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Per un naso proporzionato, naturale e che funzioni

Troppo lungo, troppo corto, con la gobba, storto, con la punta grossa, oppure causa di una cattiva respirazione se il setto è deviato o compromesso da frattura. Sono diverse le ragioni estetiche e funzionali per intervenire sul naso con una delle operazioni più frequenti in chirurgia plastica: la rinoplastica. Tuttavia, resistono tante false credenze: dal grande spauracchio del dolore alla qualità del risultato finale.

Incominciamo col dire che un naso operato bene è un naso che non lascia neanche supporre l’intervento. Il risultato di una rinoplastica eseguita a regola d’arte è un naso dall’aspetto naturale, perfettamente proporzionato al volto e perfettamente funzionante. Non è, quindi, un naso perfetto in sé, bensì un bel naso, regolare, che si integra armoniosamente con la forma del viso, la distanza tra gli occhi e la forma di mento e fronte.
Sarebbe però ipocrita negare che ancora oggi vi sono molti esempi di nasi che rivelano immediatamente di essere rifatti. È il cosiddetto “surgical look”, un risultato molto più comune 20 o 30 anni fa, comunque sempre riconducibile a un’esecuzione non eccellente. Tuttavia, da anni, la chirurgia plastica ha come obiettivo la massima naturalezza: sembrare belli e giovani, mai rifatti. È stato superato anche il problema delle cicatrici. Infatti, con la tecnica “closed”, la rinoplastica non lascia nessuna cicatrice visibile, dato che le incisioni sono effettuate esclusivamente nella parte interna del naso.

Altra diceria diffusa è quella che descrive la rinoplastica come molto dolorosa. È il tipico argomento da prima visita, ma non è vero. Anche persone che prendono seriamente in considerazione l’intervento, e che sono ben informate, sono spesso molto spaventate da questo elemento. In realtà, il giorno stesso dell’intervento, il paziente viene seduto, non ha necessità di stare a letto e prova un dolore totalmente controllabile con un normale analgesico. E, soprattutto, è dimesso il giorno successivo con delle semplicissime prescrizioni domiciliari.
Esiste poi il problema dei tamponi, altro argomento che getta i pazienti nel panico. Io li uso e con me molti dei miei colleghi, ma solo per alcune ore. Sono materiali assolutamente innovativi e la loro rimozione è assolutamente indolore.

Al termine dell’intervento, che dura circa un’ora, si applica sul naso un tutore rigido, che va tenuto per 5-7 giorni e viene poi sostituito da cerottini, da portare per 3-4 giorni. Lo scopo del tutore, come dei cerotti applicati in seguito, è quello di controllare il gonfiore, tenendo il naso nella corretta posizione e riparandolo da qualsiasi trauma, anche minimo. Dopo questo periodo, una decina di giorni al massimo, ecchimosi ed edemi sono praticamente scomparsi e si può riprendere la normale vita sociale. Nella zona può rimanere un minimo di gonfiore, che scompare completamente nell’arco di 3-4 mesi. L’attività sportiva, anche intensa, può essere ripresa dopo 3 settimane, periodo dopo il quale è anche consentita l’esposizione al sole; un’eventualità che, al massimo, può rallentare il processo di progressiva riduzione dell’edema (infatti non è corretto dire che il periodo estivo non sia indicato per questo tipo di chirurgia).

È inoltre importante ricordare che la rinoplastica non è soltanto un intervento di tipo estetico. Anzi, è la soluzione ad alcune alterazioni funzionali più facilmente o più comunemente associate a dimorfismi nasali, come la deviazione del setto nasale e l’ipertrofia dei turbinati inferiori, due problemi che possono coesistere, ma, più facilmente, la deviazione del setto rappresenta l’alterazione anatomica che porta a difficoltà respiratoria. Inoltre forme lievi di deviazioni del setto nasale, non diagnosticate correttamente prima di un intervento di rinoplastica, potrebbero addirittura divenire funzionalmente rilevanti in senso negativo nel post-intervento. È importante dunque la corretta diagnosi preoperatoria che può essere fatta semplicemente con la visita e con indagini radiologiche quali la TAC. La risoluzione chirurgica di tali comuni problematiche è rappresentata dalla settoplastica (altro non è che un “passaggio” nell’ambito dell’intervento chirurgico della rinoplastica stessa) e la devascolarizzazione sottomucosa dei turbinati. Sono quindi interventi chirurgici basici e normalmente abbinabili alla rinoplastica.

A differenza della rinoplastica “estetica”, gli interventi ci correzione funzionale sopra descritti sono erogabili anche con il Servizio Sanitario Nazionale, pertanto al paziente non costano nulla.

Francesco Klinger, Direttore Unità di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, Gruppo MultiMedica / Università degli Studi di Milano