Diagnosi e cure

Cefalea, non perdiamo la testa!

La cefalea (in poche parole il mal di testa) è un disturbo comunissimo e probabilmente nessuno può dire di non averne mai sofferto. Cefalee banali sono quelle del raffreddore, della stanchezza, dei traumi cranici, della febbre.

Come tali sono facilmente accettate e non indirizzano chi ne soffre dal Medico; nella maggior parte di queste situazioni il dolore non è grave, tende ad autolimitarsi nel tempo e risponde ai comuni analgesici. La cefalea cronica o recidivante o particolarmente intensa invece è sicuramente uno dei più frequenti motivi di visita dal Medico di base e il principale motivo di visita specialistica neurologica.
Le cause del mal di testa sono numerosissime e fortunatamente quasi sempre innocue o curabili, anche se il dolore localizzato alla testa è particolarmente mal accetto dal paziente e fonte di ansie (il tumore!) molto più di altri tipi di dolori.

Un nome, più patologie

Si distinguono cefalee primarie, in cui il mal di testa è sostanzialmente il sintomo principale ed isolato e cefalee secondarie, in cui il mal di testa è solo uno dei sintomi di una condizione patologica. Si può trattare in questo caso di esiti di traumi, di malattie infettive sistemiche, di disturbi psico-affettivi, di disturbi circolatori cerebrali o, molto più raramente, di emorragie cerebrali, tumori o infiammazioni dei vasi cefalici o delle meningi.

Questi ultimi casi, ovviamente più gravi, raramente si presentano solo con il sintomo cefalea e possono richiedere approcci diagnostici più urgenti ed invasivi, come TAC o risonanza magnetica dell’encefalo, rachicentesi eccetera, ma solo dopo una approfondita valutazione specialistica.
Molto più comune è il caso di cefalee primarie, a loro volta distinte in emicrania, cefalea a grappolo e cefalea da tensione.

L’emicrania

L’emicrania è una comune forma di cefalea ricorrente che colpisce i giovani, soprattutto le donne, e si caratterizza per un dolore localizzato ad un solo lato della testa, pulsante ed intenso, accompagnato spesso da nausea e perdurante per alcune ore, durante le quali il paziente trova giovamento nel riposo al buio. Alcune volte tale quadro è preceduto da un’”aura” spesso visiva (lampi nel campo visivo che si espandono lentamente impedendo la vista) o talora motoria (paresi transitoria). L’aura dura poche decine di minuti e tipicamente non lascia esiti, anche se ovviamente spaventa molto il paziente che non ne sia preavvertito.

La causa dell’emicrania (che si calcola colpisca, con frequenza anche minima, circa il 15% delle donne giovani) è ancora poco chiara, ma sembra legata ad una “ipersensibilità” del nervo trigemino che controlla la vascolarizzazione cerebrale e la sensibilità delle strutture craniche.
Esistono numerosi fattori scatenanti le crisi di emicrania, come le mestruazioni (emicrania catameniale), il cambiamento dei ritmi di vita (emicrania del week-end), vini o cibi conservati e piccanti, fumo, ambienti rumorosi eccetera. Evitando per quanto possibile tali situazioni si possono prevenire un certo numero di crisi, per la terapia delle quali esistono farmaci specifici, chiamati “triptani” molto efficaci nel ridurre la durata e l’intensità delle crisi. Esistono anche farmaci che svolgono una profilassi delle crisi quando queste siamo molto frequenti (2-3 alla settimana) e che vanno assunti regolarmente per qualche mese.

La cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo probabilmente costituisce una variante dell’emicrania, da cui si caratterizza per l’epidemiologia (è meno frequente dell’emicrania, ma colpisce prevalentemente gli uomini di età media) e per il dolore, molto più intenso seppur più breve, localizzato in sede retrorbitaria, ed accompagnato da reazioni vegetative localizzate come lacrimazione, rinorrea, arrossamento cutaneo.

Si chiama “a grappolo” perché compare per brevi periodi isolati nel corso della vita, ma con crisi pluriquotidiane. Non esistono terapie in grado di prevenire la comparsa del “grappolo” o di abbreviarlo, mentre l’uso dei già citati “triptani” per via sottocutanea è utile nel ridurre la gravità delle crisi.

La cefalea tensiva

La terza e più frequente categoria di cefalee primarie è costituita dalla cefalea tensiva, caratterizata da dolore continuo, quotidiano, non molto intenso ma fastidioso, localizzato a tutto il capo o migrante, non accompagnato da altri sintomi. Colpisce più frequentemente le donne di età medio-avanzata ed è tipicamente associata a depressione ed ansia (donde il termine “tensiva” per la contrattura della muscolatura occipitale) nonché a spondilosi cervicale.

Si tratta della forma di più difficile trattamento farmacologico, anche se relativamente poco interferente con la vita quotidiana ed è la forma di cefalea che più predispone agli abusi farmacologici, di solito scarsamente efficaci e molto più gravi nelle conseguenze della cefalea stessa.
La cura migliore è ottenuta con la rassicurazione, l’uso di piccole dosi di antidepressivi e terapie fisico-comportamentali come massaggi, training autogeno, ginnastica o agopuntura.

A rigore di definizione la nevralgia del trigemino non è una cefalea, perchè determina un dolore localizzato nel territorio della faccia (branca mandibolare, mascellare od oftalmica del nervo), con crisi di brevissima durata ma molto intense, ripetute innumerevoli volte nella giornata e tipicamente scatenate dalla masticazione, dall’eloquio o addirittura da uno stimolo sensitivo sul viso.

Non ci sono altri sintomi associati ma il dolore può interferire seriamente con l’alimentazione e la vita sociale. Esistono alcuni farmaci (carbamazepina, gabapentin ed altri) utili, ma nelle forme resistenti la guarigione può ottenersi con un intervento neurochirurgico, relativamente semplice, di isolamento del ganglio di Gasser da cui emergono le fibre del trigemino

In conclusione di questa breve panoramica sul dolore cefalico, occorre sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di sintomi non allarmanti di patologie transitorie e/o trattabili facilmente. Questo trattamento eventuale, farmacologico o non, deve essere prescritto e monitorato nel tempo dal Medico curante e dallo specialista Neurologo per evitare abusi farmacologici molto frequenti e spesso gravidi di conseguenze non trascurabili