Vero o Falso

Mio papa ha scoperto di essere diabetico da qualche settimana… ora vivendo a casa con lui ho paura che possa “passarmi” questa brutta malattia!?!?!

Falso

Il diabete ovviamente non è una malattia infettiva e come tale non è assolutamente contagiosa.

In termini pratici è una malattia caratterizzata da un eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Questa condizione viene chiamata iperglicemia. La causa dell’iperglicemia può essere una inadeguata azione o un’insufficiente produzione dell’insulina, l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue. Le principali forme di diabete sono il diabete tipo 1 con assenza di secrezione insulinica ed il tipo 2 conseguente a ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina normalmente prodotta da parte dei tessuti bersaglio (fegato, muscolo e tessuto adiposo), e/o ad una ridotta secrezione di insulina dal pancreas (dalle cellule chiamate Beta-cellule).

  • Il diabete tipo 1 è una malattia autoimmune legata a fattori genetici (predisposizione) ed ambientali (non ancora perfettamente individuati) che porta ad una progressiva distruzione da parte del sistema immunitario delle beta cellule adibite alla produzione di insulina e pertanto richiede come terapia la somministrazione dell’ormone tramite iniezione.
  • Il diabete tipo 2 è una malattia ad elevata diffusione in tutto il mondo e la sua prevalenza è in continua crescita (circa 4 milioni di soggetti in Italia). Si riconoscono tra le cause della malattia una interazione tra fattori genetici (familiarità) e fattori ambientali (vita sedentaria abitudini alimentari e altro).

Per iperglicemia si intende il riscontro di valori elevati di glicemia nel sangue. Per la diagnosi di diabete, oggi, è sufficiente un valore di glicemia a digiuno >126 mg/dl confermato almeno in due giornate differenti.

Lo screening, cioè la valutazione di soggetti asintomatici volto ad identificare quelli colpiti dalla malattia in esame è utile vanga fatto alla popolazione generale, trattandosi di un esame del sangue di poco costo (glicemia a digiuno). Esistono però dei soggetti maggiormente a rischio:

  • precedente riscontro di glicemia a digiuno <126 mg/dl, ma <100 mg/dl (alterata glicemia a digiuno);
  • presenza di BMI (body mass index cioè rapporto peso in chili/altezza in m2) >25 kg/m2 indicativo di soprappeso corporeo;
  • familiarità di primo grado per diabete tipo 2;
  • pregressa diagnosi di diabete gravidico;

Interventi per migliorare lo stile di vita che includono attività fisica aerobica di moderata intensità della durata di 20-30 minuti al giorno o 150 minuti alla settimana e perdita di peso riducono l’incidenza del diabete tipo 2 del 60%. Inoltre la qualità più che la quantità totale dei nutrienti deve essere controllata. Una dieta ricca di acidi grassi saturi (i grassi animali) aumentano il rischio di sviluppare diabete, mentre la parziale sostituzione di questi con acidi grassi insaturi lo riduce (i così detti omega 3). Alcuni studi hanno inoltre evidenziato come alcuni tipi di farmaci (antiipertensivi, anticoleterolemici) possano in alcuni pazienti selezionati ridurre il rischio di sviluppare il diabete tipo 2.

La costante presenza di valori di glicemia superiori alla norma aumenta il rischio di complicanze macrovascolari e microvascolari (danno dei vasi sanguigni) a livello di cuore, rene, occhi, cervello e sistema nervoso. La conferma della relazione tra compenso glicemico e complicanze è stata ottenuta dai trial randomizzati (grossi studi su numerosi pazienti), che rappresentano il livello più alto nella scala delle evidenze scientifiche.

Il presentarsi delle complicanze è dipendente non solo dal compenso glicemico. È importante nel paziente diabetico un adeguato controllo (anche farmacologico) di pressione arteriosa (valori consigliati <130/80) e di assetto lipidico (colesterolo ldl e trigliceridi). Soprattutto le complicanze macrovascolari riconoscono come cofattori una patogenesi (una causa) multifattoriale, comprendendo un numero di fattori di rischio alcuni modificabili (fumo, ipertensione, ipercolesterolemia). Il buon compenso lipidico (il controllo dei grassi: colesterolo e triglicerdidi) è fondamentale per la prevenzione delle complicanze cardiovascolari, segnalato da studi osservazionali e da trial clinici.

Il rischio relativo è tanto maggiore quanto sono più alti i valori di colesterolo nel sangue (in particolare il colesterolo Ldl), quindi l’analoga riduzione del colesterolo Ldl nel sangue del 30% comporta una analoga riduzione del rischio. Sempre studi clinici hanno dimostrato come oltre che in prevenzione primaria, il controllo dei valori dei grassi nel sangue sia indispensabile anche nella prevenzione secondaria, cioè in quei malati che hanno già subito un evento cardio o cerebrovascolare. Il controllo quindi dei grassi sangue nel paziente diabetico rappresenta quindi un cardine del trattamento del diabete stesso.

Anche l’ipertensione arteriosa spesso si associa alla malattia diabetica, ed anch’essa è considerata un fattore di rischio indipendente per sviluppo di malattia cardiovascolare. Il raggiungimento di valori pressori suggeriti della linee guida internazionali (pressione sistolica <130 mmHg e pressione diastolica <80 mmHg) fa parte anch’essa del buon controllo del diabete mellito.

Indispensabile astenersi dal fumo. I dati degli studi osservazionali indicano che il fumo di sigaretta è associato ad un aumento del numero delle morti cardiovascolari nei diabetici mentre la sospensione del fumo è associata ad una riduzione del rischio. Inoltre il fumo di sigaretta predispone alle complicanze microvascolari del diabete, come le ulcere al piede, ed è associato ad un peggior controllo glicemico.

L’attività fisica quotidiana e combattere il sovrappeso e l’obesità aiutano a raggiungere il compenso metabolico.