Ricerca scientifica

La ricerca che cura

I pazienti vengono curati meglio dove si fa ricerca”: con queste parole, Umberto Veronesi, oncologo famosissimo che nella sua carriera ebbe modo di ricoprire tutti i ruoli della Medicina, fino ad arrivare ad essere Ministro della Sanità, sintetizzava in modo efficacissimo il concetto della “ricerca che cura”.

Ma perchè la Ricerca “cura”? Quale è il valore positivo della ricerca in campo biomedico? Quali sono le implicazioni della ricerca che più hanno un impatto sulla qualità della assistenza, e sulla salute del singolo paziente, ovviamente più interessato al proprio benessere che ai progressi in astratto della scienza?

La Ricerca insegna a lavorare in gruppo

Per comprendere meglio bisogna innanzitutto sforzarsi di uscire dalle immagini che tutti abbiamo in mente, continuamente riprodotte in televisione o al cinema, del ricercatore isolato nel suo mondo misterioso, intento a lavorare in ambienti sofisticati, circondato da complesse apparecchiature, su argomenti apparentemente molto complessi. Queste scene hanno indubbiamente un impatto mediatico e colpiscono chi le osserva, ma rappresentano solo una piccola parte della quotidianità della ricerca in campo medico. In realtà, la ricerca che efficacemente si traduce in migliori possibilità di cura per i pazienti ha implicazioni molto più vaste, magari meno appariscenti, ma non per questo motivo meno efficaci.

La ricerca moderna, infatti, non è frutto di un singolo ricercatore, ma è lavoro di equipe. Per raggiungere il risultato atteso, le competenze di numerosi professionisti vengono messe in campo simultaneamente, ciascuno per la propria parte. In particolare, per la ricerca in campo clinico –quella che più rapidamente si traduce in progressi di cura – questo vuol dire una stretta collaborazione tra numerosi professionisti. Per esempio, in campo oncologico, le equipe di ricerca vedono l’infermiere, l’oncologo, il radiologo, il farmacologo clinico, il chirurgo, il radioterapista, concentrarsi insieme sul medesimo problema. Lo stesso si può dire per la ricerca clinica in campo cardiovascolare, neurologico, ecc. Quindi, dove si fa ricerca, vi è una naturale abitudine a fare gruppo tra professionisti multidisciplinari e questa abitudine si conserva e si trasferisce automaticamente anche alla maggioranza dei pazienti che non entrano a fare parte di protocolli di ricerca, ma che si rivolgono a quella Struttura.

La Ricerca insegna a lavorare con precisione

La raccolta dei dati scientifici, la loro elaborazione per calcoli statistici, il loro utilizzo per pubblicazioni e presentazioni ai congressi, hanno chiaramente bisogno di una metodologia particolarmente accurata, molto più precisa di quanto normalmente è sufficiente nella normale pratica clinica. Anche in questo caso, l’abitudine a raccogliere le informazioni in modo dettagliato, a valutarle con precisione, ad utilizzare strumenti informatici avanzati, diventa parte del modo di lavorare quotidiano dei professionisti che fanno ricerca, anche quando siano di fronte ad un paziente al di fuori di specifici percorsi scientifici.

La Ricerca impone lo studio e l’aggiornamento costante

Per sua natura, la Ricerca mira ad esplorare nuove frontiere della conoscenza. A verificare nuove ipotesi partendo da quanto già si conosce su di un argomento, ma anche ad evitare di investire risorse su argomenti già noti. Quindi, è assolutamente necessario che chi vi si dedica debba avere una conoscenza molto approfondita della materia. Il medico ricercatore deve infatti studiare tutto quanto è noto su un argomento, e inoltre tenersi costantemente aggiornato non appena nuove scoperte vengano fatte per “aggiustare il tiro” delle proprie ricerche. Tutto questo si traduce in un grado di conoscenza della materia superiore a quella richiesta alla maggior parte dei medici, e in uno sforzo continuo di aggiornamento professionale.

Concludendo, il valore aggiunto dell’assistenza in un Ospedale che faccia anche ricerca, come l’IRCCS MultiMedica, è qualcosa che va ben al di là dei progressi scientifici e del vantaggio per alcuni pazienti le cui patologie siano oggetto di specifiche ricerche. È il risultato positivo di un modo di lavorare e di un atteggiamento professionale di cui tutti possono beneficiare.

Prof. Giuseppe Ambrosio
Task Force Direzione Scientifica, IRCCS MultiMedica