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Il futuro è donna

Da oltre un decennio i laureati in Medicina nelle Università sono per il 55% donne e, in media, il loro voto di laurea è di un punto superiore a quello dei colleghi uomini. Anche l’iscrizione alle diverse specialità è cambiata e oggi le donne sono presenti in tutte le branche della medicina e non soltanto in quelle tradizionali, come Pediatria e Ginecologia. Anche le specialità chirurgiche, come l’urologia, a lungo considerata una disciplina maschile, si stanno infatti tingendo di rosa.

Era del 1928 la prima donna specializzata in Urologia in America, mentre in Italia ancora all’inizio degli anni Settanta, le urologhe si contavano sulle dita di una mano. Oggi oltre il 10% dell’intera popolazione di specialisti in questa disciplina è donna, mentre secondo i dati della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) nel 2003 la percentuale si attestava intorno al 4%.
Un aumento destinato a crescere nei prossimi anni. Un modello di crescita continua basato su dati del censimento annuale dell’American Urological Association del 2019 prevede che il numero totale di urologhe donne crescerà di 3,77 volte dal 2020 al 2060, con un aumento assoluto di 3.792 urologhe, e comparativamente, il numero totale di urologi maschi diminuirà del 21,5% con una diminuzione assoluta di 2.579 urologi.
Attualmente le donne urologhe sono attive in ogni disciplina urologica, anche le più innovative, come la chirurgia robotica, l’oncologia e l’endourologia, senza contare la loro storica presenza nell’urologia funzionale e nell’uroginecologia.
Di fatto la professione medica, da molti secoli appannaggio del sesso maschile, si avvia dunque a diventare prevalentemente femminile. Questo di fatto porterà qualche cambiamento? Difficile prevederlo, anche se la maggior presenza femminile potrebbe migliorare l’aderenza ai precetti di empatia e di disponibilità propri del codice deontologico.

Parallelamente al cambio del gender medico, negli anni sono cambiati anche i pazienti e con essi le loro esigenze. In ambito scientifico sono stati condotti numerosi studi volti ad indagare le preferenze dei pazienti per il sesso del loro urologo: la maggior parte delle donne preferirebbe medici donne con cui poter comunicare con più facilità ed empatia e con le quali si sentirebbe più a proprio agio durante la visita, soprattutto se eseguita in ambito pelvico o genitale.
Ecco allora che, in un momento in cui uno degli obiettivi cardine è quello di diventare più “consumer-friendly” per il miglioramento della compliance del paziente e l’ottimizzazione delle cure mediche, l’U.O. di Urologia dell’Ospedale San Giuseppe – MultiMedica si tinge di rosa.
Alla storica équipe maschile si sono infatti recentemente aggiunte due dottoresse: la dott.ssa Isabella Oliva e la dott.ssa Enrica Verzotti.
Conosciamole meglio.

La dottoressa Oliva, nasce e studia a Milano. Si è specializzata in Urologia presso l’Università Statale degli Studi di Milano nel 2017. Durante la specializzazione si è formata presso la Clinica Urologica I Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, e presso l’Ospedale San Paolo, acquisendo conoscenze nei plurimi campi urologici, come la chirurgia endoscopica, soprattutto nel trattamento della calcolosi (con il Professor Montanari), e la chirurgia robotica (con il Professor Rocco). Si è interessata inoltre, durante la sua formazione, allo studio dell’urologia funzionale frequentando presso l’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale Fornaroli di Magenta, centro di riferimento per l’urodinamica. Nel corso degli studi si è occupata anche dell’area scientifica, partecipando a studi internazionali e contribuendo alla stesura di diversi articoli scientifici. Negli ultimi anni, prima della ripresa dell’attività ospedaliera, dopo aver avuto due figli, ha svolto la sua attività professionale principalmente a livello ambulatoriale, avvicinandosi molto alle problematiche dei pazienti, cosa che le ha consentito di sviluppare un forte rapporto empatico con i suoi assistiti.

La dottoressa Verzotti ha invece origini piemontesi e studia e si laurea a Novara, vicino alla sua città natale. Si è specializzata nel 2020 presso la Scuola di Trieste.
Sin dai primi anni di specializzazione ha mostrato grande interesse in ambito Uro-Oncologico, tanto da conseguire un diploma interuniversitario in onco-urologia nel 2019 presso l’Università di Saint Etienne sotto la supervisione del Professor Nicolas Mottet (coordinatore del gruppo responsabile della stesura delle linee guida europee del tumore della prostata).
Si è quindi dedicata alla chirurgia mini-invasiva laparoscopica e robotica perfezionandosi prima presso l’Ospedale di Garbagnate (sotto la guida del Dott. Andrea Gregori) e successivamente presso la Clinique Saint Augustin (sotto la guida del Dott. Richard Gaston).
In questi anni ha contribuito alla stesura di libri di testo e pubblicazioni per extenso, ed ha avuto la possibilità di partecipare come relatrice a numerosi congressi nazionali ed internazionali, potendo vantare premi come best poster e best video al congresso nazionale SIU ed al congresso europeo EAU nel 2016, 2018 e 2019.

Che dire un grosso in bocca lupo alle neoassunte!