Diagnosi e cure

Alzheimer: giochiamo d’anticipo

Perché il 21 settembre?

Il 21 settembre coincide con l’ equinozio d’autunno: la durata del giorno e della notte è uguale in tutti i punti del pianeta. Nell’emisfero boreale a questo delicato, perfetto equilibrio fa seguito l’ingresso nell’autunno, stagione caratterizzata da accorciamento delle giornate, caducità e perdita delle foglie ma anche capace di offrire tinte e immagini di bellezza struggente. Per questo, nel 1994 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Alzheimer’s Disease International (ADI) hanno istituito il 21 settembre come Giornata Celebrativa della Malattia di Alzheimer a testimonianza di un movimento internazionale che vuole creare una coscienza pubblica sulla malattia e ogni anno riunisce in tutto il mondo sempre più malati, familiari e associazioni Alzheimer perchè la demenza diventi una stagione della vita.

Ci sono molti modi per parlare di Alzheimer, una malattia che, a causa della sua diffusione, è ormai entrata nel nostro discorrere quotidiano. Ci sono molti modi per affrontare le continue difficoltà che essa impone, a livello individuale, familiare e sociale. Abbiamo pensato di poterne parlare con serenità, coinvolgendo chi possa darci risposte scientificamente valide, chi possa evocare i nostri sentimenti e le nostre energie migliori…

Con questo motto è nata nel marzo 2010 l’Associazione Alzheimer MultiMedica Onlus, attiva presso l’Ospedale MultiMedica di Castellanza con numerose e costanti iniziative a favore del malato di Alzheimer e dei suoi famigliari. Sono organizzati regolari corsi informativi, gruppi di mutuo-aiuto, incontri individuali di sostegno psicologico per Informare e sostenere il familiare e offrire momenti di incontro, condivisione e formazione. Per i malati si offrono laboratori di Psicomotricità e Arteterapia, spazi protetti e stimolanti, dove si sostiene l’autostima, l’autonomia e la socializzazione; si scoprono risorse preziose e vivaci nonostante la malattia. E’ disponibile inoltre un Servizio di trasporto per facilitare l’accesso dei malati ai laboratori e favorirne ulteriormente l’autonomia.

In Italia si calcola che il 7% dei soggetti fra 65 ed 85 anni soffra di demenza.

Cioè di un disturbo progressivo della memoria e delle altre funzioni cognitive che conduce ad una dipendenza totale dagli altri e che nella maggior parte dei casi è ascrivibile alla Malattia di Alzheimer (MA) . Oltre gli 85 anni la prevalenza della demenza arriva al 20-30%, spesso complicata da deprivazione sensoriale (ipoacusia, cecità) e psicosociale. Le statistiche provenienti da altre popolazioni altrettanto longeve sono simili e stanno crescendo anche nei Paesi in cui il miglioramento delle condizioni igienico-sociali determina un innalzamento della vita media. Infatti è proprio l’età il fattore di rischio più importante per la comparsa delle demenze, sia per cause degenerative che per cause vascolari

Ma la Malattia di Alzheimer può essere prevenuta?

Entro certi limiti si potrebbe rispondere sì. Ovviamente non si può ridurre l’età media della popolazione, né intervenire sul suo assetto genetico, che svolge sicuramente un ruolo importante nella MA. Tuttavia si osserva già in questi ultimi decenni una riduzione della prevalenza delle demenze grazie al contrasto di diversi fattori favorenti: il miglioramento delle condizioni igieniche dei primi anni di vita, rispecchiati in un aumento della scolarizzazione; il miglior controllo del diabete, dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia; la diffusione di più sani stili di vita come l’adozione della dieta mediterranea, una maggiore attività fisica, l’astensione dal fumo e dagli alcoolici eccessivi.

Un altro punto di cui occorre tenere conto è che l’Alzheimer è il termine di un processo neuropatologico lunghissimo che, probabilmente, dura decenni e su cui impattano, accelerandolo, tutti i fattori di rischio precedentemente descritti. Nel corso dei decenni di diffusione della patologia nel cervello i neuroni muoiono e non possono più essere recuperati se non in misura minima: grazie a quella che si chiama “riserva cognitiva” il danno funzionale si evidenzia nei disturbi della memoria solo quando notevoli popolazioni neuronali sono scomparse e sarà quindi fondamentale intervenire quanto prima possibile per fermare o rallentare significativamente questa morte cellulare, prima che superi certi limiti oltre i quali l’Alzheimer non può più essere rallentato.
Ne consegue che nessuna terapia potrà mai “guarire” realmente la MA, nel senso che i neuroni morti nel corso dei decenni non potranno più essere ricostituiti e che tutte le future terapie andranno utilizzate al più presto per risparmiare il numero più ampio possibile di neuroni. La ricerca prosegue alacremente, ma è chiaro che anche quando si fosse trovato un farmaco sufficientemente efficace, la sua disponibilità in farmacia non potrà realizzarsi prima di diversi anni.

Per saperne di più: www.alzheimeronlus.it

Massimo Franceschi (Direttore) e Marta Zuffi,
Unità di Neurologia, Ospedale MultiMedica Castellanza