Parlami di te

Un inizio inaspettato

Nella ricerca del perchè la prima cosa che pensi è che sia colpa tua. Ma recriminando il passato si rischia di perdere di vista il da farsi!.

Il pensiero di un intervento chirurgico mette tutti in apprensione, a maggior ragione quando non ci si aspetta di averne bisogno. Questa l’esperienza di Vincenzo e della sua mamma. Nato con una complicazione alla mano destra dovuta a una Briglia Amniotica Costrittiva, al suo ottavo giorno di vita ha affrontato il primo intervento nel tentativo di ripristinare la funzionalità dell’arto.
Ho avuto una gravidanza tutto sommato normale; i controlli sono sempre andati bene, e anche gli esami più approfonditi hanno avuto buon esito. Non c’è stato modo di accorgersi che Vincenzo sarebbe nato con una mano “incarcerata” dentro se stessa.’

Che cosa ha provato il quel momento?

Sinceramente è stato uno shock. Sul momento ho pensato che Vincenzo avrebbe dovuto vivere senza poter adoperare una mano, e subito dopo che la colpa poteva essere mia: è il mio primo bimbo, magari durante la gravidanza avevo commesso qualche sbaglio, oppure era colpa della genetica. Cercavo un perché. Non mi pareva possibile che nei molteplici controlli fatti durante i mesi appena passati, nessuno si fosse accorto che Vincenzo teneva la manina stretta a pugno involontariamente. È stato difficile stare concentrati sul da farsi piuttosto che recriminare il passato, ma l’Ospedale si è messo subito in contatto con l’equipe del Professor Pajardi e non ho avuto tempo di pensare oltre.

Possiamo dire “nelle mani giuste”?

Adesso si! Eravamo ancora frastornati quando siamo arrivati all’Ospedale San Giuseppe e spaventati dall’idea di un intervento dopo soli otto giorni dalla nascita, perché all’incognita della riuscita dell’operazione si associava la paura di affrontare i postumi di un’anestesia totale, quindi il post-operatorio, e magari il dolore, i neonati possono utilizzare solo il pianto per comunicare il loro disagio e vai a tentativi per capire se si tratta di fame, di cambiare posizione o di mal di pancia. Invece Vincenzo non ha avuto complicazioni di sorta, con mio gran sollievo.

Non era possibile posticipare l’intervento?

Vincenzo è nato circa tre settimane prima del termine ed è stata una fortuna: mi è stato spiegato che se non si fosse intervenuti immediatamente, approfittando del fatto che le membrane non fossero ancora consolidate, Vincenzo avrebbe perso l’uso del dito medio.

Parliamo addirittura di amputazione?

Purtroppo in casi estremi si deve ricorrere all’amputazione dell’arto. Capisce bene lo stato d’animo con il quale ho affrontato il primo intervento, la molteplicità di sensazioni che affollavano la mia mente, l’unica cosa certa era la necessità imminente di intervenire; ma, già dopo la prima operazione, la mano di Vincenzo prendeva forma e ho capito che la scelta fatta era quella giusta.

Ma ha parlato di primo intervento, ce ne saranno altri?

A oggi Vincenzo ha affrontato già due interventi, e probabilmente ce ne saranno altri ancora. Pensi che durante il secondo, tra le briglie, è stata scoperta anche la falange del dito medio e presumibilmente è recuperabile anch’essa! Questi filamenti in eccesso che inglobano l’arto devono essere a poco a poco eliminati il più possibile, fino a ricostruire la mano nel suo aspetto più comune. Il percorso che ci attende, perciò, è ancora lungo: oltre agli interventi ci sono anche controlli medici periodici e sedute di fisioterapia mirata al ripristino della funzionalità intrinseca all’arto. Per fortuna Vincenzo utilizza già la sua manina: si tocca il viso e tenta di afferrare le cose.

Non è la prima volta che la sento parlare di fortuna.

Oltre alla bravura del personale dell’equipe di chirurgia della mano che ci ha seguiti, ci sono state anche circostanze che ci hanno e che continuano ad aiutarci: la nascita prematura, il passaggio immediato all’Ospedale San Giuseppe (io non sapevo nemmeno ci fossero medici specializzati nell’operare le mani), la reazione positiva di Vincenzo alle sedute di fisioterapia, sono tutte cose che giocano a nostro favore per il miglior recupero. Inoltre in ospedale ho potuto confrontarmi con realtà diverse, ci sono persone che devono affrontare veri e propri viaggi per raggiungere la struttura ospedaliera più consona a trattare il loro problema medico, mentre per noi la vicinanza è un notevole privilegio (tra poco ricomincerò anche a lavorare e per continuare il percorso terapeutico risparmiare tempo per gli spostamenti mi sarà di grande aiuto nella gestione quotidiana).

Quali le prossime tappe?

Dopo il secondo intervento e le successive medicazioni, Vincenzo ha iniziato un ciclo di sedute di fisioterapia, al termine delle quali ci aspetta il controllo medico, sarà in concomitanza di quest’ultimo che verrà valutato il risultato ottenuto finora e stabilito se sarà necessario intervenire nuovamente nell’immediato oppure attendere qualche tempo e continuare con la fisioterapia.
I medici e i fisioterapisti di Chirurgia della Mano ci accompagneranno per diversi anni, quantomeno fino all’adolescenza, perché per ogni fase evolutiva della crescita ci sarà la necessità di valutare la funzionalità della mano di Vincenzo. Nel frattempo spero di condurre la vita di una classica neomamma condividendo e affrontando con il mio bimbo le sue piccole scoperte.

La Briglia Amniotica Costrittiva

La briglia amniotica è un’anomalia, molto rara e non ereditaria, delle membrane amniotiche. Consiste nella formazione di un filamento di membrana teso da un punto all’altro del sacco amniotico e appare come un filo sottile.
Non si conosce ancora con esattezza quale sia la causa che determina la loro comparsa ma secondo la teoria più accreditata le briglie amniotiche sono causate da una rottura precoce dell’amnios (il sacco amniotico).

Quali che siano le cause, nel 70% dei casi le briglie scompaiono da sole e senza conseguenze nel corso del secondo trimestre di gravidanza.
Purtroppo però possono causare delle aderenze tra i delicatissimi tessuti (Sindrome della briglia amniotica), quando cioè il piccolo entra in contatto con esse e vi rimane “imbrigliato”. In questo caso, comunque molto raro, si parla di briglie costrittive soprattutto a carico degli arti e delle estremità.

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