La posta del cuore

Differenza tra ECG a riposo e ECG sotto sforzo

Sono un uomo di 45 anni, faccio sport mediamente due volte a settimana. Il mio medico mi ha prescritto un ECG sotto sforzo. Ma che differenza c’è con un ECG normale e a cosa serve un ECG sotto sforzo?

Risponde

Dr. Michele Lombardo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia,
Ospedale San Giuseppe – MultiMedica

 

Gentile signore,

la differenza tra un ECG a riposo ed uno eseguito durante esecuzione di uno sforzo fisico programmato è di grande importanza clinica.

Avere un ECG normale a riposo è certamente rassicurante, ma non esclude l’eventuale presenza di una cardiopatia sottostante, in particolare coronarica.

Infatti, in condizioni di stress fisico possono insorgere alterazioni elettrocardiografiche e/o sintomi clinici/aritmie, non riscontrabili a riposo. La ragione è semplice: anche un soggetto che, a riposo, non presenta sintomi e mostra un ECG apparentemente normale, può essere a sua insaputa portatore di una patologia coronarica silente. In tal caso, al di sotto di una soglia critica, il consumo di ossigeno da parte del muscolo cardiaco sarà ancora sufficiente ad assicurare il normale metabolismo cardiaco e l’assenza di disturbi. Al contrario, aumentando lo sforzo fisico, con conseguente incremento della frequenza cardiaca e della pressione sistolica (il doppio prodotto che indica il livello di consumo di ossigeno richiesto dal cuore), si potrà verificare una condizione di sofferenza ischemica transitoria del muscolo cardiaco, con dolore toracico e/o la comparsa di modificazioni elettrocardiografiche “dinamiche” (che regrediscono con la cessazione dello sforzo).

In tal caso, oltre ad aver diagnosticato un’ischemia cardiaca, sarà necessario attuare una valutazione cardiologica completa, fino all’esecuzione di una coronarografia, per un eventuale intervento di rivascolarizzazione cardiaca.

Tuttavia, questo non significa che il test da sforzo debba essere prescritto indiscriminatamente a tutti: al contrario, la sua utilità clinica deve essere attentamente valutata dal Medico Curante, che conosce il profilo di rischio cardio-vascolare del proprio paziente ed i limiti interpretativi connessi con la sua esecuzione.