Prevenzione

Implantologia dentale. indicazioni e limiti

L’implantologia dentale è la branca dell’odontoiatria, il cui obiettivo è la sostituzione degli elementi dentari mancanti con delle radici/perni artificiali in titanio. Questo, in quanto la perdita di un elemento dentario causa la riduzione della funzione masticatoria che a sua volta influenza le funzioni dell’osso mascellare sottostante provocandone lentamente una perdita di massa e densità.

Diverse possono essere le cause sottostanti alla perdita degli elementi dentari: le patologie del cavo orale, le carie e la malattia parodentale (detta comunemente piorrea) e i traumi da contatto. In caso di perdita di un dente il paziente e l’odontoiatra devono affrontare due decisioni che possono non sembrare consequenziali, ma che sono strettamente interconnesse: se è opportuno sostituire il dente mancante e qual è la metodica sostitutiva più appropriata. Da tenere in considerazione come fattori fondamentali sono l’età e le condizioni di salute generali del paziente.
Esistono una serie di possibilità riabilitative per il trattamento dell’edentulismo (la mancanza totale o parziale dei denti), confermate dall’evidenza clinica, in base alle particolari condizioni che il paziente presenta.

Tali possibilità riabilitative comprendono:

  1. protesi parziali o totali rimovibili;
  2. ponti sostenuti da denti;
  3. denti sostenuti da impianti in titanio.

Ognuna di queste scelte terapeutiche ha specifiche indicazioni. Vogliamo concentrare però ora la nostra attenzione sulla terza tipologia riabilitativa.

Implantologia dentale

La moderna implantologia si è sviluppata a partire dagli studi di riferimento sulla guarigione e la rigenerazione ossea condotti negli anni cinquanta e sessanta dal chirurgo ortopedico svedese Branemark. Questa terapia prevede un piccolo intervento chirurgico, in anestesia locale, in cui viene inserito nell’osso mandibolare o mascellare un impianto, realizzato principalmente in titanio. Tale protocollo riabilitativo si basa sul fatto che il titanio può integrarsi efficacemente con l’osso quando gli osteoblasti, cellule deputate alla neoformazione ossea, crescono sulla superficie grezza del titanio impiantato e al suo interno. Si forma quindi un collegamento strutturale e funzionale tra l’osso vivente e l’impianto stesso.

L’implantologia si può dividere in implantologia tradizionale, dove l’impianto può essere usato per posizionare la protesi definitiva dopo alcuni mesi di osteointegrazione, oppure in implantologia post-estrattiva, dove nella zona di estrazione del dente malato, se non ci sono problematiche di tipo infettivo, ascessi o cisti, si può inserire immediatamente l’impianto. Quest’ultima procedura provoca minor traumi sia alla gengiva che all’osso, dato che l’impianto si inserisce nell’alveolo del dente, cioè lo spazio lasciato dal dente estratto.

Infine abbiamo una terza metodica, l’impianto a carico immediato, che permette di posizionare immediatamente sull’impianto appena inserito, la protesi provvisoria.
Questa tecnica consente il ripristino di una o più zone di edentulia, agevolando il paziente sia dal punto di vista funzionale che estetico. In seguito, passati alcuni mesi, verrà applicata la protesi definitiva.

I moderni impianti dentali sono in pratica indistinguibili dai denti naturali una volta protesizzati; sono normalmente sistemati in una sola seduta e richiedono un periodo di osteointegrazione con l’osso mascellare che varia dai 3 ai 6 mesi. Trascorso questo periodo di tempo, il chirurgo può avvitare sugli impianti ormai osteointegrati dei monconi, per poter posizionare prima una corona provvisoria e poi una definitiva. Va specificato inoltre che l’inserimento dell’impianto nel tessuto osseo non è assolutamente doloroso, anzi è meno fastidioso di una semplice estrazione. Il paziente nella settimana successiva all’intervento potrebbe avere un piccolo gonfiore ma non prova quasi mai dolore.

Anche se caratterizzati da una percentuale di successo molto alta, (alcuni studi hanno mostrato infatti una percentuale di successo a 5 anni del 95% per impianti nella mascella inferiore e del 90% per impianti nella mascella superiore) gli impianti dentali possono non riuscire per una serie di ragioni, spesso correlate ad un fallimento del processo di guarigione. Ad esempio se l’impianto è inserito in una posizione sfavorevole o se non sono state eseguite tutte le indagini radiologiche, l’osteointegrazione potrebbe non avere luogo. Inoltre gli impianti possono fratturarsi o infettarsi, esattamente come i denti naturali.

Non sono suscettibili alla carie, ma la scarsa igiene orale può portare allo sviluppo di perimplantite, l’infezione della zona circostante l’impianto con possibilità di perdita dell’impianto stesso. Per tal motivo è molto importante che prima dell’intervento, il paziente tenga un’igiene orale molto accurata, in modo da eliminare qualsiasi possibile contaminazione batterica. Diventa quindi fondamentale, prima di eseguire l’intervento, sottoporre il paziente a delle radiografie, che possono essere semplici endorali, panoramiche o la Cone-Beam. Oltre ad un’anamnesi completa da parte del medico per valutare le esistenti patologie di carattere generale del paziente, malattie, farmaci in uso, dobbiamo spendere due parole su quest’ultimo esame radiografico d’elezione: la Cone-Beam (CBTC).

Quest’esame ci permette di effettuare un corretto studio della zona anatomica in cui si posizioneranno i nostri impianti proponendo un’immagine tridimensionale dei siti implantologici, la posizione precisa di anatomie importanti, del nervo alveolare inferiore, dei seni mascellari, delle vie aeree superiori e della qualità dell’osso per stabilire un corretto piano di trattamento.
È un esame che necessita di una dose di radiazioni molto ridotta, 6 volte inferiore rispetto ad una Tac convenzionale. Il paziente può rimanere comodamente seduto o in piedi per un tempo di 30-40 secondi.

Per concludere, è bene ricordare che assicurarsi una perfetta igiene orale, svolgere visite di controllo periodiche dal dentista e una corretta alimentazione, sono tutti fattori fondamentali per mantenere una salute perfetta della nostra bocca.
La soddisfazione del paziente e dell’operatore è sempre il risultato di una corretta pianificazione e gestione delle varie fasi della terapia impiantare: è fondamentale che l’implantologo abbia una solida formazione culturale e un’adeguata pratica clinica basata sul corretto utilizzo delle tecniche diagnostiche e operatorie più predicibili.

Dr. Mario Badino – R.S.O. Clinica Odontoiatrica MultiMedica Ospedale MultiMedica Castellanza