti i positivi però necessitano di ricovero, per fortuna. Per questo motivo è di vitale importanza attenersi alle indicazioni del Ministero della Salute: in caso di sintomi simil-influenzali come tosse, mal di gola, respiro corto, dolore ai muscoli, stanchezza, si deve rimanere a casa, limitare al massimo i contatti con gli altri e chiamare il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica. Nel caso in cui non si riuscisse a contattare il medico di famiglia, si possono chiamare i numeri verdi regionali di emergenza, nel caso della Lombardia l’ 800 89 45 45.

Che cosa ci dice invece degli altri pazienti, quelli che non presentano una sintomatologia tipica da COVID-19, ma vengono in Pronto Soccorso per altri motivi?

Per quanto riguarda gli accessi al Pronto Soccorso di pazienti con altre problematiche di salute, ci siamo resi conto che in questo periodo sono diminuiti significativamente. Questo ci dà un’idea di quanto spesso il Pronto Soccorso venisse utilizzato impropriamente, anche da persone che non ne avevano una reale necessità, per le quali una visita dal medico di famiglia poteva essere sufficiente. È stata comunque creata un’area di sicurezza dedicata a questi pazienti, all’interno della quale non si trovano persone potenzialmente infette, per preservarli dal rischio di contagio.

È però necessario ribadire che, oggi più che mai, recarsi al Pronto Soccorso dev’essere una scelta consapevole, dettata da una reale necessità ed emergenza. Questo perché, nonostante le precauzioni e le aree allestite ad hoc per evitare il contatto tra pazienti sospetti e altri pazienti, c’è sempre il rischio che il singolo caso possa sfuggire. A volte il COVID-19 può manifestarsi con una sintomatologia sfumata: oltre a coloro che presentano un quadro “classico” con problemi respiratori, abbiamo avuto pazienti con sintomi gastroenterici, come vomito e diarrea. Per fortuna, grazie anche ad un’efficace organizzazione interna, attualmente il rischio di contagio all’interno del Pronto Soccorso è ai minimi termini.

Come ha reagito all’emergenza il personale sanitario?

Egregiamente. Le nostre équipe dei presidi di Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giuseppe e dell’IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni stanno dando il massimo. Tutti lavorano accettando turni molto più lunghi del previsto, notti consecutive, più weekend di seguito. Nessuna lamentela, solo grande collaborazione. Si lavora praticamente ininterrottamente da un mese, seguendo una prassi che è diventata ormai automatica.

È importante sottolineare che, grazie all’Azienda, non abbiamo mai avuto problemi di scarsità per quanto riguarda i Dispositivi di Protezione Individuale, presidi di sicurezza indispensabili, soprattutto all’interno di un Pronto Soccorso. Abbiamo avuto accesso ad una fornitura sempre sufficiente e continua.

C’è molta stanchezza, è vero, ma anche molta solidarietà e umanità. I medici esperti guidano con professionalità quelli più giovani, che erano abituati a gestire casi molto diversi, ma che ora non si risparmiano e mettono tutta la loro competenza e il loro impegno al servizio dei pazienti.

Funzioniamo come un orologio svizzero, ed in momenti come questi un Pronto Soccorso che “gira” alla perfezione è di importanza vitale. Ne approfitto per ringraziare tutti: tutti i medici, tutti gli infermieri, tutti gli OSS, che ormai da un mese senza sosta stanno dimostrando quanto il loro lavoro sia prezioso e insostituibile.