Diagnosi e cure

Dolore rettale? Potrebbe essere proctite.

Con il termine “proctite” si intende una patologia infiammatoria della mucosa rettale che è divenuta sempre più frequente e che può riconoscere la sua origine in diverse cause quali malattie infiammatorie intestinali (M. di Crohn. Colite ulcerosa), o malattie a trasmissione sessuale (es. gonorrea, sifilide, infezione da Chlamidia, infezione da virus herpes simplex). La proctite, inoltre, può essere secondaria ad infezione da parte di batteri non trasmessi sessualmente come la salmonella, la shigella o il campylobacter o dall’utilizzo di antibiotici che distruggendo la normale flora batterica intestinale permettono la crescita di ceppi batterici resistenti quali il Clostridium difficile.

Un aumento del rischio di sviluppare un quadro di proctite è presente nei soggetti con sistema immunitario compromesso i quali sono maggiormente esposti alle infezioni da herpes simplex o citomegalovirus. Una proctite, da ultimo, può insorgere a seguito di terapia radiante (terapia attinica) cui il paziente viene sottoposto per patologie neoplastiche del retto o della prostata.

La sintomatologia generalmente è rappresentata da tenesmo rettale (sensazione di aver bisogno di defecare anche in assenza di feci), sanguinamento e mucorrea. A volte è presente una discreta anodinia (dolore in sede anale). Questi sintomi possono manifestarsi per un breve lasso di tempo (proctite acuta), oppure al contrario possono stabilizzarsi e perdurare per molti giorni o addirittura mesi (proctite cronica).

Alla base della diagnosi si pone un’accurata visita proctologica comprensiva di anuscopia seguita dall’esecuzione di una rettosigmoidoscopia o di una colonscopia che permettono di riscontrare, ad esempio, oltre ad un’eventuale quadro di malattia infiammatoria cronica dell’intestino (M. di Crohn o Colite ulcerosa), una mucosa genericamente infiammata o eventualmente la presenza di piccole ulcere o vescicole ben delimitate suggestive per un’infezione erpetica. In caso di una proctite post attinica la mucosa avrà, invece, caratteristiche peculiari risultando pallida, edematosa e facilmente sanguinante al contatto con lo strumento con presenza di angiodisplasie spontaneamente sanguinanti.

A seconda del quadro clinico presente e dell’anamnesi raccolta si potranno eseguire esami ematochimici, colturali o bioptici. Devono essere eventualmente eseguiti tamponi rettali per Neisseria gonorrhoeae e Clamydia sp, coprocolture per la ricerca di patogeni enterici e test immunologici per gli agenti virali e procedere con l’esecuzione di una sierologia per la sifilide e test sule feci per la ricerca delle tossine del Clostridium difficile.

La proctite che non viene trattata o che non risponde al trattamento può portare a complicazioni, tra cui:

  • Anemia. Il sanguinamento cronico dal retto causata da proctite può causare anemia. Con l’anemia, non si hanno abbastanza globuli rossi che trasportano l’ossigeno ai tessuti. L’anemia fa quindi sentire stanchi, può dare capogiri, respiro corto, mal di testa, pelle pallida e irritabilità.
  • Ulcere. L’infiammazione cronica nel retto può portare alla formazione di lesioni ulcerative della mucosa.
  • Fistole. A volte le ulcere si approfondiscono nella parete intestinale, creando una fistola, una connessione anomala che può verificarsi tra le diverse parti dell’intestino, tra l’intestino e la pelle, o tra l’intestino e altri organi.

Il trattamento delle proctiti su base infettiva si avvale, ovviamente, dell’uso di antibiotici scelti in funzione dell’agente patogeno. Diverso sarà invece il trattamento della proctite attinica per cui sono stati utilizzati diversi approcci a partire dall’utilizzo di acido 5 aminosalicilico (5ASA) e corticosteroidi, che sono considerati il primo livello di terapia, passando poi per la terapia iperbarica con effetti angiogenetici sino ad arrivare a trattamenti coagulanti termici mediante l’utilizzo di sonde bipolari (heater probe), Nd:Yag laser o coagulazione mediante Argon plasma (APC) che può dare, come effetto collaterale, iperpiressia, tenesmo e dolore specialmente se il trattamento è stato eseguito in prossimità della linea pettinata.

Emilio Beviglia, Direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Ospedale MultiMedica Castellanza