Parlami di te

Grazie ‘Sanità al Futuro’!

𝐿𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑡𝑖𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑜𝑔𝑖𝑟𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜, 𝑛é 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑜𝑡𝑒𝑟𝑎𝑝𝑖𝑎 𝑛é 𝑐𝑜𝑛 𝑙’𝑎𝑔𝑜𝑝𝑢𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎. 𝐸𝑟𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎. 𝐹𝑖𝑛𝑐ℎè 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜, 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑔𝑎…”.

È capitato a molti di leggere un articolo dedicato a qualche tematica connessa alla salute e di sentirsi addosso tutti i sintomi del disturbo descritto. Non fa eccezione la protagonista di questa intervista, Eleonora Torre, da anni dipendente di MultiMedica, prima nel presidio di Castellanza e ora di Milano, che ha potuto risolvere il suo problema di salute grazie alle indicazioni contenute in un articolo proprio di questo giornale.

“È stato nel settembre del 2013, durante le ore notturne, che sono comparsi i primi sintomi, una sorta di stordimento, misto a un malessere generale che, contrariamente a quanto immaginato al momento, mi avrebbe accompagnato per diverso tempo. Siccome avevo appena trascorso qualche ora in palestra, attribuii immediatamente la colpa dei capogiri comparsi a un esercizio che avevo appena svolto e che aveva sollecitato, magari più del dovuto, la colonna cervicale, provocandomi il malessere che sentivo”.

Eleonora, che sintomi accusavi?

Principalmente capogiri, soprattutto la notte, che aumentavano quando mi giravo nel letto. Talmente fastidiosi da svegliarmi. In breve tempo però le vertigini, dalle sole ore notturne, si sono protratte anche durante il giorno, fino a rendermi conto che mentre camminavo, tendevo a sbandare perdendo l’equilibrio. Dopo poco più di un mese dalla comparsa dal primo episodio, ormai convivevo con un generale senso di paura che mi prendeva ogni volta che dovevo muovere o spostare la testa, che rallentava le mie attività quotidiane. Per dirne una, ho smesso di andare in palestra. Allora ho deciso di chiedere aiuto.

E cosa hai deciso di fare?

Convinta che il problema fosse legato alla sollecitazione della cervicale, in prima battuta mi sono rivolta a uno Specialista Fisiatra. Una volta raccontato il modo in cui comparirono i sintomi, concordammo di rivederci dopo l’esecuzione di una risonanza magnetica alla colonna. Eseguito l’esame, l’esito evidenziò una rettilineizzazione del rachide, che il medico reputò compatibile con la sintomatologia che mi assillava. Allora mi prescrisse un ciclo di tens e un ciclo di massaggi. Non mi aspettavo certo di guarire subito, ma neppure dopo più della metà delle sedute vidi miglioramenti alla sintomatologia, anzi, di notte, l’intensità dei capogiri e del fastidio tendeva ad aumentare. Ero in costante tensione, soprattutto di notte, perché i sintomi si acuivano proprio quando ero stesa a letto: cambiare la posizione della testa durante il sonno mi provocava un capogiro talmente forte da svegliarmi.

Perciò hai cambiato approccio?

Esatto, mi mancava ormai solo qualche seduta per completare i cicli di terapia fisica, e pensai di provare una soluzione di cura alternativa a quella tradizionale: l’agopuntura, pratica che avevo già sperimentato, in quel caso con successo, per altri disturbi. Al primo incontro spiegai i miei disturbi con il supporto del referto della risonanza magnetica fatta e cominciai le sedute, circa una ogni dieci giorni. Dopo circa un mese e mezzo, anche questa terapia si rivelò poco efficace: il malessere persisteva e, alle solite manifestazioni di vertigini e di stordimento, si aggiunse una sensazione di impotenza che sfociò in un costante nervosismo. Lo sanno bene le persone a me più vicine, che notavano quanto mi invalidasse questa situazione. Tra loro i miei colleghi di lavoro, ai quali confidavo i miei disturbi e gli scarsi progressi delle terapie, ed è stato proprio grazie al suggerimento di una mia collega che ho potuto risolvere la mia situazione!

Cioè?

Galeotta è stata l’intervista al Dr. Claudio Albizzati, Responsabile del Servizio di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale MultiMedica di Castellanza, pubblicata alcuni mesi fa su “Sanità al Futuro” (n° 24), il magazine nel quale ora sto raccontando la mia storia! In quell’intervista, realizzata proprio dalla suddetta collega, vengono descritti i miei sintomi, correlati a una patologia definita Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB), un disturbo che interessa l’orecchio interno, scatenato da particolari cambiamenti della posizione della testa. Mi sono attivata subito per una visita con il Dr. Albizzati che confermò la diagnosi di VPPB.

Per la diagnosi è stato necessario eseguire qualche esame strumentale aggiuntivo?

No, non è stato necessario nessun esame strumentale. Durante la visita, una volta raccontati i miei disturbi e spiegato come si presentavano, il Medico mi ha fatto sedere sul lettino e, utilizzando la manovra detta test di ‘Dix Hallpike’, mi ha sdraiato velocemente, mobilizzandomi il capo in diverse angolazioni. Dalla mia risposta a questa manovra ha potuto diagnosticare con certezza la patologia che mi affliggeva, spiegandomi che i colpevoli della mia sintomatologia erano dei ‘cristalli’ contenuti in una specie di ‘sacchetto’ posto all’interno dell’orecchio, che per diversi motivi erano fuoriusciti invadendo lo spazio circostante.

Com’è riuscito a risolvere il problema?

Potremmo dire con una terapia manuale! Sempre eseguendo una serie di movimenti di mobilizzazione della testa, con questa manovra detta “di Epley”, ha eliminato i sintomi che mi tormentavano ormai da mesi. Perché capogiri, mancanza di equilibrio, per non parlare del mancato riposo, e la conseguente paura di muovere la testa, mi accompagnavano da settembre e, quando vidi il Dr. Albizzati si affacciava ormai la primavera. Ci lasciammo con l’indicazione di un controllo dopo un paio di settimane, ma già la notte stessa mi resi conto di aver risolto il mio problema. E così è stato.

 

Vertigine Parossistica Posizionale Benigna

È la malattia più comune dell’orecchio interno, ovvero dell’apparato vestibolare. È caratterizzata da brevi episodi di capogiro di intensità media o forte. I sintomi sono scatenati da particolari cambiamenti di posizione della testa, ad esempio rialzarla e abbassarla, girarsi o mettersi a sedere dopo essere stati sdraiati. Si può avere il capogiro anche quando si sta in piedi o si cammina.

Come dice il nome stesso, si tratta di una patologia benigna, che non rappresenta quindi una minaccia per la vita del paziente, e che può diventare grave solo in rari casi, cioè quando fa aumentare il rischio di cadute.