Ricerca scientifica

Il gene della longevità: un elisir di lunga vita per i nostri vasi sanguigni

Il segreto della longevità? Si nasconde (anche) nei nostri geni. Questa la straordinaria scoperta di un importante studio internazionale che, nel 2015, ha coinvolto 3.000 centenari italiani, tedeschi e americani, i cui DNA sono stati tipizzati e confrontati con quelli di 2.000 soggetti giovani: nel DNA dei centenari è stata infatti rivelata la presenza di una variante di un gene che determina una maggiore produzione della proteina BPIFB4, in grado di restituire elasticità ai vasi sanguigni, rallentando e invertendo il naturale processo di invecchiamento delle cellule endoteliali, un tipo di cellule che fanno parte del sistema circolatorio.

Denominato dai ricercatori LAV-BPIFB4 (longevity associated variant; variante associata alla longevità), questo “gene della longevità” svolgerebbe quindi una funzione protettiva dei vasi, attivando una serie di funzioni, in particolare l’enzima eNOS, responsabile della produzione dell’ossido nitrico, la più importante molecola protettiva della funzione vascolare. Un vero e proprio elisir in grado di “ringiovanire” i vasi sanguigni e ridurre l’incidenza di diverse patologie correlate ad un’alterazione della funzione vascolare, soprattutto cardiovascolari come infarto, ictus e ipertensione, ma anche metaboliche e neurologiche.

Questo importante studio multicentrico, pubblicato sulla prestigiosa rivista Circulation Research, ha visto coinvolti l’IRCCS MultiMedica con Annibale Puca, professore dell’Università di Salerno, l’IRCCS NeuroMed di Pozzilli (IS) con Carmine Vecchione, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Salerno, e l’Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Segrate, ed ha aperto la strada a nuove ricerche sulle potenzialità terapeutiche di questo gene.

Contrastare l’aterosclerosi con il gene della longevità: i risultati di uno studio tutto italiano

Ad approfondire queste potenzialità, un gruppo di ricerca composto nuovamente dall’IRCCS MultiMedica e l’IRCCS NeuroMed di Pozzilli (IS), con l’aggiunta del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università di Salerno, e il sostegno di Fondazione Cariplo e del Ministero della Salute. Lo studio frutto di questa collaborazione è stato pubblicato sull’European Heart Journal e ha dimostrato che l’effetto benefico di questo gene potrebbe funzionare anche su altri individui, se sottoposti al trasferimento di LAV-BPIFB4.

Come si è arrivati a questo importante risultato? Utilizzando la terapia genica, i ricercatori hanno replicato LAV-BPIFB4 nel DNA di un gruppo di topi suscettibili all’aterosclerosi e, di conseguenza, più a rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, impiegando come “navetta” un virus reso inoffensivo. Il risultato è stato un vero e proprio “ringiovanimento” dei vasi sanguigni e del sistema cardiocircolatorio, a conferma dell’effetto terapeutico di questo gene sul sistema cardiovascolare. Lo stesso effetto positivo è stato rilevato anche in laboratorio, nei test condotti sulle cellule, somministrando in questo caso direttamente la proteina codificata dal gene ai vasi sanguigni umani.
A questi dati sperimentali, i ricercatori hanno aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti, che ha dimostrato come ad un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrisponda una migliore salute dei vasi sanguigni dei partecipanti, grazie ad un miglioramento della funzionalità dell’endotelio (ovvero la superficie interna dei vasi sanguigni), una riduzione di placche aterosclerotiche nelle arterie e una diminuzione dello stato infiammatorio. Inoltre, i livelli più alti di questa proteina sono stati registrati proprio nei portatori della variante genetica “LAV”.

A sostegno di una azione terapeutica nei vari contesti patologici dell’anziano, vi sono i risultati ottenuti dal professor Paolo Madeddu dell’Università di Bristol che, insieme agli IRCCS MultiMedica e NeuroMed e il Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno hanno pubblicato, nel 2020, sulla rivista European Journal of Heart Failure, della capacità della proteina LAV di recuperare la funzione cardiaca e vascolare in un modello di topo diabetico deficitario per queste funzioni.

Nuove terapie all’orizzonte?

Questi promettenti risultati aprono nuovi scenari nella cura e prevenzione delle malattie cardiovascolari, rendendo sempre più concreta la possibilità di soluzioni terapeutiche destinate all’uomo basate direttamente sulla proteina: somministrandola ai pazienti, potrebbe quindi essere possibile rallentare i danni cardiovascolari dovuti all’età, trasferendo i vantaggi genetici dei longevi a tutta la popolazione.

Non solo malattie cardiovascolari: i nostri ricercatori sono già al lavoro per indagare la possibilità di sfruttare il grande potenziale di LAV-BPIFB4 anche su altri fronti, come la lotta ai tumori e alle malattie neurodegenerative.