Diagnosi e cure

La sindrome del colon irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile (in inglese Irritable Bowel Syndrome, IBS) rappresenta la patologia funzionale gastroenterica più diffusa, ne soffre infatti circa il 10% della popolazione generale, in prevalenza di sesso femminile e in giovane età. Spesso chi ne soffre sperimenta anche una riduzione della qualità di vita e circa il 60% di essi riporta anche debolezza e affaticamento.

La diagnosi si basa sui criteri di ROMA IV, redatti da un gruppo di esperti per definire le patologie funzionali, ed è caratterizzata dalla presenza di dolore addominale ricorrente, presente per almeno 3 mesi all’anno, correlato alla variazione dell’evacuazione e alla modificazione della forma e della consistenza delle feci e che migliora dopo l’evacuazione. Si riconoscono tre principali forme: IBS-C con un alvo stitico, IBS-D con alvo diarroico, e una forma mista (IBS M) con alvo alterno; i sintomi possono cambiare nel tempo, alternandosi. Possono anche esserci periodi con sintomi molto intensi ed eclatanti e altri in cui essi si attenuano o spariscono. Al dolore addominale si associano il gonfiore e la distensione addominale, il meteorismo e la difficoltà di una evacuazione completa. La patogenesi dell’IBS è complessa e multifattoriale, determinata da un’alterata regolazione dell’asse cervello-intestino, e include un’alterata motilità intestinale, un’ipersensibilità viscerale (un’abnorme percezione dei normali processi digestivi), ed una alterata secrezione intestinale. Più recentemente ha preso valore un altro possibile fattore patogenetico: il microbiota intestinale, che nell’IBS è significativamente diverso da quello dei soggetti sani. Studi sul genoma intestinale hanno evidenziato una riduzione dei batteri “buoni” ad attività antinfiammatoria ed un aumento delle specie tipo Clostridi e Faecalibatteri (maggiore propensione all’infiammazione), con un incremento di 2 volte del rapporto Firmicutes/Bacteroidetes e una riduzione di 1,5 volte dei Bifidobacteria, con Enterotipi diversi in base alla tipizzazione e alla severità dell’IBS.

Diagnosi

Per la diagnosi è necessario fare una accurata anamnesi per escludere altre patologie che possano mimare gli stessi sintomi, quindi escludere patologie organiche (tra cui cancro del colon, coliti, malassorbimento, disfunzione del pavimento pelvico, endometriosi, disturbi della tiroide, morbo di Crohn, celiachia). In caso, è possibile svolgere anche esami strumentali ed ematici. È importante per il medico capire la durata complessiva della sintomatologia, la natura e gravità del disturbo. Allo stesso modo anche capire la valutazione soggettiva che ne dà il paziente riguardo alla gravità e alle ripercussioni sulla vita quotidiana. Spesso infatti ci sono altri sintomi, fuori dalla sfera gastro-intestinale che colpiscono i soggetti con IBS tra cui possiamo citare la letargia, il mal di schiena, problemi urinari, dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia), difficoltà a dormire, mal di testa. La qualità di vita viene infatti toccata, chi soffre di colon irritabile lamenta periodicamente disturbi che rendono difficile vivere una vita serena e normale.

Terapia

Essendo la sindrome dell’intestino irritabile un disturbo funzionale (cioè classificato in base alla sola presentazione sintomatologica e caratterizzato dall’assenza, come causa patogenetica, di un danno organico documentabile) l’approccio terapeutico è volto a trattare i sintomi: dolore, diarrea o stipsi e le sintomatologie ad essi correlate. Inizialmente è utile cercare di migliorare il proprio stile di vita, anche impostando una nuova dieta e affidandosi all’aiuto del supporto psicologico. La dieta più idonea prevede l’aumento o la riduzione di fibre rispetto alla propria sintomatologia (o fibre solubili, non alimentari, tipo Psyllio che va bene sia per i soggetti con stipsi che quelli diarroici), pasti regolari e consumati lentamente, un’idratazione corretta ed evitare per quanto possibile l’assunzione di alcolici, caffè e cioccolato. Sono consigliati i probiotici anche se non sappiamo bene quali tipo, a quale dosaggio e la durata di assunzione. A questo si associano utili raccomandazioni sullo svolgere una adeguata attività fisica quotidiana, che aumenta il senso di benessere, riduce lo stress e la depressione e favorisce la normale motilità intestinale, e su un riposo notturno appropriato. Per il dolore addominale si propongono agenti anticolinergici spasmolitici e menta piperita, assunti anche a scopo preventivo.

Utili anche antidepressivi a basso dosaggio come modulatori della sensibilità viscerale periferica. Per il gonfiore ed il meteorismo, oltre a cercare di regolarizzare l’alvo, si imposta una terapia con rifaximina, un antibiotico non assorbito a livello sistemico, quindi meglio definito come eubiotico che ripristina un regolare e sano microbiota intestinale. Di grande utilità è associare per un breve periodo una dieta a basso contenuto di FODMAP.

I FODMAP (oligo/di/monosaccaridi e polioli fermentabili) sono carboidrati poco assorbiti a catena corta che fermentano nel colon e aumentano il contenuto di acqua e gas, con conseguente distensione intestinale, dolore addominale e diarrea e/o stitichezza. Secondo la teoria dei FODMAP limitando tali nutrienti si riducono i sintomi almeno nei tre quarti dei pazienti. Il protocollo dura 6-8 settimane. Molto importante per seguire correttamente la dieta a basso contenuto di FODMAP è avere un servizio di dietologia a cui afferire, soprattutto per la reintroduzione graduale degli alimenti eliminati, al fine di capire quali e in quale quantità siano implicati nel disturbo. Infine, nell’IBS gioca un ruolo importante anche la psiche, essendo una patologia più frequente in pazienti ansiosi e depressi. Lo stress, gli aspetti cognitivi ed emotivi, il comportamento verso le malattie, sono infatti fattori di mantenimento del circolo vizioso tra sintomatologia somatica e psicologica. Un buon controllo sia farmacologico che di counselling psicoterapeutico rappresenta l’adeguato completamento terapeutico.

Roberta Barbera – Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva – Ospedale San Giuseppe