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Giornata Mondiale dell’Alzheimer: superare le distanze con l’Arteterapia

Nella Giornata Mondiale dell’Alzheimer, la dr.ssa Eleonora Secchi, Arteterapeuta, ci racconta come è riuscita a mantenere vivi ricordi ed emozioni nei suoi pazienti durante il lockdown, superando le distanze con i suoi racconti d’Arte e la forza delle immagini.

“Durante la quarantena ci siamo ritrovati lontani.
Non potevamo accedere facilmente con i nostri pazienti al sorprendente tessuto connettivo delle piattaforme online. Molti non sono abituati, non hanno strumenti e connessioni adeguate. Ma non potevo lasciare andare così i nostri “fili”, i nostri contatti faticosamente allacciati. Ho pensato a piccoli video-saluto da mandare ai parenti, in modo che potessero farli vedere nel momento più opportuno. Qualcuno ha risposto con telefonate, qualcuno con messaggi, altri con foto o video, ricreando così una piccola interazione. Non ci siamo fermati… L’arte ancora una volta ci è venuta in soccorso. Scegliendo opere d’arte che si prestassero a veicolare un messaggio in linea con il momento vissuto, ho fatto dei video in cui, mentre spiegavo l’opera, mettevo in luce un significato utile e che potesse portare conforto.
Lontani ma, forse, un po’ più vicini.

Ecco un esempio delle storie narrate in video.
Questa volta “Lumini, piccole luci sul mondo dell’arte” propone: Maria Lai, “Legarsi alla montagna” (1981).

Per comprendere Maria Lai vi consigliamo caldamente di ascoltare il podcast della serie “Morgana” a lei dedicato, narrato con la grande capacità di Michela Murgia di interessare e appassionare.
La performance della Lai prevedeva di stendere un nastro di cotone azzurro dalla montagna fino ad Ulassai, il villaggio adiacente, passando per le case.
In realtà, all’artista era stato commissionato un monumento ai caduti, ma lei pensò di dedicarsi a qualcosa per chi c’era e non per chi non c’era più.
La performance in sé richiedeva pochi giorni, in cui gli abitanti avrebbero aiutato a srotolare i 27 km di nastro. Il problema era convincere tutti a partecipare. Maria ci impiegò un anno e mezzo a dissipare dubbi e perplessità: vecchi rancori, legami spezzati, dissidi antichi e recenti creavano un ostacolo non indifferente alla proposta di intrecciarsi in un’unica opera. Si arrivò ad un accordo. Le famiglie con legami “positivi” avrebbero intrecciato al filo del pane tradizionale valorizzando il sodalizio, mentre per quelle con legami “negativi” il nastro avrebbe rappresentato un confine.
C’é poi una storia sulla montagna di Ulassai. Nel 1861, una parte della montagna si staccò travolgendo tre bambine. Solo una di loro solo si salvò. Tra le mani teneva un nastro azzurro.
Un lungo filo che porta il ricordo di un evento drammatico ritrova nuova vita intrecciando le famiglie di un intero villaggio, anche laddove non scorre buon sangue. Se troviamo il modo di creare un legame, la storia collettiva, anche drammatica, può ritrovare senso.
Pensiamo al momento in cui stiamo vivendo.
Cerchiamo di stendere il nostro nastro azzurro.”

Dr.ssa Eleonora Secchi, Responsabile dell’Atelier di Arteterapia, Ospedale MultiMedica di Castellanza (VA)