La posta del cuore

Pacemaker e Gravidanza

Ho 27 anni e circa 3 anni fa ho subito un intervento cardiaco a seguito di un endocardite. Ora vivo con entrambe le valvole, aortica e mitralica, meccaniche, sono portatrice di pacemaker e sono sotto terapia anticoagulante. Se desiderassi avere un figlio, che rischi corro? Posso affrontare una gravidanza?


Risponde

Dr. Michele Lombardo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia
Ospedale San Giuseppe MultiMedica

Gentile signora,

Lei pone l’accento su una problematica di grande interesse, essendo portatrice di due protesi valvolari meccaniche in sede aortica e mitralica, che è stato necessario impiantare alcuni anni fa a seguito di un’infezione endocarditica. Avere una protesi meccanica impone di mantenere il sangue fluido con farmaci che, impedendo la formazione di trombi (coaguli) al livello delle valvole artificiali, da un lato assicurano la loro funzionalità, dall’altro aumentano il rischio di emorragia.

Proverò a rispondere al suo quesito formulando due domande:

  1. la necessità di mantenere una terapia anticoagulante deve sconsigliare la gravidanza ?
    La risposta è no. Tuttavia nel valutare la prognosi è necessario anche considerare le condizioni di funzionalità cardiaca della paziente e tenere presente che una gravidanza in corso di terapia anticoagulante comporta un rischio aumentato di sanguinamento, sia per la madre che per il feto.
  2. Possiamo ridurre il rischio emorragico mantenendo una scoagulazione efficace?
    La risposta è si.

Occorre utilizzare le eparine a basso peso molecolare, che non passano la barriera placentare e quindi sono sicure per il feto: questi farmaci devono essere somministrati per via sottocutanea ogni 12 ore. Gli anticoagulanti orali (i dicumarolici) sono invece dannosi per il feto e pertanto possono essere impiegati esclusivamente a partire dalla 13° settimana di gestazione fino al pre-termine, quando devono essere sostituiti dalle eparine: quelle a basso peso molecolare vanno sospese 12-24 ore prima del parto; l’eparina non frazionata, che ha un’emivita più breve e viene infusa per via endovenosa, deve essere sospesa 6 ore prima e ripresa 12 ore dopo il parto.

Concludendo: il suo legittimo desiderio di maternità comporta un certo aumento del rischio rispetto al normale e richiede una scelta consapevole e responsabile, data la necessità di mantenere una scoagulazione efficace per tutta la durata della gravidanza. Questa condizione clinica, tuttavia, può essere efficacemente gestita da un’attenta conduzione terapeutica e non dovrebbe di per sè costituire un impedimento al concepimento in un ambiente ospedaliero protetto e dedicato.