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La posta del cuore

Un’aspirina al giorno previene gli attacchi di cuore?

Mi hanno detto che assumendo un’aspirina al giorno si prevengono gli attacchi di cuore, è vero?

Risponde

Dr. Michele Lombardo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia,
Ospedale San Giuseppe – MultiMedica

 

Gentile signore,

la sua domanda è molto attuale. Tuttavia, per evitare confusioni, occorre distinguere tra l’utilizzo dell’aspirina nella prevenzione secondaria, da quella primaria. Nel primo caso, si tratta di pazienti che hanno già sofferto di un evento cardiaco (infarto, stent coronarico) o neurologico (ictus). In questo ambito, l’azione anti-aggregante del farmaco è fondamentale per proteggere il paziente da nuovi episodi ischemici. Quindi, salvo intolleranze gastriche o allergie individuali, non vi è dubbio che l’aspirina sia un presidio terapeutico necessario.

Diversa è la situazione della prevenzione primaria, a cui fa riferimento il quesito da lei proposto. In questo caso, l’utilizzo dell’aspirina dovrebbe prevenire malattie cardio-vascolari su base ischemica nella popolazione generale di soggetti apparentemente sani, alcuni dei quali, tuttavia, possono presentare, se ricercati, alcuni fattori di rischio (diabete, fumo, dislipidemia, vasculopatie subcritiche). Questi, se non corretti, possono aumentare la probabilità di sviluppare nel tempo un evento morboso, quale ad esempio un infarto cardiaco. A questo riguardo, si è di recente modificato l’orientamento degli Esperti, verso una maggiore cautela alla somministrazione indiscriminata del farmaco, che dovrebbe piuttosto essere prescritto dal Medico, solo sulla base di una valutazione complessiva del profilo di rischio di quel singolo soggetto. Infatti, recenti Studi prospettici, condotti su grandi numeri, hanno dimostrato che l’assunzione generalizzata di aspirina in prevenzione primaria non è giustificata, risultando potenzialmente dannosa per un aumento delle complicanze emorragiche.

In conclusione, l’aspirina è un farmaco e, come tale, va assunta solo quando la valutazione dei benefici attesi nel singolo soggetto risulti superiore ai suoi effetti indesiderati.