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Parto naturale: come affrontarlo con la tecnica epidurale controllata dalla paziente

Parto doloroso, perché non bisogna aver paura?

Il parto è una delle esperienze più belle della vita di una donna e merita di essere vissuto con serenità e coinvolgimento. Molte donne riescono ad affrontare il travaglio senza l’ausilio di alcuna terapia antidolorifica, molte altre, invece, temono che l’intensità del dolore rappresenti un ostacolo difficile da gestire e che possa limitare la loro partecipazione durante la nascita del proprio figlio.
Non bisogna aver paura: il dolore del parto non è sintomo di malattia, ma è il segnale di un evento biologico e fisiologico. Tuttavia, per poterlo affrontare al meglio, presso l’Ospedale San Giuseppe è presente una vera e propria squadra composta da ginecologi, ostetriche ed anestesisti, a disposizione della mamma e del bambino.

Il dolore che viene percepito durante il travaglio può provocare una serie di risposte che rientrano nel quadro aspecifico definito come “reazione da stress” che, oltre ad influenzare il vissuto emozionale e psicologico della donna, determinano modificazioni materne a livello cardio-vascolare, respiratorio, endocrino, metabolico e gastrointestinale, e che possono anche alterare gli scambi transplacentari con conseguente situazione fetale non rassicurante. Si comprende pertanto come l’uomo, sin dall’antichità, abbia cercato di alleviare “le doglie” ricorrendo a varie soluzioni disponibili. Ad oggi l’analgesia epidurale, rappresenta il metodo più efficace per controllare il dolore durante il travaglio e il parto, consentendo comunque un parto naturale e spontaneo.

Come funziona la partoanalgesia?

La procedura di analgesia per il parto viene sempre e solo eseguita da un medico anestesista. È una tecnica che consiste in una puntura nella schiena a livello lombare con un piccolo ago, grazie al quale si somministrano bassi dosaggi di anestetici locali e oppioidi nello spazio epidurale, che agiscono direttamente sulle radici nervose e bloccano lo stimolo doloroso. La partoanalgesia è una tecnica efficace, perché controlla il dolore, consentendo tuttavia di percepire le contrazioni uterine. È sicura sia per la mamma che per il feto, perché i dosaggi farmacologici impiegati sono bassi e modulati in base alle necessità della donna e alla fase del travaglio, riducendone significativamente gli effetti collaterali. È una tecnica che rispetta il benessere fetale e non pone controindicazioni all’allattamento.

L’esecuzione della tecnica dura pochi minuti e richiede la collaborazione della mamma. La mamma deve essere in posizione seduta o sdraiata su un lato e con procedimento sterile si esegue una piccola anestesia locale nello spazio vertebrale al di sotto delle prime vertebre lombari, dove successivamente verrà introdotto il catetere peridurale. La sensazione che si percepisce è di lieve fastidio, ma non di dolore. Il catetere viene fissato con dei cerotti sulla schiena in modo da permettere alla donna di mobilizzarsi come desidera. Con il catetere peridurale è possibile camminare, ma non è possibile andare nella vasca per il parto in acqua.

È possibile controllare in autonomia quando e quanto antidolorifico assumere?

Per garantire la massima efficacia della partoanalgesia, nel nostro ospedale abbiamo recentemente introdotto la “Patient Controlled Epidural Analgesia” (PCEA). Con questa tecnica, la somministrazione del farmaco anestetico per via peridurale verrà controllata direttamente dalla mamma attraverso una pompa microinfusionale di piccolissime dimensioni: non appena si percepisce dolore si può procedere ad una autosomministrazione di un quantitativo predeterminato di farmaco, schiacciando un pulsante collegato a questa apparecchiatura. La PCEA rappresenta la massima evoluzione tecnica e di personalizzazione della partoanalgesia, perché permette di massimizzare il controllo del dolore e il comfort, riducendo al minimo il rischio di sovradosaggio e quindi degli effetti collaterali.

La partoanalgesia è una tecnica rischiosa?

La partoanalgesia è la tecnica più efficace e più sicura per il controllo del dolore, normalmente priva di complicanze, ma si segnala la possibilità che si verifichino problematiche lievi come mal di schiena o mal di testa, peraltro segnalate anche da pazienti che non hanno subito la partoanalgesia, o complicanze più gravi che fortunatamente hanno una casistica rara.

Controindicazioni e vantaggi della partoanalgesia

Esistono delle controindicazioni alla partoanalgesia, prima tra tutte il rifiuto materno alla procedura, oppure, l’assenza di collaborazione durante il posizionamento del cateterino peridurale, o gravi difetti di coagulazione del sangue, infezioni o alterazioni cutanee nel punto di iniezione, uno stato febbrile refrattario a terapia medica, un’importante ipovolemia o un’emorragia materna o altre situazioni evidenziate dall’anestesista.

In altre situazioni, la partoanalgesia ha dei vantaggi clinici rilevanti non solo in termini di comfort, ma anche in termini di riduzione dei rischi per la mamma e il bambino; stiamo parlando di donne affette da cardiopatie, ipertensione, preeclampsia, patologie respiratorie ed altre ancora. Per queste categorie, o per donne con fragilità emotiva e psicologica, vi è proprio un’indicazione medica.