Diagnosi e cure

Come il paziente può aiutare il medico nella diagnosi di emicrania.

Nella cefalea, spesso dovuta a condizioni di per sé non gravi, il sintomo mal di testa può arrivare ad essere invalidante. Le forme di cefalea sono state classificate in:

  • primarie, ossia non dipendenti da altre cause,
  • secondarie, derivanti da varie cause quali infezioni, traumi, ipertensione ecc. Nelle cefalee primarie vengono incluse la cefalea tensiva che l’emicrania che è appunto l’oggetto di questa breve trattazione.

L’emicranico presenta attacchi di dolore che possono durare da 4 a 72 ore, spesso associato a nausea, vomito, foto e fonofobia (fastidio ed ipersensibilità alla luce ed ai rumori). Il dolore è intenso martellante nella maggior parte dei casi e prevalente su un lato del capo.

Il paziente spesso si rifugia a letto al buio cercando di mantenere la testa in una posizione fissa in quanto il dolore viene aumentato dai movimenti del capo, dagli sforzi, dalla tosse, dall’esposizione alla luce e dal rumore. In alcuni casi il dolore è preceduto da sintomi che ad ogni attacco si ripetono costanti e che durano da 5 a 30 minuti e sono definiti auree (scintille strie luminose, bagliori intermittenti, macchie nere che tendono ad incrementarsi di volume sino ad oscurare l’intero campo visivo, oppure difficoltà ad articolare la parola, o ancora parestesie, ossia formicolii, alterazioni della sensibilità ad un intero emilato del corpo o addirittura emiparesi) e che rappresentano un campanello di allarme per il paziente che sa che al termine di questi sintomi dopo un breve intervallo di benessere sarà soggetto ad un possibile attacco di cefalea.

La frequenza degli attacchi di cefalea è quanto mai variabile e va da 1 -2 all’anno a parecchi in un mese.
La modalità di andamento del dolore è un parametro importante nella definizione della diagnosi. Le linee guida internazionali della lnternational Heaadache Society (ICHD-11 del 2004) propugnano la necessità di definire se la cefalea primaria è episodica o cronica.

La forma cronica viene classificata tra le complicanze emicraniche

La cronicizzazione dell’emicrania non deve essere determinata da un uso eccessivo di analgesici poiché la cefalea conseguente ad abuso farmacologico viene classificata tra le forme secondarie.
Le modalità con cui si presenta il sintomo mal di testa rappresenta poi il punto di partenza per trovare rimedi adeguati ed elaborare terapie che possono essere impostate:

  1. ad hoc, per il singolo attacco se la frequenza degli attacchi mensile è bassa,
  2. a tempo per esempio nei casi di emicranie mestruali
  3. di prevenzione a lungo termine se la frequenza degli attacchi è elevata e tale da definirsi cronica

Talora la terapia di prevenzione è necessaria anche in pazienti con pochi attacchi di cefalea quando l’intervento farmacologico del singolo attacco non è in grado di ridurre in modo significativo la sintomatologia dolorosa o i sintomi accessori sono tali da essere disabilitanti.
In famiglia è possibile rilevare la presenza di altri emicranici tanto che gli esperti hanno ipotizzato una certa trasmissibilità ereditaria.

È altresì importante identificare i possibili fattori scatenanti l’attacco (fasi mestruali nella donna, alterazioni del sonno, stress, cibi e bevande assunti).
Da quanto sopra esposto si evince come le caratteristiche e le peculiarità del mal di testa di ciascun paziente siano fondamentali per chiarire il tipo di cefalea e poterlo aiutare con una terapia che sia il più possibile adeguata.

La diagnosi di cefalea ed emicrania è clinica e si basa sulla raccolta di un’anamnesi precisa e dettagliata; spesso i pazienti non sono in grado di descrivere precisamente le caratteristiche del mal di testa, le sue varie modalità di presentazione il numero degli attacchi, le situazioni in cui la cefalea compare, quali farmaci sono stati provati e le modalità di assunzione degli stessi.

L’unico strumento che abbiamo a disposizione per affrontare l’imprecisione e la vaghezza delle informazioni che spesso i pazienti forniscono alla prima visita è il diario della cefalea.

Il diario rappresenta un ausilio importante per ottenere dei risultati validi nel trattamento dell’emicrania. Il diario è di semplice compilazione. Il paziente deve capire che l’impostazione della terapia. sia sintomatica che preventiva, è vincolata nell’interesse del paziente stesso dalla buona compilazione del diario. Viene inoltre spiegato al paziente che i farmaci che verranno prescritti sono specifici e la terapia verrà aggiustata in occasione della visita di controllo sulla base dei parametri annotati sul diario.

La compilazione del diario è l’equivalente della misurazione della pressione o della glicemia in un paziente iperteso o diabetico Il paziente deve quindi ben comprendere che il diario è l’unico strumento per capire l’andamento della sintomatologia e l’utilità della cura in corso. Diventa esplicito il fatto che il fruitore del diario non è il medico ma il paziente stesso che si vuole finalmente curare in modo adeguato.

È opportuno inoltre che oltre alle informazioni sulle caratteristiche proprie dell’emicrania, che derivano dalla compilazione dei campi obbligatori del diario, il paziente aggiunga delucidazioni sul suo stile di vita, sui cibi assunti prima della comparsa dell’attacco di cefalea e sullo stato emotivo precedente l’attacco.

Il periodo di compilazione del diario dipende naturalmente dal numero di crisi mensili di cefalea Il paziente non deve con l’andar del tempo divenire meno preciso e diligente e soprattutto non deve lasciarsi influenzare da stati ansiosi o depressivi.

Ricordiamo dunque che il diario è uno strumento essenziale per la gestione della cefalea e permette al medico di:

 

  • Fare una diagnosi più precisa riguardo al tipo di cefalea,
  • Valutare la frequenza degli attacchi,
  • Valutare il consumo dei farmaci e la loro efficacia,
  • Ottenere informazioni sulla necessità di impostare una terapia preventiva oltre alla terapia sintomatica del singolo attacco,
  • Valutare la compliance del paziente,
  • Scoprire eventuali fattori scatenanti,
  • Valutare l’eccessivo uso di farmaci.