Parlami di te

Se i conti non tornano

Ci conosciamo davvero così bene da riuscire a capire quando stiamo davvero male? Esiste un sesto senso che ci permette di distinguere un malanno banale da qualcosa di più grave?

È la sig.ra Sara che ci racconta come, sentendosi poco bene una notte, quello che pensava essere un virus influenzale si è poi rivelato qualcosa di ben più serio.

Signora Sara come mai ha deciso di presentarsi al Pronto Soccorso?

Sinceramente non ricordo bene come mi sono ritrovata in ospedale, sicuramente è stato mio marito, che vedendomi per la prima volta stare così male, ha insistito per portarmi al Pronto Soccorso. Perché deve sapere che in tutta la mia vita, a parte qualche malanno stagionale, ho sempre goduto di buona salute, che tengo controllata regolarmente seguendo le indicazioni del mio medico curante. Ma quella notte di una domenica di fine ottobre c’era qualcosa di diverso.

Ci spieghi meglio com’è andata.

Ricordo che già durante la giornata non mi sentivo a posto. Avevo nausea e febbre, e sentivo una sensazione di indolenzimento in tutto il corpo, ma è stato durante la notte che la situazione è peggiorata. Dalla nausea sono passata al vomito e l’indolenzimento generale si è trasformato in rigidità diffusa soprattutto a livello testa-collo e agli arti, tanto che verso mattina faticavo nei movimenti e avevo la stessa sensazione di quando si è sott’acqua e si sente tutto attutito e lontano. A ciò si era aggiunto un dolore persistente al fianco sinistro. Penso sia stato allora che mio marito mi ha accompagnato presso l’Ospedale San Giuseppe, dove sapevamo esserci il servizio di Pronto Soccorso.

Era dunque trascorsa la notte e ormai mattina quando è arrivata in ospedale, cosa è successo poi.

Si, era abbastanza presto, ho riferito quanto sentivo all’infermiere che mi ha accolto, che ha compreso subito che miei sintomi non erano da sottovalutare. Io nel frattempo, pur non avendo febbre, mi sentivo sempre più isolata e confusa, e l’irrigidimento era aumentato, soprattutto al collo e alla testa. Ai primi esami si riscontrarono valori piuttosto elevati di glucosio, al ché mi chiedono se ne ero a conoscenza o già in cura per il diabete. Assolutamente no, agli ultimi controlli, che avevo eseguito nel precedente febbraio, tutti i valori erano nella norma. Nel frattempo tentano di alleviarmi il dolore: migliora all’addome, ma la sensazione di rigidità e di stordimento permane inalterata. Anche i successivi esami strumentali, TAC ed ecografia, sono in sostanza nella norma, è allora che decidono di ricoverarmi presso il reparto di Endocrinologia.

È quindi durante il ricovero che si scopre effettivamente qual è la natura del suo malessere?

Esatto. Il giorno seguente, sotto terapia antibiotica e insulinica i miei sintomi non sono peggiorati ma mi fanno ancora compagnia; è ricomparsa però la febbre. Dopo consulto con lo Specialista Neurologo, che valuta la necessità di esaminare il liquido cerebro-spinale, sono trasferita presso l’Unità Operativa di Neurologia diretta dal Dott. Pietro Bassi. L’intuizione del neurologo è confermata quando il risultato dell’esame del liquor prelevatomi è positivo per meningite batterica meningococcica.

Posso immaginare, dopo i casi occorsi nell’anno passato e appresi dai quotidiani, lo spavento quando le è stata comunicata la notizia.

In realtà l’ho realizzato solo dopo qualche giorno di terapia antibiotica specifica, perché a causa dello stordimento e della sonnolenza che caratterizzavano il mio stato, non ho subito compreso quale fosse la gravità della mia malattia. E lo stesso vale per tutto il periodo di ricovero, che è durato circa venti giorni, nel quale sono stata scrupolosamente seguita sia dal punto di vista medico sia infermieristico e di conseguenza non ho pensato a quello che avevo. Piuttosto al rientro a casa, riflettendoci un poco, la paura ha fatto capolino.

Ma sicuramente non sarà stata abbandonata a se stessa?

Infatti, è stato così! Già al momento delle dimissioni mi sono stati pianificati sia il controllo neurologico sia quello diabetologico; patologia quest’ultima di cui da allora sono affetta. Inoltre, su segnalazione dell’ospedale, sia io sia mio marito, siamo stati contattati dall’ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) di riferimento e chiamati per eseguire la vaccinazione indicata al mio caso. Perciò no, non mi sento per niente abbandonata.

La meningite

La meningite è un’infiammazione delle membrane (meningi) che avvolgono cervello e midollo spinale, e può avere complicanze molto gravi. La meningite riconosce principalmente cause infettive, ma esistono anche meningiti non infettive (es. da farmaci, da neoplasia). La forma di natura infettiva può essere virale, batterica o fungina:

  • la meningite virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve
    nell’arco di 7-10 giorni. Gli agenti patogeni più frequenti sono herpesvirus ed enterovirus.
  • La meningite batterica è più rara ma estremamente più grave e può avere anche conseguenze fatali.
  • La meningite da funghi o miceti si manifesta soprattutto in persone con deficit della risposta
    immunitaria e può rappresentare un pericolo per la vita.

Il periodo d’incubazione della meningite varia a seconda del microorganismo causale. Nel caso di meningite virale, esso va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio.

I microrganismi più frequentemente causa di meningiti batteriche sono tre:

  • Neisseria meningitidis (meningococco) è un ospite frequente delle prime vie respiratorie. Dal 2 al 30% della popolazione sana alberga meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo e questa presenza non è correlata ad un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. Si trasmette da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie e la principale causa di contagio è rappresentata dai portatori sani del batterio: solo nello 0,5% dei casi, infatti, la malattia è trasmessa da persone con malattia linicamente manifesta. In Italia e in Europa, i sierogruppi B e C sono i più frequenti
  • Streptococcus pnemoniae (pneumococco) è l’agente più comune di malattia batterica invasiva. Oltre alla meningite e alla sepsi, può causare polmonite o infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Come il meningococco, si trasmette per via respiratoria, ma lo stato di portatore è molto comune (5-70% della popolazione adulta). Le meningiti e le sepsi da pneumococco si presentano in forma sporadica e non è indicata la profilassi antibiotica per chi è stato in contatto con un caso, poiché non si verificano di norma focolai epidemici.
  • Haemophilus influenzae (emofilo o Hi) era, fino alla fine degli anni novanta, la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni di età. Con l’introduzione della vaccinazione contro il sierotipo “b” (Hib) i casi di meningite e di sepsi, causati da questo batterio, si sono ridotti moltissimo. In caso di meningite o sepsi è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti e in particolare dei conviventi, sebbene il rischio di un secondo caso dopo quello indice sia molto basso.

Estratto da www.salute.gov.it