Diagnosi e cure

Colica Renale: causa e sintomi

Sintomi

La colica renale è un dolore acuto, monolaterale, percepito in profondità all’angolo tra colonna vertebrale ed ultima costa. Si irradia spesso in avanti, verso l’ombelico, i quadranti inferiori dell’addome, i genitali esterni o la faccia interna della coscia. Si associa spesso a disturbi gastrointestinali quali distensione addominale, nausea, vomito ed una irrequietezza dovuta al fatto che non è possibile trovare una posizione che consenta di alleviare il dolore.
La sintomatologia è in genere di breve durata ma frequentemente tende a recidivare ad intervalli variabili di tempo da pochi minuti a qualche ora e può essere associata ad emissioni di urine commiste a sangue ed a intensi bruciori minzionali.

Cause

La causa più frequente è una calcolosi che si sia impegnata nell’uretere inducendo un’ostruzione responsabile della distensione della via escretrice al di sopra del calcolo stesso.

Diagnosi

L’ecografia e la TAC senza mezzo di contrasto sono le indagini diagnostiche usate correntemente anche se, viene raccomandato di essere molto prudenti con la seconda, soprattutto nei soggetti di giovane età, per la notevole quantità di radiazioni ionizzanti assorbite dal paziente.

Trattamenti

Il primo approccio terapeutico è quello di cercare di controllare il dolore con antiinfiammatori ai quali potranno essere aggiunti oppiacei,nel caso di inefficacia dei primi. L’uso degli antispastici è stato abbandonato in quanto non portano maggior beneficio nel controllo del dolore.

A tale proposito è opportuno sfatare un falso mito sul ruolo dell’idratazione. In fase acuta va accuratamente evitata una iperidratazione che non farebbe altro che rendere più complesso il controllo del dolore a causa della ulteriore distensione della via escretrice al di sopra del calcolo, indotta dal carico idrico.

Per tale ragione la somministrazione di liquidi deve essere assolutamente limitata a mantenere il bilancio idroelettrolitico spesso compromesso dal vomito ripetuto. E’ un non senso infatti sollecitare un paziente con una calcolosi ostruente ad assumere 1500-2000 ml di acqua al giorno. Una cosa infatti è raccomandare una diuresi abbondante in un soggetto con famigliarità o storia di calcolosi, altro è invitarlo a fare altrettanto in fase acuta.

Recentemente è stata dimostrata l’utilità nel favorire la espulsione del calcolo di alcuni farmaci quali gli alfa bloccanti o i calcioantagonisti ma questi vanno assunti quando sintomatologia dolorosa, condizioni della via escretrice e dimensioni del calcolo, lo consentono.
E’ abbastanza intuitivo, anche per i profani, comprendere che le possibilità di espulsione di un calcolo dipendono dalle sue dimensioni, dal come questo si è posizionato all’interno dell’uretere e dalla sua sede. E’ facile comprendere infatti che le probabilità di fuoriuscire spontaneamente sono francamente diverse se il calcolo è sito nella via escretrice in prossimità del rene o se è già riuscito a procedere verso la vescica.

Altrettanto dicasi per le dimensioni: se maggiori di 5 mm. ha solo 45% di probabilità di essere eliminato rispetto ai 75 % in caso di un volume più contenuto.
Senza entrare in dettagli tecnici relativi al ruolo di alcuni accertamenti ematici (proteina C reattiva, VES e concentrazione dei globuli bianchi) basta sottolineare che questi possono costituire un indice di elevato rischio di infezioni per cui debbono guidare gli operatori verso interventi terapeutici immediati quali il drenaggio del sistema escretore, per via endoscopica o percutanea, senza rimozione del calcolo, procedura da effettuare in un secondo momento.

Quanto sopra è raccomandato dalle linee guida redatte dalle maggiori Società scientifiche del mondo.
A parte questa doverosa puntualizzazione che, da un paio d’anni, ha cambiato le strategie terapeutiche da scegliere in regime d’urgenza,veniamo alle soluzioni che vengono proposte per rimuovere il calcolo.

Queste, sostanzialmente sono rappresentate dalla litotrissia extracorporea con onde d’urto e dalla ureterolitotrissia endoscopica. La prima può essere effettuata dall’esterno (come un accertamento radiologico), senza anestesia ma ha una percentuale di efficacia limitata, soprattutto se il calcolo ha dimensioni cospicue a differenza della seconda che richiede l’anestesia generale o loco-regionale ma, come si desume dalle casistiche più importanti, ha percentuali di successo superiori al 90%.

“Personalmente ritengo che, come in tante altre situazioni cliniche in Medicina, debba essere il paziente a scegliere la soluzione che ritiene più opportuna al suo caso, dopo esaustiva informazione da parte dello Specialista sui pro e contro di ciascuna tecnica.”