Diagnosi e cure

La Riabilitazione Neuromotoria al tempo del Coronavirus

Come uno tsunami, il virus del Covid-19 ha stravolto il mondo facendo conoscere i suoi effetti più nefasti. La malattia ha costretto all’allettamento e all’intubazione molti pazienti, soprattutto anziani, praticamente semi immobilizzati per diverse settimane. I ricoverati in terapia intensiva, di fatto, hanno vissuto un periodo sospeso tra la vita e la morte, assistiti da medici e infermieri preparati, che hanno saputo applicare protocolli d’intervento efficaci, spesso innovativi, grazie ai quali si sono potute salvare molte vite.
Ma per chi sconfigge l’infezione da Covid-19, il ritorno alla normalità non è affatto scontato, soprattutto per i pazienti più gravi che devono fare i conti con gli strascichi lasciati dal virus.
Abbiamo chiesto al dr. Bruno Conti e al dr. Franco Cosignani, Direttori del Dipartimento di Riabilitazione Specialistica e Neurologica del Gruppo MultiMedica, di fare chiarezza su questa tematica importante, ma ancor poco discussa.

Quali sono gli effetti neurologici e neuromotori del Coronavirus?

“Purtroppo, dopo una prolungata ospedalizzazione, anche nei pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai tamponi di verifica al termine della malattia, possono persistere quadri di disabilità con gradi variabili di deficit motori, respiratori, cognitivi e sensoriali, che richiedono un sostegno adeguato attraverso un percorso di riabilitazione specifico.
Il decondizionamento, ossia la perdita di forza e massa muscolare dovuta alla prolungata inattività fisica, induce un ridotto anabolismo proteico, un’infiammazione sistemica e una riduzione della densità capillare, con effetto negativo sulla vascolarizzazione della struttura muscolare.
L’infezione da Sars-Cov-2 non si limita a danneggiare la funzione respiratoria del paziente, a causa dalla polmonite interstiziale, ma può colpire il sistema nervoso centrale e periferico. In relazione all’area interessata, il danno centrale può dare luogo a stati confusionali, problemi sensitivo/motori, del linguaggio, della deglutizione, perdita dell’olfatto e del gusto, ecc..
Inoltre, nei pazienti ricoverati nelle Terapie Intensive, abbiamo frequentemente riscontrato l’insorgenza di una malattia che si definisce Crimyne, ovvero una polineuromiopatia caratterizzata da un danneggiamento e da un cattivo funzionamento dei nervi appartenenti al sistema nervoso periferico, e da problematiche muscolari che vanno dall’atrofia alla necrosi delle cellule muscolari.”

Qual è il ruolo della riabilitazione neuromotoria?

“Il controllo dell’assetto corporeo e del movimento è il risultato di meccanismi o “funzioni” complesse che richiedono il coinvolgimento di vari sistemi tra loro dinamici (strategie motorie, sensoriali, processi cognitivi, vincoli biomeccanici).
L’alterazione di uno di questi meccanismi può compromettere l’equilibrio posturale, il movimento, l’orientamento e rappresentare un serio pericolo per la salute del paziente.
Con la riabilitazione si può intervenire genericamente con due modalità d’azione:
1) Ricerca e guida di un recupero “intrinseco”, caratterizzato dalla ripresa parziale o totale delle capacità delle funzioni danneggiate.
Il paziente riacquisisce la capacità di effettuare determinate prestazioni con modalità analoghe a quelle precedenti al danno.
2) Facilitazione di un recupero “estrinseco” o adattativo, definito anche di “sostituzione funzionale”. È la capacità di eseguire una determinata funzione attraverso l’acquisizione di nuove strategie.

Come si può immaginare, la presa in carico di questi pazienti è complessa e richiede un percorso riabilitativo multidisciplinare e personalizzato, necessario per ridurre la disabilità e tornare ad un lento ma progressivo recupero.
Nonostante il forte stress a cui eravamo sottoposti durante l’emergenza, dobbiamo riconoscere che tutti i nostri operatori sanitari si sono prestati in modo encomiabile per dare un aiuto, disponibili a rimodulare i loro turni e attività lavorative, come una vera squadra.”

