Salute donna

Il tumore dell’endometrio: cos’è, come riconoscerlo e trattarlo?

Il tumore dell’endometrio è il più frequente tra i tumori ginecologici nei paesi “sviluppati” ed è la quarta causa più comune di cancro nel sesso femminile. Negli ultimi anni è aumentata la sua incidenza e ciò fa ipotizzare che fattori ambientali e dietetici, quali una dieta ricca di grassi, possano favorire un aumento del rischio di carcinoma dell’endometrio.

Il tumore dell’endometrio interessa principalmente le donne in postmenopausa. L’età media delle pazienti al momento della diagnosi è di 61 anni. La maggior parte dei casi è diagnosticata in donne di età compresa tra 50 a 60 anni; il 92% dei casi si verifica nelle donne > 50 anni.
Nel 5% dei casi, il tumore dell’endometrio colpisce donne non in perimenopausa, tra queste a maggior rischio sono le donne con ovaio policistico, o affette da mutazioni ereditarie, in tal caso si verifica da 10 a 20 anni prima del cancro sporadico. Circa la metà dei casi che riconoscono una componente ereditaria si verifica nelle famiglie con “sindrome del carcinoma colorettale ereditario non poliposico” (sindrome di Lynch). Tali pazienti presentano un rischio elevato di sviluppare anche un secondo tumore (per es., cancro del colon-retto, cancro ovarico).

Fattori di rischio

I fattori di rischio del tumore dell’endometrio possono essere distinti in 3 categorie: ambientali, ormonali ed eredo-familiari.
Tra i fattori ambientali vi è l’obesità e le abitudini alimentari. Diversi studi hanno messo in evidenza, infatti, come i soggetti sovrappeso (BMI 25-29,9 kg/m2) ed obesi (BMI > 30 kg/m2) hanno un rischio aumentato per molti tumori tra cui il cancro dell’endometrio. In particolare, le evidenze scientifiche indicano che il rischio di tumore dell’endometrio nelle donne obese è 5 volte superiore rispetto alle donne con peso normale per la loro fascia di età. Inoltre, le donne affette da sindrome metabolica (diabete, obesità, ipertensione) hanno un rischio maggiore di sviluppare un tumore dell’endometrio.
Tra i fattori ormonali annoveriamo l’esposizione agli estrogeni e la sindrome dell’ovaio policistico. In letteratura è riportato che la terapia con soli estrogeni come trattamento per i sintomi associati alla menopausa aumenti il rischio di tumore dell’endometrio da 2 a 10 volte, pertanto nella terapia della menopausa è raccomandata l’associazione dell’estrogeno con il progestinico che consente di antagonizzare efficacemente l’effetto degli estrogeni.
Al contrario, il trattamento con estro-progestinici a scopo contraccettivo rappresenta un fattore protettivo che comporta una significativa riduzione del rischio.
La sindrome dell’ovaio policistico, determinando un incremento relativo dei livelli di estrogeni e una riduzione del progesterone, aumenta invece il rischio di tumore dell’endometrio. Riconoscere e trattare questa comune condizione endocrina rappresenta quindi un importante fattore preventivo del tumore endometriale, oltre che di altre possibili conseguenze metaboliche.

Classificazione

Il carcinoma endometriale viene comunemente classificato in 2 tipi.
I tumori di tipo I: sono più frequenti (80- 85%), sono solitamente estrogeno-sensibili, e sono diagnosticati tipicamente in soggetti sovrappeso e nei primi anni dopo la menopausa. Questi tumori sono generalmente poco aggressivi ed hanno una prognosi piuttosto favorevole.
I tumori di tipo II (15-20%) sono generalmente più aggressivi, hanno caratteristiche istologiche diverse e scarsa o nulla dipendenza agli estrogeni. Sono diagnosticati più frequentemente in età più avanzata e in donne non sovrappeso.

Sintomo

Il sintomo principale dei tumori dell’endometrio consiste nella perdita vaginale di sangue al di fuori della normale ciclicità mestruale o dopo la menopausa. Questo sintomo, anche se molto aspecifico, deve perciò sempre condurre la donna a rivolgersi allo specialista ginecologo.

Diagnosi

Il primo passo verso la diagnosi precoce è rappresentato dall’ecografia transvaginale che consente la valutazione dello spessore e delle caratteristiche dell’endometrio. Tale esame preliminare permette di selezionare le pazienti che devono essere sottoposte ad un esame di II livello costituito dall’isteroscopia diagnostica con biopsia endometriale. Questo esame consente di effettuare la diagnosi certa.

Trattamento

Il trattamento del tumore dell’endometrio è rappresentato principalmente dalla chirurgia il cui obiettivo è la stadiazione della malattia e l’asportazione completa del tumore. L’intervento prevede sempre l’isterectomia, ovvero l’asportazione dell’utero, e l’annessiectomia bilaterale (asportazione di ovaie e salpingi), mentre la linfoadenectomia (asportazione dei linfonodi) viene effettuata solo in presenza di specifici fattori di rischio. L’impiego della tecnica del linfonodo sentinella, già efficacemente impiegata in altre neoplasie, come il carcinoma della mammella, promette di ridurre o limitare i casi in cui ricorrere alla rimozione completa dei linfonodi pelvici e lomboaortici, riducendo ulteriormente i rischi della chirurgia.
Attualmente, l’intervento chirurgico viene effettuato, nella maggior parte dei casi, con una tecnica mininvasiva, la laparoscopia, che consente un recupero più rapido del benessere soggettivo e una riduzione dei rischi operatori. La rimozione dell’utero consente di guarire la malattia nella maggior parte dei casi senza necessità di terapie aggiuntive, che sono utilizzate solo in presenza di un’estensione del tumore ad altri organi o in presenza di un elevato rischio di recidiva.

Nei rari casi di carcinoma dell’endometrio in pazienti giovani e desiderose di prole, con tumore ben differenziato e confinato all’utero, è possibile proporre un trattamento conservativo che permetta di preservare l’utero. La terapia conservativa si basa sull’uso di una terapia ormonale a base di progestinici o di analoghi del GnRH capaci di indurre una condizione di menopausa reversibile. Tale approccio deve comunque essere considerato ancora sperimentale e non totalmente validato, e richiede uno stretto follow-up con esami strumentali e valutazioni isteroscopiche periodiche.

Prof. Stefano Bianchi, Direttore Dipartimento Materno Infantile, Ospedale San Giuseppe/Università degli Studi di Milano