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Non esiste Chirurgia senza Riabilitazione

Le emozioni che accompagnano la nascita di un bambino sono positive, di gioia e felicità, ma se a questo evento si associa la diagnosi di una malformazione congenita a volte associata ad una sindrome, le famiglie vivono questo momento soprattutto con ansia, preoccupazione e paura.

Fondamentale risulta quindi la presa in carico a 360° del piccolo e dell’intera famiglia in un’èquipe multidisciplinare che li accolga e dia risposte alle loro esigenze e domande.
Il protagonista del progetto riabilitativo non è solo la mano, ma tutto il piccolo paziente nell’armonioso sviluppo delle tappe evolutive e inserito nel suo contesto familiare.
La prima visita chirurgica diventa l’incontro iniziale anche con la figura riabilitativa, e questo è il primo importante segnale che arriva alle famiglie: non esiste chirurgia senza riabilitazione.
Il terapista prende in carico il paziente dopo attenta valutazione in sede di prima visita, e imposta d’accordo con le altre figure dell’èquipe il programma riabilitativo, sia esso riferito a un trattamento conservativo che post-chirurgico.
Il terapista della mano costruisce un percorso ad hoc avvalendosi delle sue conoscenze specifiche, del bagaglio culturale e dell’esperienza acquisita, ma soprattutto della propria creatività e fantasia perché è importante non dimenticare che il paziente è in questo caso prima di tutto un bambino.

I principali strumenti che si hanno a disposizione sono:

  • Costruzione di un setting riabilitativo: il bambino e la sua famiglia vengono accolti in un ambiente idoneo, colorato, a misura di bambino, dove la terapia si svolge molte volte a tappeto e in situazioni ludiche.
  • Educazione/istruzione dei genitori: spesso le sedute riabilitative sono anche sede di condivisione, da parte dei genitori, del proprio vissuto rispetto alla situazione. Il terapista deve quindi trovare la modalità corretta per rispondere e contenere le domande dei genitori, istruendoli sul trattamento a casa. Il genitore quindi diventa esso stesso terapista per far sì che il trattamento non sia un momento riservato alla sola seduta riabilitativa.
  • Confezionamento di tutori su misura: sia nel caso di un trattamento conservativo che post chirurgico il tutore è un valido e, a volte, indispensabile strumento. Distinguiamo tutori statici di protezione di segmenti operati, dinamici per correggere o raggiungere un determinato movimento e funzionali all’esecuzione di attività della vita quotidiana e di gioco consoni all’età di sviluppo del bambino.
  • Gioco: è qui che il terapista deve dar fondo a tutta la sua creatività. Non esiste un’attività patologia dipendente o preordinata per tutti, ma a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere viene individuato il gioco più adatto.
  • Tecniche riabilitative: senza svelare tutti i segreti, differenti sono le metodiche che il terapista può utilizzare durante la seduta. Trattamento delle cicatrici, tecniche di mobilizzazione, trattamenti manuali, tecniche strumentali.
  • Guida alle attività ludico/sportive: seguendo le inclinazioni spontanee del bambino in crescita si cerca di consigliare e indirizzare verso la migliore attività che possa potenziare o dar spazio all’armoniosa crescita dell’arto interessato dalla patologia inserendo eventuali attività di rinforzo muscolare.
  • Terapia occupazionale: durante il trattamento il terapista analizza le necessità funzionali del piccolo paziente e, in base alla sua età evolutiva, propone strategie alternative d’utilizzo della mano e/o tutori funzionali per poter svolgere le attività della vita quotidiana.
  • Neuropsicomotricità: inserendosi precocemente nel percorso pre e post-operatorio dei nostri piccoli pazienti completa la riabilitazione. La neuropsicomotricista valuta il bambino nella sua globalità, con una visione olistica che lo considera come una stretta unione tra struttura somatica, cognitiva ed affettiva. Per questo, presso il nuovo reparto di Chirurgia della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, è stata allestita una stanza dedicata alla neuropsicomotricità, in cui il bambino può esprimersi in relazione a se stesso e al proprio vissuto. Il materiale presente nella stanza è pensato per permettere al bambino di esprimersi, di costruire e di creare utilizzando la propria creatività: si distingue tra materiale destrutturato (materasso, cuscini, cerchi, mattoni, palle, ecc), il quale non presenta una funzione precisa e permette al bambino di costruire e creare ogni volta qualcosa di diverso utilizzando la propria creatività, e materiale strutturato (costruzioni, puzzle, perline, ecc), che invece presenta una funzione specifica. Gli strumenti principali utilizzati in questo ambito sono la relazione corporea e il gioco, che è il mezzo con cui il bambino conosce il mondo ed apprende. Ovviamente non si tratta di un gioco libero e scelto interamente dal bambino, è un gioco guidato e mediato dalla terapista ed è mirato, nel nostro Reparto, all’utilizzo e all’integrazione della mano e dell’arto superiore in tutte le attività. I bambini vengono accompagnati a pensare, simbolizzare, esprimere tramite il corpo bisogni, difficoltà, emozioni, sentimenti, pulsioni e desideri.

Concludendo, la riabilitazione della mano pediatrica non è né “gioco” né “ginnastica”, come spesso viene definita, ma una metodologia che sviluppa e sostiene le abilità del bambino all’interno di percorsi specifici ed individualizzati. Il trattamento delle malformazioni dell’arto superiore, pertanto, si inserisce in un contesto ampio e ricco che ha come obiettivo il benessere del bambino in tutto il suo essere.

Giorgio Pajardi, direttore
Elena Mancon, Stefania Paparo e Claudia Maiolino
Unità di Chirurgia e Riabilitazione della Mano, Gruppo MultiMedica,
Università degli Studi di Milano