Diagnosi e cure

Il microbiota intestinale: l’importanza di preservarne l’equilibrio

Per microbiota intestinale si intende la popolazione microbica residente nel nostro intestino, caratterizzata da oltre 30 trilioni di microrganismi facenti parte di oltre 15.000 specie diverse.
Tale microbiota, un tempo definito anche flora intestinale, è costituito principalmente da batteri, ma contiene in misura minoritaria anche lieviti, parassiti e persino virus.
Il perfetto equilibrio di tale popolazione viene definito eubiosi, la rottura dell’equilibrio conduce verso la disbiosi. Ogni individuo possiede una personale popolazione batterica che differisce da quella di altri individui e che, verosimilmente, muta anche nell’arco della vita di ciascuno di noi, come conseguenza di vari fattori ambientali, alimentari e farmacologici.

L’importanza del microbiota non è solamente legata al benessere intestinale, tale popolazione batterica costituisce un vero e proprio “organo” con delle funzioni fondamentali per la nostra salute; infatti, tale “organo” è deputato alla produzione di vitamine, come la K e la B9 (o acido folico), di aminoacidi, come la glutammina e l’arginina, e di acidi grassi a catena corta; è deputato alla nostra difesa, ostacolando l’ingresso e la colonizzazione di agenti patogeni, e ad “allenare” il nostro sistema immunitario, stimolandone la produzione di anticorpi di classe “A” e rendendolo sempre pronto a reagire a stimoli estranei. Al contrario, un microbiota “sbilanciato” si è visto essere alla base di alcune patologie come l’obesità o il diabete mellito di tipo II.

Ma da cosa deriverebbero le differenze individuali del microbiota intestinale? E perché si modificherebbe nel corso della vita di ciascun individuo?

Se complesso è il ruolo svolto da tale popolazione batterica, parimenti complesso è il percorso che conduce alla definizione dell’assetto microbico intestinale. Alcuni studi hanno dimostrato come il tipo di parto sia già un momento cruciale nel definire una prima linea di diversificazione del microbiota. Un parto cesareo, per il contatto del nascituro principalmente con il microbiota cutaneo della madre, fa sì che comporti differenze rispetto ad un parto naturale, in cui il nascituro entra in contatto principalmente con la flora vaginale materna. A tale evento fa seguito l’allattamento che, se naturale, comporterà lo sviluppo di alcuni phyla batterici rispetto ad altri, sviluppati con l’allattamento artificiale.
Altro fattore fondamentale è sicuramente la dieta, già a partire dai primissimi anni di vita. Uno studio del 2010 ha paragonato la flora intestinale di bambini nati e cresciuti in Burkina Faso con la flora di bambini nati e cresciuti in Europa; tale studio ha mostrato come, dei 4 principali phyla batterici costituenti il microbiota, i bimbi africani avessero una preponderanza di Bacteroides ed Actinobatteri, i bimbi europei invece di Firmicutes e Proteobatteri. È da notare come i Firmicutes siano maggiormente correlati con diabete mellito di tipo II ed obesità, prevalenti più nei paesi occidentali rispetto a quelli africani.
Una volta assestatosi, il microbiota inizierà un rimodellamento senza fine, legato a vari aspetti che faranno sì che il benessere intestinale possa andare perso nell’arco dei decenni. Una dieta ricca in fibre sarà più probabilmente capace di mantenere l’eubiosi rispetto ad una dieta ricca in zuccheri semplici e proteine.
Da non sottovalutare sono inoltre la sedentarietà, l’uso/abuso di alcolici ed il fumo di sigaretta. Grande importanza rivestono, in questa continua modifica del microbiota, sia l’aggressione esterna costituita dalle infezioni, sia l’uso frequente o cronico di farmaci tra cui gli antibiotici, i cortisonici, i contraccettivi orali ed i farmaci inibitori di pompa protonica (i cosiddetti “protettori gastrici”).

La disbiosi intestinale, oltre a favorire tutti quei processi patologici legati ad alterazione dei processi produttivi/assorbitivi o di mantenimento delle difese immunitarie, comporta inevitabilmente l’instaurarsi di un “malessere intestinale” che si manifesta con sintomi quali stipsi, diarrea, meteorismo, dispepsia. Anche per tale motivo è necessario mantenere l’eubiosi intestinale, tramite uno stile di vita sano, una dieta equilibrata e ricca in fibre, un apporto ciclico e costante di probiotici.
A tal proposito è bene far chiarezza sul fatto che non tutti i probiotici sono adeguati a riequilibrare la flora, a tale scopo infatti essi devono avere 3 caratteristiche: resistere all’acidità gastrica, essere in grado di aderire e colonizzare la mucosa intestinale, essere un costituente della normale flora intestinale.
Alla luce di quanto detto, non restano dubbi che il benessere psicofisico del nostro corpo passa inevitabilmente attraverso la salute del nostro intestino ed il mantenimento dell’eubiosi intestinale.

Dr. Mario Bianchetti, Direttore U.O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Gruppo MultiMedica