La posta del cuore

Cuore, sport e brachicardia

Ho trent’anni e pratico sport a livello agonistico e ho notato che la mia frequenza cardiaca è più bassa del normale. Cercando informazioni su internet ho letto che può trattarsi di bradicardia. Sono preoccupato a riguardo delle possibili conseguenze, posso continuare a praticare sport a livello agonistico? Ci sono rischi particolari per la mia salute?


Risponde

Dr. Michele Lombardo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia – Ospedale San Giuseppe – MultiMedica

Gentile signore,

Lei pone un quesito molto comune: la bradicardia (la riduzione dei battiti cardiaci al disotto di 50-60 al minuto) deve preoccupare?

La risposta dipende dalla valutazione di alcuni fattori quali l’età, l’assunzione di farmaci attivi sul cuore e, soprattutto, la presenza o meno di sintomi clinici (vertigini, mancamenti o incapacità ad aumentare la frequenza del battito durante lo sforzo fisico). Infatti, la frequenza cardiaca nell’arco della giornata è regolata dall’equilibrio tra il sistema del nervo vago, che tende a ridurla, e del sistema simpatico, che tende ad accelerarla, come nel caso di un’emozione o di uno sforzo.

Nel suo caso, non vedo motivi di allarme: la giovane età e la pratica agonistica testimoniano che la bradicardia a riposo è una risposta secondaria alla stimolazione vagale in un atleta allenato.

Io, anziano, ricordo bene che il campionissimo Fausto Coppi aveva una frequenza cardiaca a riposo di di 36 battiti al minuto. E lei?