fbpx
Varie

Alterazioni dell’olfatto: la disosmia

L’olfatto è uno dei cinque sensi deputato alla percezione degli odori e del gusto. Dal punto di vista evolutivo, l’olfatto ha il compito di riconoscere fattori potenzialmente dannosi e, proprio per questa ragione, riveste un ruolo importante nella sicurezza individuale, nelle interazioni sociali e nell’alimentazione.

Esistono disosmie di tipo quantitativo (iposmie e anosmia) in cui la percezione dello stimolo odoroso è ridotta, e qualitativo (fantosmia e parosmia) in cui è la qualità dell’odore a essere alterata. Si tratta di problemi estremamente frequenti, soprattutto nei soggetti con età superiore ai 65 anni. Nonostante questo, però, i pazienti non sono quasi mai consapevoli del loro deficit, soprattutto se questo si sviluppa in maniera graduale.
Esistono numerose cause che possono determinare un’alterazione olfattoria. Oltre ai traumi facciali, le sindromi genetiche, l’esposizione ad agenti tossici, la chirurgia, i tumori nasali e intracranici, l’eziologia più comune è da riferirsi alle patologie rinosinusali (che sono caratterizzate da un processo infiammatorio determinante un’ostruzione della fessura olfattoria e un rimodellamento dell’epitelio sensitivo) e alle infezioni virali delle vie aeree superiori (come il COVID-19).

Il medico che si occupa di questi problemi è l’otorinolaringoiatra. La valutazione inizia con una accurata anamnesi in modo da evidenziare possibili cause di disosmia. Si procede quindi all’esame obiettivo, eseguito con un’endoscopia nasale, e agli eventuali accertamenti radiologici. La stima della funzione olfattiva avviene tramite dei questionari (valutazione soggettiva) e dei test olfattometrici (valutazione oggettiva). Tra i primi, i più diffusi sono l’IOQ (Importance of Olfaction Questionnaire) e il QOD (Questionnaire of Olfactory Disorders). Per quanto riguarda la valutazione oggettiva, invece, lo strumento più utilizzato è l’Extended Smell Test by Sniffin’ Sticks che consente di studiare i tre aspetti principali dell’olfatto: soglia (quando il paziente inizia a percepire un odore), discriminazione (quanto il paziente è in grado di distinguere tra due odori) e identificazione (quanto il paziente è abile nel riconoscere odori diversi). Il test ha una durata di 20 minuti circa e utilizza pennarelli la cui punta è imbevuta di un odore (aglio, menta, liquirizia…)

Nei casi in cui viene identificata una causa, il trattamento della disosmia inizia con la sua rimozione (ad esempio, terapia antibiotica e steroidea per i pazienti affetti da sinusite acuta). Negli altri casi, come ad esempio nei pazienti con disosmia residua post-COVID-19, non esiste un trattamento specifico. Viene quindi applicato un protocollo di riabilitazione olfattiva associata all’assunzione di integratori neurotrofici.

Prof. Francesco Mozzanica, Specialista in Otorinolaringoiatria, Ospedale San Giuseppe/Università degli Studi di Milano