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Giornata Mondiale dell’Alzheimer: il racconto di Maria

Nella Giornata Mondiale dell’Alzheimer, diamo spazio all’importante testimonianza di Maria, figlia di una paziente della nostra U.O. di Neurologia dell’Ospedale MultiMedica di Castellanza. Un doveroso omaggio a tutti i figli e alle mamme e ai papà che hanno sofferto, eppure continuano a camminare.

“Gennaio 2020: continuiamo a vedere al TG notizie dalla Cina di questa infezione chiamata Covid-19, tanti morti, gente in quarantena e tutti in giro con la mascherina.
Sembrava una cosa lontana, che non ci interessava, ma poco alla volta siamo stati toccati anche noi, e poi l’epidemia si è diffusa in tutto il mondo.
Io sono Maria, e nella mia famiglia a marzo siamo stati investiti da questa disgrazia.
Ho (anzi avevo) due genitori ottantenni: mamma malata con decadimento cognitivo e poco deambulante e papà super in gamba, il quale era la roccia della mia mamma.
Convincerlo a tenere la mascherina ed a stare in casa quando non era necessario uscire per cose urgenti è stato difficile, il suo svago era la partitella a carte al circolo con gli amici nel pomeriggio.
Non so se il virus lo abbia preso lì, fatto sta che mio padre l’ho visto per l’ultima volta il 31 marzo quando, chiamata l’ambulanza perché stava malissimo, lo hanno portato in ospedale… Il 21 aprile ci ha lasciati.
Come conseguenza, noi famigliari abbiamo dovuto affrontare la quarantena, ed io l’ho passata a casa con la mamma in quanto, inabile, non poteva stare sola. Abbiamo passato tutto il mese di aprile chiuse in casa, la mamma, molto sofferente e risultata positiva al Covid-19 anche lei, è degenerata velocemente, ha smesso di camminare e la sua memoria è peggiorata, andando in confusione e a volte non riconoscendo più nemmeno me. Quelle notturne erano le ore più pesanti, sembrava delirasse e diceva che non ce la faceva più.
Per me di grande aiuto è stata la sua dottoressa Neurologa, con la quale ho mantenuto un contatto costante e mi ha aiutata a gestire la sua terapia e ad avere la forza di andare avanti.
Io sarò stata asintomatica, in quanto non ho avuto nessun disturbo fisico, ma a livello morale e mentale è stata una esperienza devastante; ancora adesso non riesco a pensare a mio padre solo in ospedale, sofferente e senza poter vedere i suoi cari, magari anche con il pensiero di essere stato abbandonato.
La cosa più brutta, ancora, fu non aver potuto fargli nessun funerale. Oltre ad altre restrizioni che è meglio non ricordare.
Per la mamma, rimasta sola, abbiamo dovuto pensare ad una badante, in quanto sia io che mio fratello lavoriamo ed abbiamo famiglia; e questo è stato un altro grande impegno e anche una sofferenza.
Lei è uscita negativa dal tampone finale per Covid-19, ma con una situazione mentale e di vita completamente difficile da accettare e capire.
Dopo qualche mese, l’unica soluzione è stata ricoverarla in una RSA, decisione difficilissima. Papà diceva sempre che finché c’era lui non sarebbe mai andata lì.
Per noi è una sicurezza sapere che è assistita nelle sue necessità sia materiali che psicologiche, e spero tanto che piano piano possa trovare una sua dimensione di “serenità”.
La nota negativa è che non ha accettato l’improvvisa assenza di papà, e nel suo cervello ha elaborato che se ne è andato abbandonandola a se stessa.
Dopo una vita con loro, mai avrei immaginato un distacco così violento, perché perdere una persona senza nemmeno poterle dare un ultimo saluto la senti come una violenza, in più si trattava di una persona sana, colpevole solo di essere stata investita da questa grande pestilenza.
Sono stata a trovare la mamma in RSA, e ancora impedimenti: potevo solo salutarla da lontano, nemmeno un abbraccio. Mi ha fatto un’infinita tenerezza, anche ricordare come, prima di tutto questo, lei ed il papà avevano trovato un loro equilibrio di vita, lui nell’assisterla, e lei una situazione stabile, seppur nella sua malattia. Camminava ancora col girello… Penso: “Certo, non sarebbero stati eterni”, ma sarebbero morti “nella norma”, tra virgolette.
Questa è la mia storia, che per sempre avrò nel cuore, ed è una storia purtroppo vissuta e condivisa da tante altre famiglie.”

Maria
(Settembre 2020)