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Medici e pazienti sempre più connessi con la Telemedicina

I servizi di telemedicina sono uno strumento tecnologico indispensabile per riorganizzare la rete assistenziale sanitaria in Italia e fronteggiare l’incombente emergenza legata alla gestione della cronicità. Su questo fronte, un passo avanti è stato compiuto dal Prof. Emilio Vanoli, Responsabile dell’Ambulatorio Scompenso Cardiaco dell’IRCCS MultiMedica e Professore associato di Cardiologia all’Università degli Studi di Pavia, referente del progetto INTEGRA.

Quali sono gli obiettivi del progetto INTEGRA?

“Si tratta di un Progetto di Ricerca Industriale e di Sviluppo Sperimentale che ha visto la realizzazione di una piattaforma informatica, INTEGRA,” commenta il Prof. Vanoli, “in grado di acquisire segnali biologici con sistemi di registrazione remota, connessi via Bluetooth o wi-fi, e di condividere immediatamente i dati clinici – quali pressione arteriosa, elettrocardiogramma, attività respiratoria, peso corporeo – tra tutti gli operatori coinvolti nella gestione del malato, anziano fragile e pluri-patologico.
Questo sistema ha contribuito alla riduzione della frequenza di ricovero e dei tempi di degenza dei pazienti, ottenendo così un impatto socio sanitario positivo attraverso la diminuzione dei costi di gestione del malato cronico, in perfetto allineamento con i decreti della Regione Lombardia per la presa in carico della cronicità complessa, che pongono la telemedicina come elemento cardine per la sua gestione”.

Quali sono le premesse che impongono, anche alla luce delle emergenze epidemiologiche, un ripensamento strutturale dei servizi offerti in ambito sanitario?

“L’emergenza Covid-19 ha ulteriormente esasperato e messo in evidenza un problema già noto sul territorio da diversi anni,” prosegue il Prof. Vanoli. “In Italia si registra oggi un calo dell’indice di natalità, un allungamento della speranza di vita e un invecchiamento della popolazione con annesso aumento della domanda di cura correlata alle patologie croniche, che rende necessario un ripensamento strutturale e organizzativo dei servizi offerti in ambito sanitario.
In questo contesto, una sanità “ospedalocentrica”, che ha puntato alla creazione di ospedali di eccellenza in grado di erogare con rapidità prestazioni di alto livello, ha lasciato inevitabilmente in secondo piano, la gestione territoriale di tutte le patologie croniche.  Quello che è stato definito lo “tzunami” della fase acuta del Covid-19, ha congestionato e blindato i PS rendendo impossibile seguire, per esempio, tutta la cronicità cardiovascolare. La conseguenza di ciò è stato un aumento drammatico di morbilità e mortalità cardiovascolare, prevalentemente per la paura dei pazienti ad affrontare il rischio del contagio”.

“Oggi, la linea di lavoro deve essere diversa,” chiarisce il Professore, “bisogna fare diagnosi sul territorio e il paziente cronico va gestito sul territorio, perché se tutta questa cronicità arrivasse in Pronto Soccorso lo paralizzerebbe e, di questi tempi, non possiamo permettercelo.
Inoltre, nel Recovery funds, relativo ai finanziamenti per il ripristino della sanità, è espressamente dichiarato che i fondi europei dovranno essere investiti per l’innovazione tecnologica in medicina, in particolare, per implementare tutte le linee di comunicazione e di fornitura di prestazione e di assistenza sanitaria sul territorio, limitando al massimo lo spostamento dell’anziano, garantendo continuità delle cure e assistenza puntuale nel momento in cui c’è l’acuzie”.

Quali sono le opportunità della telemedicina?

“Il modello della telemedicina è già stato sperimentato con successo,” continua il Professore “ed il caso più emblematico è rappresentato dal servizio del 118. Sfruttando l’immediatezza della trasmissione telematica, si possono scambiare informazioni cliniche per agevolare la gestione di pazienti critici, in condizioni di urgenza. Grazie alla creazione di una rete territoriale d’informazione, il personale del 118 è in grado di registrare i tracciati dell’ECG e trasferirli all’Unità Coronarica, allo scopo di condividere in anticipo la diagnosi del paziente, per ridurre sensibilmente il cosiddetto time door to needle (il tempo tra l’arrivo in ospedale e la somministrazione del farmaco).
Le ragioni che ci spingono all’adozione degli strumenti della telemedicina sono molteplici. La sanità digitale è un’opportunità strategica in termini di semplificazione del rapporto tra gli assistiti e il SSN a cui si aggiungono enormi risparmi di spesa, sia per l’ospedale che per il paziente e i loro caregiver.
Questa modalità garantisce la fruizione di servizi sanitari senza recarsi presso le strutture sanitarie, nelle quali, oltre al Coronavirus, è comunque presente il rischio di infezioni nosocomiali, favorendo continuità terapeutica, domiciliarità e, soprattutto, un decongestionamento della medicina di urgenza”.

Come funziona il servizio?

“La cura delle malattie croniche può rappresentare un ambito prioritario per l’applicazione dei modelli di telemedicina,” spiega il Prof. Vanoli. “Oggi, attraverso la più banale tecnologia Bluetooth, è possibile dotare il paziente di apparecchi di misurazione – nel caso dello scompenso cardiaco, viene fornito un kit composto da una bilancia, un piccolo elettrocardiografo, un saturimetro e lo sfigmomanometro – per tenere sotto controllo l’andamento di alcuni parametri vitali, allo scopo di riconoscere rapidamente e precocemente l’insorgenza di possibili complicanze o il semplice deterioramento dell’equilibrio circolatorio del paziente.
I registratori comunicano direttamente con un cellulare, oppure con una stazione di trasmissione che, programmata da remoto, permette l’invio immediato di tutti i dati ad un server centrale, al quale potrà accedere il personale sanitario coinvolto nella gestione del paziente.

La digitalizzazione ha mostrato la sua importanza durante la pandemia, si pensi al lavoro in smart working e al crescente utilizzo delle piattaforme di comunicazione web per organizzare videoconferenze, call di lavoro, lezioni a distanza, ecc.. Allo stesso modo, la sfida dei sistemi sanitari legata all’invecchiamento della popolazione e alla prevalenza delle malattie croniche sull’acuzie deve essere affrontata anche attraverso la tecnologia”. Il Professore è convinto che “i servizi di telemedicina potranno garantire il monitoraggio e la continuità delle cure a distanza, senza perdere la capacità di interazione empatica con il paziente”.