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Quarantena, avrai il mio tempo ma non il mio spirito

In questi giorni stiamo prendendo coscienza di quanto la nostra vita sia cambiata, e dobbiamo fare i conti non solo con la paura del contagio, ma anche con l’isolamento e l’inattività.

Purtroppo per ora non esistono né farmaci né vaccini capaci di sconfiggere il Coronavirus, pertanto i medici cercano di guarire i malati solo riducendo gli effetti del patogeno, mentre il Governo ha giustamente adottato misure eccezionali allo scopo di limitare il contagio. Ma secondo un articolo pubblicato sul Lancet – la più prestigiosa rivista medica a livello internazionale – la quarantena che ci è stata imposta comporta importanti effetti psicologici secondari: nervosismo, senso di colpa, rabbia, confusione, torpore, o vera e propria ansia che, in alcuni casi, permangono a lungo, anche dopo la fine dell’epidemia.

Si tratta di manifestazioni di stress dovute principalmente alla perdita delle normali attività quotidiane – andare a lavorare, avere relazioni sociali, passeggiare o fare acquisti in libertà – e al senso di frustrazione e di solitudine che ne consegue.

Esiste un modo per alleviare queste sensazioni ed evitare che si trasformino in vere e proprie patologie psicologiche? Certamente sì. Vediamo come:

Ridurre l’ansia che dipende dal timore del contagio.

In questa situazione si sente naturalmente il bisogno di essere informati sull’andamento dell’epidemia, e quindi ci lasciamo letteralmente sommergere dalle notizie. Ma l’ampiezza dei mezzi di comunicazione ci mette spesso di fronte a fonti non attendibili. È dunque fondamentale non eccedere e, se si vuole approfondire, è bene utilizzare solo i canali ufficiali. Informazioni scorrette possono infatti aumentare il senso di ansia e produrre comportamenti inadeguati, se non addirittura dannosi.

Sconfiggere il disagio collegato alla perdita delle normali abitudini di vita.

Quando si sta chiusi in casa, la prima tendenza è modificare il ritmo sonno-veglia; è invece utile andare a dormire negli orari abituali e non svegliarsi troppo tardi. L’alterazione del ritmo circadiano può indurre alterazioni del tono dell’umore e incidere negativamente sull’ansia.
Durante la giornata è importante definire spazi e tempi da dedicare al dovere e al piacere. Per alcuni il dovere è rappresentato dalla gestione della casa, dall’assistenza ai figli piccoli, o a quelli più grandi per i compiti di scuola, o a un genitore anziano. Per altri è l’attività lavorativa trasformata in smart working.  In entrambi i casi, questi impegni non devono riempire tutta la giornata. Bisogna dedicare una parte del tempo anche allo svago: fare ginnastica, leggere, guardare un film, ascoltare musica, fare enigmistica, telefonare agli amici, giocare a dama, a scacchi, a Monopoli, a Scarabeo… perché no?  Anche se sembra difficile, bisogna imporselo. È il solo modo per recuperare le energie. E se non ci prendiamo cura di noi stessi, non potremo farlo per gli altri. Inoltre, chi lavora a casa ha spesso la sensazione di essere più impegnato che in ufficio. Il fatto è che casa e ufficio sono lo stesso luogo, e quindi non si “timbra mai il cartellino”. Per questo è importante darsi dei tempi e degli spazi ben definiti. Se è possibile, sarebbe utile avere un luogo (una stanza o un angolo appartato) adibito “solo” al lavoro, in modo che, quando si finisce, sia possibile fisicamente e mentalmente “chiudere la porta”.

Sostenere i figli che dovrebbero andare a scuola e che invece fanno lezione e studiano da casa.

Molti genitori devono supportare gli insegnanti che cercano, attraverso le lezioni e le interrogazioni online, di seguire i loro studenti da lontano. Per altro, molti genitori devono affrontare l’insofferenza dei figli che non possono incontrare gli amici o praticare le solite attività sportive, e si sentono in colpa se non inventano qualcosa per fargli passare il tempo. È più che mai fondamentale dedicarsi a loro, stimolarne la creatività, tirare fuori un vecchio gioco da tavolo, o anche prendersi un po’ di tempo per ascoltare e parlare. In fondo è un’ottima occasione per ritrovarsi, senza le distrazioni della vita normale. D’altra parte, in questa “convivenza forzata”, anche la coppia genitoriale deve concedersi del tempo per sé.  Ritagliarsi dei momenti separati dai figli riduce le tensioni che sono purtroppo inevitabili. Una regola è fondamentale (e non solo in questo particolare frangente): nei rapporti affettivi è più importante la qualità della quantità.

Quando mancano gli amici, le passeggiate per mano, la partita a pallone, la corsa nel parco, l’appuntamento per l’aperitivo o la cena di gruppo.

Siamo, come già diceva Aristotele, “animali sociali”. Le abitudini che facevano parte della nostra quotidianità, che davamo per scontate e alle quali talvolta rinunciavamo perché ci sentivamo troppo stanchi, o volevamo vedere in televisione la partita di calcio o la nostra serie preferita, ora ci rendiamo conto di quanto fossero importanti. Per fortuna i social network ci vengono in aiuto. Anche a distanza le persone possono parlare, vedersi, e addirittura organizzare online un aperitivo o una cena. Per non dire delle migliaia di battute, filmati, foto ritoccate che circolano sui mezzi digitali con il solo, fantastico, scopo di farci ridere. Qualcuno poi, nel cortile di casa, davanti ai contenitori della raccolta differenziata – e sempre mantenendo la distanza di sicurezza – ha finalmente conosciuto il nome dell’inquilino del piano di sopra, col quale a malapena scambiava un sorriso imbarazzato in ascensore. Altri, affacciati al balcone, hanno applaudito due sconosciuti che su un altro balcone ballavano il valzer, o la voce da soprano che cantava da una finestra l’Inno di Mameli.

Il Coronavirus non ha solo messo in scena la tragedia della malattia, della morte, della separazione, dell’isolamento.
Ma anche il nostro innato bisogno di sentirci persone tra persone, di ritrovarci in una comunità di umani, e di riconoscerci negli altri.

E sarà proprio questo che ci aiuterà a superare la paura.

Dr.ssa Maura Levi,  Medico Psicologo Clinico, Gruppo MultiMedica