Prevenzione

Radioterapia ed esposizione al sole: i consigli dell’esperto

Come ogni anno, con l’arrivo della bella stagione, folle di persone si dirigono su spiagge, in montagna, nei parchi e ovunque si possa godere del refrigerio e dei benefici dell’attività fisica all’aria aperta. Quest’anno in particolare, a causa del lockdown imposto dall’emergenza COVID-19, il desiderio di vacanza appare ancora più sentito, per compensare una primavera trascorsa tra sacrifici e preoccupazioni; compatibilmente alle restrizioni purtroppo ancora presenti, ci si augura quindi di poter vivere una stagione estiva all’insegna della serenità.

Proprio il desiderio di assaporare al meglio i momenti di svago spinge ad approfondire alcuni quesiti che periodicamente si ripropongono su riviste, sul web, o che direttamente ci vengono posti dai nostri pazienti; tra questi, l’impatto dell’esposizione solare e le cure oncologiche. In modo particolare la Radioterapia, trattamento di provata efficacia, ma che, essendo associato a problematiche cutanee, è spesso temuto.
Cerchiamo di fare chiarezza al riguardo.

“È prima di tutto necessario sottolineare che la Radioterapia non è sempre sinonimo di danni alla cute”, spiega di dr. Gianpiero Catalano, Direttore della Radioterapia MultiMedica, presso le strutture ospedaliere di Sesto San Giovanni e Castellanza. “Non tutti i trattamenti radioterapici comportano danni cutanei; questo tipo di manifestazioni che non sono “ustioni”, ma semplici processi infiammatori, compaiono prevalentemente quando il bersaglio della irradiazione è superficiale, come accade per la Radioterapia della mammella o delle neoplasie del distretto testa-collo. Per contro, l’irradiazione di sedi corporee situate in profondità, come nel trattamento delle neoplasie del torace, dell’addome e della pelvi, è raramente associata a effetti collaterali cutanei. Questi fenomeni sono causati dall’alterazione, indotta dal trattamento, dei processi di rinnovamento dei vari strati dell’epidermide. Generalmente sono di entità lieve, transitori e si traducono clinicamente in un arrossamento della pelle irradiata (eritema) e in un po’ di prurito; meno frequentemente possono presentarsi in modo più severo, con aree di disepitelizzazione, bruciore e necessità di specifiche terapie locali”.

“Non tutti i pazienti” continua il dr. Catalano, “reagiscono allo stesso modo: alcune condizioni come il fumo o alcuni farmaci oncologici possono incidere tale processo, aumentandone il rischio di insorgenza e il grado di severità. Tra queste condizioni chiaramente il fenotipo cutaneo assume un ruolo molto importante analogamente a quanto accade normalmente con la semplice esposizione solare. Quando queste manifestazioni scompaiono (di solito nel giro di qualche settimana) la cute irradiata è però ancora sensibile agli effetti prodotti dall’esposizione al sole e l’infiammazione può ripresentarsi”.

Quindi, come bisogna comportarsi nei confronti del sole quando si esegue un trattamento radioterapico?

“È chiaro che durante un trattamento radiante che coinvolga aree del corpo normalmente esposte come il viso e il collo è buona norma non esporsi direttamente al sole. Analoga precauzione va adottata per le sedi che normalmente sono protette dagli abiti, ma che d’estate si “scoprono” e pertanto possono divenire vulnerabili. Anche quando il trattamento è terminato occorre prendere qualche precauzione: esponendo le zone interessate senza protezione si corre il rischio di andare incontro ai cosiddetti  fenomeni di recall, cioè di richiamo della reazione di sensibilizzazione cutanea indotta dal trattamento. Non è però necessario precludersi del tutto una vacanza, specie dopo aver affrontato un lungo e impegnativo percorso di cura. In passato le raccomandazioni proibivano il sole anche per 6-12 mesi dal termine del trattamento; oggi si tende a sconsigliare lunghi periodi di esposizione entro i 2-3 mesi dal trattamento e comunque a raccomandare alcune semplici regole comportamentali. Intendiamoci, non stiamo parlando di conseguenze irreparabili, semplicemente il rischio di rovinarsi la vacanza per colpa di una “scottatura” solare più severa del solito le cui conseguenze ci si porta a casa terminate le ferie”.

Ma allora quali sono questi accorgimenti?

“Certamente la prevenzione. Buona norma è evitare di esporsi durante le ore centrali del giorno, quando l’irradiazione solare è più intensa, privilegiando il mattino e il pomeriggio e proteggendo le aree a rischio con gli indumenti, meglio se non sintetici. L’utilizzo di protezioni solari è sempre fortemente raccomandato (anche quando non si fa la Radioterapia) perché non dimentichiamo che esistono i tumori cutanei e che il sole in quantità eccessive danneggia comunque la pelle. Applicare un fattore di protezione elevato, con un SPF almeno di 50, è sempre utile anche sotto gli abiti a protezione delle aree più critiche”.

E i bagni, possono essere fatti con tranquillità?

“Nuotare fa benissimo! Favorisce il tono muscolare e il drenaggio dei tessuti, tutte cose positive per il nostro benessere. Bisogna però ricordare che i raggi UV non vengono schermati dall’acqua; è quindi necessario che gli accorgimenti che abbiamo ricordato siano tenuti a mente e che, specie in caso di lunghe nuotate, venga applicata una crema di adeguata protezione. A questo proposito, mi preme ricordare che l’acqua salata del mare non è affatto controindicata mentre il cloro delle piscine può irritare maggiormente la cute specie durante o se è trascorso poco tempo dal termine della Radioterapia”.

Grazie Dottore, le sue parole ci tranquillizzano molto.

“Prima di lasciarci, un’ultima osservazione che mi preme sottolineare, visto che è un quesito che spesso mi viene rivolto e che rispecchia un dubbio molto diffuso, soprattutto nelle donne curate per un tumore al seno. Queste pazienti, troppo spesso, vivono il timore che il sole possa in qualche modo riacutizzare il rischio di riammalarsi. Ebbene tale preoccupazione è del tutto infondata e questo vale sia in una persona già curata per una neoplasia mammaria, sia per una donna che non si è mai ammalata. Certamente un’esposizione solare eccessiva, protratta nel tempo, senza adeguate protezioni è fonte di rischio per lo sviluppo di tumori della pelle, come alcune forme di carcinoma cutaneo e i Melanomi; tutto ciò non è però in alcun modo associato ai tumori della mammella, o di qualsiasi altra neoplasia non cutanea!
L’effetto benefico di una corretta esposizione solare è noto da tempo, per il suo valore antidepressivo e per il ruolo nella produzione della vitamina D, elemento prezioso per la salute delle ossa. A questo punto non posso che augurare a tutti una felice e serena estate all’insegna di una consapevole e soddisfacente abbronzatura!”.