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Il primo giorno di scuola

Ognuno di noi ha un’immagine più o meno sfocata del primo giorno di scuola, il percorso da casa a scuola, l’ingresso, il distacco dal genitore, l’immagine dell’insegnante o del primo compagno che abbiamo riconosciuto come amico, qualche emozione come la paura, il sentirsi grande, la curiosità o l’angoscia di non potercela fare.

A questo giorno sono seguiti molti altri “primi giorni di scuola”. Se ci fermiamo a pensare possiamo rievocare quella mistura di emozioni con caratteristiche indefinite che vanno dalla paura all’allegria, dall’entusiasmo per il nuovo e alla non voglia di ricominciare, dall’eccitazione dell’idea di rivedere alcuni amici alla lieve inquietudine di doverne affrontare altri o sapere che se ne devono conoscere di nuovi. Per non parlare del rituale del “nuovo”: il nuovo diario ancora non spiegazzato da mesi di attività, i nuovi quaderni che all’inizio dell’anno è come se avessero un odore diverso, i nuovi libri di testo che, anche se probabilmente usati da un fratello o da uno sconosciuto che ce l’ha venduto, aprono anche ai più riluttanti alla studio l’idea del cambiamento.

A distanza di anni questi momenti possono acquisire una romantica patina rosa. Ma quando arriva “il primo giorno di scuola di mio figlio” le cose cambiano e possono emergere vissuti di inquietudine. Il genitore infatti sa, più o meno consapevolmente, che questo giorno è un’importante fase di passaggio per il bambino, grazie al quale potrà sperimentare nuove forme di autonomia e affrontare piccole/grandi prove che influenzeranno il suo sviluppo e le sue capacità di adattamento. Queste preoccupazioni possono accrescersi ulteriormente quando il figlio manifesta disagio a questo nuovo inizio: “Perché devo andare? Dove sarò? E se mi perderò? E se non mi trovo bene con i miei compagni? E se l’insegnante è cattiva? E se non sarò capace?…

Quindi cosa fare per aiutare i propri figli ad affrontare con serenità questa fase passaggio?

  1. Aiutiamo il bambino ad esprimere i propri dubbi e preoccupazioni. Dedichiamo del tempo (mettiamo via il cellulare!) e diamo attenzione usando il contatto visivo, parole rassicuranti e anche qualche coccola in più. Tutto questo lo farà sentire sostenuto e non solo.
  2. Anticipiamo cosa avverrà, che conoscerà dei nuovi compagni, nuovi insegnanti e come potrebbe svolgersi la giornata. Questo va spiegato con tranquillità, senza esprimere la propria ansia, e sottolineando gli aspetti positivi della nuova esperienza. Può essere utile raccontare i propri vissuti e i momenti stressati a scuola e come questi sono stati affrontati e gestiti.
  3. Agevoliamo questa fase di crescita coinvolgendolo nella scelta dei quaderni, delle penna, dell’astuccio, del diario.
  4. Chiediamo alla fine della giornata come è andata. Non solo il primo giorno, ma anche quelli a seguire. Rendiamo normale l’abitudine di fare il punto, dedichiamo del tempo.
  5. Favoriamo una vita regolare. È importante già qualche giorno prima dell’inizio della scuola riadattare gradualmente gli orari e i ritmi quotidiani. Facciamo in modo che durante la scuola il numero di ore di sonno siano sufficienti e nel caso anticipiamo l’ora della nanna (i bambini in età scolare necessitano di circa 9 ore di sonno). Per creare una routine è fondamentale inoltre mettere la sveglia a un orario adeguato per fare una sana e abbondante colazione, lavarsi e vestirsi. Fare le cose troppo veloci aumenta l’agitazione. Preparare i vestiti e la cartella la sera prima può essere d’aiuto per evitare agitazioni dell’ultimo momento.

In uno studio della Cleveland Clinic Chindren’s la Dr.ssa Ellen Rome fa questa magnifica raccomandazione ai genitori che devono affrontare il primo giorno di scuola dei propri figli:

“𝒫ℯ𝓃𝓈𝒶 𝓆𝓊𝒶𝓃𝒹ℴ 𝓊𝓃 𝒷𝒶𝓂𝒷𝒾𝓃ℴ 𝒾𝓂𝓅𝒶𝓇𝒶 𝒶 𝒸𝒶𝓂𝓂𝒾𝓃𝒶𝓇ℯ. 𝒟𝒶 𝓊𝓃𝒶 𝓅𝒶𝓇𝓉ℯ 𝒸’è 𝒾𝓁 ℊℯ𝓃𝒾𝓉ℴ𝓇ℯ 𝒸𝒽ℯ ℊ𝓁𝒾 𝒻𝒶 𝒸ℯ𝓃𝓃ℴ 𝒹𝒾 𝓋ℯ𝓃𝒾𝓇ℯ 𝓋ℯ𝓇𝓈ℴ 𝒹𝒾 𝓁𝓊𝒾. 𝒟𝒶𝓁𝓁’𝒶𝓁𝓉𝓇𝒶 𝒸’è 𝒾𝓁 𝒷𝒶𝓂𝒷𝒾𝓃ℴ. ℰ 𝒸’è 𝓆𝓊ℯ𝓁 𝓅𝓇ℯ𝒸𝒾𝓈ℴ 𝓂ℴ𝓂ℯ𝓃𝓉ℴ 𝒾𝓃 𝒸𝓊𝒾 𝒾𝓁 𝒷𝒶𝓂𝒷𝒾𝓃ℴ, 𝓇𝒶ℊℊ𝒾𝓊𝓃ℊℯ𝓃𝒹ℴ 𝒾𝓁 ℊℯ𝓃𝒾𝓉ℴ𝓇ℯ, ℊ𝓁𝒾 𝒹𝒾𝓂ℴ𝓈𝓉𝓇𝒶 𝒸𝒽ℯ 𝓃ℴ𝓃 𝒽𝒶 𝒶𝓋𝓊𝓉ℴ 𝒷𝒾𝓈ℴℊ𝓃ℴ 𝒹𝒾 𝓁𝓊𝒾 𝓅ℯ𝓇 𝒻𝒶𝓇ℯ 𝓆𝓊ℯ𝒾 𝓅𝓇𝒾𝓂𝒾 𝓅𝒶𝓈𝓈𝒾 (…).ℛ𝒾𝒸ℴ𝓇𝒹𝒶, è 𝒾𝓂𝓅ℴ𝓇𝓉𝒶𝓃𝓉ℯ ℯ𝓈𝓈ℯ𝓇ℯ ℴ𝓇ℊℴℊ𝓁𝒾ℴ𝓈𝒾 𝒹ℯ𝓁𝓁𝒶 𝒸𝓇ℯ𝓈𝒸𝒾𝓉𝒶 ℯ 𝒹ℯ𝓁𝓁ℴ 𝓈𝓋𝒾𝓁𝓊𝓅𝓅ℴ 𝒹ℯ𝓁 𝓅𝓇ℴ𝓅𝓇𝒾ℴ 𝒷𝒶𝓂𝒷𝒾𝓃ℴ”.

Dott.ssa Maura Levi, Medico Specialista in Psicologia Clinica