Con le problematiche appena descritte, durante la pandemia da Coronavirus, accanto a medici e infermieri, hanno avuto un ruolo di spicco gli specialisti della Riabilitazione. Assunta Cartaginese, Coordinatrice dei Fisioterapisti del Gruppo MultiMedica, ci racconta le evidenze ottenute dall’osservazione dei dati raccolti e la sua esperienza nei mesi più “caldi” dell’emergenza.

Quali sono i dati relativi alla nostra casistica?

“Il nostro intervento si è concentrato sul recupero delle funzioni neuromotorie, in quanto, la maggior parte dei pazienti Covid, ed in particolare i dimessi dalla Terapia Intensiva, presentavano una importante debolezza muscolare ed una fatica al minimo movimento, come il compiere i semplici gesti di vita quotidiana.
Se consentito dal quadro clinico, valutato dal costante confronto con l’équipe medica presente nel reparto, abbiamo somministrato due test per valutare le prestazioni motorie e cognitive dei pazienti. Il primo test, chiamato Sit to Stand, utile per evidenziare la resistenza e la stabilità nella verticalizzazione, calcola il tempo d’azione che impiega il paziente per sedersi e rialzarsi da una sedia per 5 volte consecutive. Il secondo test, Time Up and Go, ci fornisce una valutazione sia del deficit motorio, sia del deficit cognitivo e di quanto quest’ultimo possa interferire sul movimento, misurando il tempo impiegato dal soggetto per alzarsi da una sedia, percorrere 3 metri di cammino, girarsi, tornare indietro e risedersi, il tutto anche tenendo in mano un bicchiere pieno d’acqua oppure contando al contrario.
Sulla base dei punteggi ottenuti, i test hanno evidenziato una difficoltà alla resistenza fisica e al mantenimento della funzione del cammino. È da notare che, a causa della loro condizione, non è stato possibile sottoporre al test la maggior parte dei pazienti ricoverati, circa il 60%.

La mole di prestazioni erogate è stata altissima. I dati raccolti in un mese, dal 20 aprile al 20 maggio, registrano 84 accessi in Terapia Intensiva e 276 accessi in reparto, nel solo Presidio ospedaliero di Sesto San Giovanni; 47 accessi nel reparto di Pneumologia e 167 accessi in reparto nell’Ospedale San Giuseppe.
Tutti i trattamenti riabilitativi sono stati personalizzati rispettando le condizioni del singolo paziente e calibrati attraverso il costante monitoraggio dei loro parametri, come l’ossigenazione, la saturazione del sangue, ecc..
Durante l’emergenza, sono stati precettati medici di ogni “estrazione” specialistica che hanno collaborato offrendo il proprio bagaglio di competenze, tutti impegnati ad aiutare pazienti e operatori in prima linea.
Non vanno dimenticate figure professionali come gli psicologi del nostro Gruppo, che non solo hanno inquadrato le prime difficoltà cognitive dei ricoverati, ma hanno sostenuto i pazienti e noi operatori nel turbinio delle emozioni e nella loro gestione.
È stato un lavoro molto complesso e, a tratti, destabilizzante, soprattutto dal punto di vista psicologico, e ha comportato un impegno emotivo molto profondo. Tra colleghi ci siamo sostenuti vicendevolmente e con la nostra unità abbiamo creato una grande forza. Per questo motivo, devo ringraziare i miei primari, presenti 7 giorni su 7, i quali hanno retto l’urto con tutte le loro forze, trasmettendomi quella serenità che, a cascata, ho potuto infondere ai componenti del mio team, che colgo l’occasione per elogiare e ringraziare.
Piccolo inciso: un GRAZIE speciale ai terapisti che quotidianamente, bardati da testa a piedi, hanno visto e vissuto da vicino la vera drammaticità del momento, senza mai dimenticarsi della loro professionalità ed umanità.”