Diagnosi e cure

Ipertrofia prostatica benigna: quando intervenire

L’ipertrofia prostatica è una condizione benigna che interessa buon parte degli uomini durante la loro vita. La prostata è una ghiandola che ha una funzione sessuale, infatti produce parte del liquido seminale. È localizzata dietro al pube, sotto alla vescica, davanti al retto.
La vescica, che ha una parete muscolare atta a contenere ed espellere l’urina, nel suo tratto più distale si riduce di diametro progressivamente convergendo nell’uretra che è il canale che conduce l’urina sino al pene. La parte imbutiforme della vescica, costituita da anelli circolari, si chiama collo vescicale.
La prostata è letteralmente attraversata dall’uretra al suo centro e nella sua parte craniale è in continuità anatomica e strutturale con il collo vescicale.

Prostata e vescica e uretra prossimale sono quindi un complesso funzionale. È pertanto immediatamente evidente come un problema alla prostata o alla vescica o all’uretra si possa tradurre in un problema urinario per l’uomo.
Il termine “ipertrofia prostatica” è ormai entrato nell’uso comune. Purtuttavia è fuorviante. Infatti, con l’invecchiamento (che sarebbe il termine più appropriato) si verificano 3 fenomeni a livello del complesso funzionale prostata-vescica:
1) la prostata aumenta di volume (ipertrofia prostatica)
2) compaiono i sintomi urinari
3) insorge l’ostruzione urinaria.

Per quanto possa sembrare tutto correlato in realtà questi 3 fenomeni hanno uno sviluppo completamente indipendente l’uno dall’altro. Il fatto più rilevante è quindi che l’ipertrofia (il volume aumentato) della prostata non è la causa dei sintomi urinari o dell’ostruzione ma solo un segno come altri dell’invecchiamento. Dal punto di visita clinico il volume prostatico non è di interesse sino a che non si decide di effettuare una terapia per i sintomi e/o per l’ostruzione. In questo caso è importante per stabilire quale modalità terapeutica adottare.
Quindi, sottolineo, l’ipertrofia prostatica di per sé (inteso come volume prostatico aumentato) NON deve essere il trigger di nessun intervento terapeutico salvo quando, particolarmente sviluppata, causa la presenza di sangue nelle urine, anche di entità significativa, fenomeno di per sé piuttosto raro.

I sintomi urinari, quantificabili con un semplice questionario che è validato pure in lingua italiana, l’IPSS e inquadrati con un “diario” minzionale, possono solo influenzare la qualità di vita ma non hanno mai nessun effetto sulla durata della stessa. I sintomi più frequenti sono lo stimolo urinario urgente, improprio rispetto alla quantità di urina che viene poi effettivamente evacuata, lo stimolo frequente, in particolare la notte, la difficoltà a svuotare la vescica in particolare la notte o al mattino, il mitto urinario debole, lo sgocciolamento post-minzionale.
Se i sintomi interferiscono con le attività svolte quotidianamente e impattano negativa sulla qualità di vita (e questo solo il paziente lo può sapere) si possono proporre delle terapie mediche o chirurgiche per migliorarla. In generale si inizia con la terapia medica. Se essa risulta insoddisfacente o se nel corso degli anni diventa inefficace si può eventualmente passare a una terapia chirurgica. L’ostruzione urinaria può essere invece un serio problema di salute. In particolare, se non si associa ai sintomi e/o all’ipertrofia della prostata. In quest’ultimo caso, infatti, può decorrere del tutto asintomatica sino a che, peggiorando, non causa quelle che chiamiamo impropriamente “complicazioni dell’ipertrofia prostatica” ovvero le infezioni urinarie ricorrenti, la ritenzione urinaria acuta con necessità di posizionamento di catetere vescicale o la più subdola ritenzione urinaria cronica.
Per ritenzione urinaria cronica si intende l’incapacità della vescica a svuotarsi del tutto sviluppando un ristagno di urina. Il fenomeno è una combinazione di minore forza contrattile della vescica e aumentata resistenza allo svuotamento della stessa. Nel lungo termine la ritenzione cronica può far sì che i reni funzionino inadeguatamente (insufficienza renale ostruttiva).
Il fenomeno, come dicevo, può svilupparsi senza sintomi o ad un certo punto causare una forma di incontinenza da “rigurgito di urine” che si manifesta prevalentemente la notte. L’ostruzione richiede obbligatoriamente un intervento terapeutico che può essere medico ma più spesso chirurgico.

In conclusione, l’”ipertrofia prostatica” intesa come invecchiamento del complesso funzionale vescica, prostata, uretra prossimale, è una condizione frequente che può influenzare la qualità di vita ma anche, seppur raramente, determinare complicazioni serie, in genere ben curabili. Per evitare che l’ostruzione urinaria, quando presente e significativa, possa portare anche senza particolari sintomi a delle complicazioni è necessario che gli uomini si sottopongano a controlli clinici su indicazione del Medico di Medicina Generale. La visita urologica, il dosaggio del PSA, della creatinina plasmatica, l’esame chimico fisico delle urine e una ecografia estemporanea a livello dell’addome per controllare vescica, prostata e reni sono le indagini essenziali.
La cadenza con cui eseguirle dipende da molteplici fattori, età, sintomi o segni (le complicazioni), patologie concomitanti. È importante precisare il ruolo del PSA in questo contesto: un suo valore elevato può anticipare l’insorgenza di complicazioni.

Dr. Angelo Naselli, co-primario dell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale San Giuseppe.