Parlami di te

Perseveranza e fiducia: ingredienti per guarire

Devo dire grazie non solo ai medici ma anche ai
ricercatori che hanno trovato la cura per una
malattia dalla quale, fino a ieri
non si poteva guarire

La sorpresa di essere malato, l’incertezza della cura e delle tempistiche di guarigione possono essere elementi di grande sconforto quando ci si trova di fronte a scelte mediche; la possibilità di instaurare un rapporto aperto e di confronto con il curante diventa incentivo a curarsi accettando anche le sconfitte ma perseverando nel tentativo. È così che Lino è guarito da una malattia che per anni gli aveva appesantito la vita senza che lui se ne accorgesse: confrontandosi con fiducia con i professionisti.

Lino come ha scoperto di essere affetto da epatite?

A fine estate del 1993, quando ancora vivevo a Roma, l’allora mia compagna, oggi mia moglie, si era accorta della comparsa di alcune macchie sulle gambe. Senza fretta, ma considerato l’aumentare di numero e dimensioni, mi sono deciso ad andare dallo specialista dermatologo. Pensavo fossero dovute a una forma di orticaria, di sicuro non mi aspettavo che dipendessero da un’infezione, men che meno, al successivo riscontro agli esami del sangue, di epatite. Ne sono rimasto molto sorpreso, non conoscevo molto dei sintomi della patologia e probabilmente se non mi fossero comparse queste macchie, non saprei dire quando me ne sarei accorto.

Comprendo la sorpresa e magari si è anche un po’ spaventato dalla diagnosi…

Sicuramente la reazione principale è stata di sorpresa, solo in seguito è subentrata un po’ di ansia, quando, visti i risultati che confermavano contemporaneamente la presenza dei virus A, B e C, il medico mi ha inviato dallo specialista Epatologo, il quale mi ha fatto eseguire ulteriori accertamenti compresa una biopsia che ha avvalorato quanto riscontrato in prima battuta.

Ha quindi iniziato una cura specifica?

Per quanto riguarda epatite A e B, la risoluzione è stata piuttosto semplice mentre per il virus C mi è stato proposto di intraprendere la cura che al tempo era a disposizione assumendo interferone. Non me la sono sentita! All’epoca la malattia era stabile nei valori e sinceramente non mi sentivo poi male, invece i possibili effetti collaterali derivanti dall’assunzione del farmaco avevano contribuito a scoraggiarmi dall’imboccare quella strada. Perciò in accordo con i medici decidemmo di eseguire controlli regolari per monitorare valori e decorso della patologia, e così feci finché, nel 2007 mi convinsi a intraprendere la cura con interferone.

Però con lei questa cura non ha funzionato come avrebbe sperato…

E no, perché pur non avendo riscontrato nessuno degli effetti collaterali che tanto mi avevano dissuaso dall’intraprenderla, non vi erano stati neppure miglioramenti della malattia. Anche dopo potenziamento della terapia, il risultato non si è modificato, perciò trascorsi sei mesi di tentativo, abbiamo deciso di abbandonare questa strada continuando a tenermi monitorato. Nel 2009 poi ho lasciato Roma trasferendomi a Milano e avendo bisogno di uno specialista in loco, mi sono affidato all’Epatologia dell’Ospedale San Giuseppe del Gruppo MultiMedica. Qui ho trovato nella Professoressa Maria Grazia Rumi, responsabile dell’Unità Operativa e nel Dottor Mauro Viganò, due professionisti capaci e appassionati del loro lavoro che ho sentito subito partecipi della mia condizione e con i quali ho potuto intraprendere da subito un buon rapporto comunicativo. Dopo averli informati più dettagliatamente possibile della mia storia precedente, delle mie perplessità e attese, di comune accordo abbiamo continuato a tenere monitorato lo stato della patologia fino all’ottobre 2013 quando, valutati esami del sangue e risultato della biopsia, ma soprattutto considerati i miglioramenti di cura grazie alla ricerca scientifica e farmaceutica, insieme abbiamo deciso per un nuovo tentativo di cura con l’assunzione di triplice terapia.

E con questo tentativo le cose sono andate meglio?

La terapia, che all’inizio ben tolleravo, effetti collaterali compresi, è stata sospesa dopo dodici settimane per un importante rialzo dei valori virali; in gergo medico un breakthrough virologico. Dopo la sospensione della cura e l’assunzione di terapia cortisonica a causa della comparsa di un considerevole rush cutaneo, mi è stato riscontrato il diabete. Perciò l’attenzione si è spostata su questa patologia sempre monitorato dalla Professoressa Rumi e dal suo team. Dopo circa un anno di controlli incrociati da parte di diabetologo ed epatologo, l’assunzione di insulina e una discreta perdita di peso, e buona risposta alle cure, nel settembre 2015, grazie alla scoperta di nuovi farmaci antivirali specifici, la Professoressa Rumi mi ha proposto di intraprendere l’utilizzo di questa nuova cura: ho così iniziato quella che si è rivelata la soluzione al mio problema! A dodici settimane dall’inizio dell’assunzione, la carica virale si è arrestata e ha iniziato a regredire fino alla sua scomparsa e oggi, a tre anni di distanza, il virus non si è ripresentato e anche dal punto di vista diabetologico la situazione è completamente rientrata. Sono guarito!

Una buona ‘ricompensa’ vista la sua perseveranza nel curarsi…

È il mio carattere: solitamente quando imbocco una strada, la percorro fino alla fine. In tutti questi anni non ho mai smesso di fare la mia vita e ho continuato a svolgere il mio lavoro con passione senza ridurre, nei limiti del possibile, riunioni e incontri e gli spostamenti necessari a mantenere i miei impegni, supportato anche da un fisico piuttosto resistente; però, ora che sono guarito, capisco come la qualità di vita sia migliorata rispetto al periodo in cui ero malato. Non sono mancati i momenti di sconforto ma grazie a un rapporto ‘maturo’ e di fiducia instaurato con la Professoressa Rumi e il suo team, ho potuto confrontarmi rispetto a dubbi e perplessità e su ogni decisione di cura, sentendomi sempre supportato nell’intraprendere nuove terapie nell’intento di stare meglio.