Diagnosi e cure

Malattia Venosa Cronica degli arti inferiori: cause, manifestazioni e trattamento

Che cos’è?

L’insufficienza venosa cronica o malattia venosa cronica (MVC) degli arti inferiori è una condizione caratterizzata da un alterato ritorno venoso del sangue dalla periferia verso il cuore, in particolar modo quando il paziente è in posizione eretta.  È una delle malattie più diffuse nel mondo, interessa infatti circa il 10-33% delle donne, il 10-20% degli uomini adulti e la sua incidenza aumenta con l’età.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

La malattia venosa si evidenzia quando le vene non funzionano più correttamente, perdono progressivamente il loro tono, si dilatano e si sfiancano. Questo porta nel tempo alla formazione delle varici – vene dilatate, tortuose e/o allungate – che vengono definite “primitive o essenziali” se dovute ad anomalie intrinseche della parete venosa o “secondarie” se comparse in seguito ad una pregressa trombosi venosa profonda. Quando le vene si dilatano, le valvole al loro interno non sono più in grado di consentire una completa chiusura e diventano incontinenti; il sangue venoso non riesce quindi a tornare correttamente verso il cuore, ma fa stasi verso i piedi.

Tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia venosa cronica possiamo citare la sedentarietà, il sovrappeso, un alterato equilibrio ormonale, gravidanze multiple, pregresse trombosi venose profonde e la familiarità.

Come si manifesta?

La MVC si può manifestare con teleangectasie (capillari dilatati), varici, edemi declivi (gonfiore alle caviglie), iperpigmentazione cutanea, eczemi varicosi fino ad arrivare a varicorragie (sanguinamenti dalle varici) ed ulcere venose; le varici si possono poi complicare con delle vere e proprie tromboflebiti (classificazione CEAP).

Il paziente affetto da MVC può lamentare pesantezza e stanchezza degli arti inferiori, crampi notturni, prurito e sensazione di bruciore; questa sintomatologia tenderà ad accentuarsi nei mesi caldi o dopo lunghe ore passate in piedi.

Diagnosi

La diagnosi di malattia venosa cronica si basa essenzialmente sull’anamnesi e sull’esame clinico, integrati con l’esame ecocolordoppler venoso degli arti inferiori; si tratta di una metodica non invasiva, che fornisce informazioni morfologiche sullo stato della parete, sulle valvole, sull’anatomia del sistema venoso superficiale e profondo, insieme ad informazioni emodinamiche riguardo alla direzione del flusso sanguigno, con eventuale riscontro di reflusso e/o ostruzione.

Trattamento

Un corretto stile di vita ed una sana alimentazione, evitare la sedentarietà o lunghe ore in posizione eretta, evitare l’esposizione a fonti di calore possono aiutare a prevenire l’insorgenza delle vene varicose. Integratori a base di bio-flavonoidi, che sono sostanze vasoprotettrici e venotoniche, che si trovano soprattutto nei frutti di bosco, possono essere d’ausilio nell’alleviare i sintomi.

A seconda dello stadio della malattia e le condizioni del Paziente può essere indicata la sola terapia medica conservativa o l’intervento chirurgico. La terapia elastocompressiva (calza elastica contenitiva) rappresenta uno dei capisaldi del trattamento della MVC; risulta il metodo più semplice ed efficace per potenziare la funzione delle pompe muscolari e proteggere il microcircolo dalle conseguenze dell’ipertensione venosa, giocando un ruolo sia nella prevenzione, che nella terapia dei sintomi e delle complicanze della malattia venosa cronica.

Per quanto riguarda le strategie chirurgiche, negli ultimi decenni c’è stata una rapida evoluzione delle metodiche atte al trattamento della patologia varicosa verso la mini-invasività. Oltre agli interventi tradizionali di stripping della vena grande safena o della vena piccola safena oggi possiamo trattare i nostri Pazienti con nuove metodiche endovascolari, che sono da preferire rispetto al trattamento chirurgico tradizionale ogni qualvolta sia possibile.
Le tecniche endovascolari (termoablazione mediante radiofrequenza o laser) permette di poter eseguire l’intervento in anestesia locale in regime di day-surgery, con blando dolore post-operatorio, in assenza di ematomi o cicatrici, con ripresa particolarmente rapida delle proprie attività e risultati a lungo termine equiparabili a quelli dell’intervento chirurgico tradizionale.
La termoablazione della vena safena mediante radiofrequenza o laser consiste nell’introdurre un catetere nella vena; il vaso viene quindi occluso sfruttando il calore, in modo da eliminare il reflusso safenico. Non sempre queste metodiche sono applicabili, ad esempio in caso di decorso molto superficiale o tortuoso della vena grande safena o di calibro non adeguato della stessa; in questi casi è indicato eseguire l’intervento chirurgico di safenectomia tradizionale.
Le flebectomie (asportazione chirurgica delle varici extrasafeniche mediante delle piccole incisioni) possono completare l’intervento.
La scleromousse, invece, consiste nell’iniettare sotto guida ecografia un farmaco sclerosante in forma di schiuma all’interno della varice per occluderla. L’agente sclerosante determina infatti un danno di parete di tipo infiammatorio-irritativo; questa tecnica è gravata dal più alto tasso di recidive (fino al 36%). Il trattamento laser e la scleromousse possono essere combinati per eseguire l’intero intervento con un approccio endovascolare. La scleroterapia può essere infine indicata come completamento a fini estetici per eliminare le teleangectasie residue.
La tecnica CHIVA, acronimo francese di Cura Emodinamica della Insufficienza Venosa Ambulatoriale, è una tecnica chirurgia, personalizzata sul singolo Paziente, che si basa sullo studio emodinamico del circolo venoso e sulla mappatura meticolosa dello stesso mediante ecocolordoppler; si pone come obiettivo di preservare la vena safena e di ridistribuire il sangue dalle vene malate verso quelle sane, identificando le zone di reflusso, o punti di fuga, che necessitano di correzione chirurgica.
Al termine di tutte queste procedure il Paziente sarà invitato ad indossare una calza o un bendaggio elastocompressivo.

La patologia venosa non è perciò da sottovalutare in quanto può alterare la qualità di vita e potenzialmente progredire nei suoi diversi stadi.
Il Chirurgo Vascolare del nostro IRCCS, esperto della MVC, saprà indicarvi la terapia più adatta ed il corretto follow-up.

Dr. Massimiliano Martelli, Direttore dell’Unità di Chirurgia Vascolare, IRCCS MultiMedica e dr.ssa Roberta Munaò, Chirurgo Vascolare, IRCCS MultiMedica.